Azione Cattolica Italiana

S. Giacomo Ap. Maggiore”

Modulo Ecclesialità: HAPPY HOUR


Quando trovi chiusa la porta del mio cuore, abbattila ed entra: non andare via, Signore. Amen


Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la stima di tutto il popolo.



Il gesto della pace, che ci scambiamo durante l’Eucarestia prima della comunione, ci ricorda una cosa: se ci stringiamo la mano o ci abbracciamo non è solo per dire che siamo “amiconi”, ma per metterci al servizio dell’altro, per essere in pace con l’altro, per riconoscersi FRATELLI. Questo non vale solo finché dura la messa: Cristo ci chiede di estendere a tutti i momenti della settimana quello stile di CONDIVISIONE che sperimentiamo durante l’Eucarestia, di legare la liturgia alla vita, di portare l’Eucarestia negli ambienti della vita quotidiana: la scuola, il lavoro, le relazioni, lo sport… E la prima cosa che possiamo condividere con gli altri è la nostra persona, noi stessi, cosi come siamo, senza timore. La nostra presenza in parrocchia, con tutti i limiti possibili della nostra persona, è quindi utile per il cammino e la crescita di tutti.

Mediante l’Eucarestia, la Chiesa diviene ciò che riceve: pane spezzato per un mondo nuovo. L’Eucarestia, infatti, ci invita come comunità a non trattenere l’amore ricevuto ma a portarlo agli altri, a condividerlo, soprattutto con i più bisognosi. La comunità diventa cosi forza di trasformazione del mondo, lievito che fermenta la pasta, sale che dà sapore, luce che illumina e scalda. Non si può essere uniti a Cristo e tenersi a distanza dagli uomini che hanno fame e sete, dagli stranieri, dai malati. Cristo stesso si identifica con questi uomini. L’assemblea che vive e celebra l’Eucarestia è CHIAMATA ad una liturgia della vita quotidiana, che impegna ad una pratica esigente del Vangelo.

C'è in ognuno di noi una parte che è già luminosa, convertita. E poi c'è quella parte che è ancora tenebra. Una comunità non è fatta solo di convertiti, è fatta di tutti quegli elementi che in noi hanno bisogno di essere trasformati, purificati, potati, è fatta anche di non convertiti. Nelle comunità cristiane Dio sembra compiacersi di chiamare insieme delle persone umanamente molto diverse. Non erano forse profondamente diversi tra loro i discepoli di Gesù? Non avrebbero mai camminato insieme se il Maestro non li avesse chiamati! Non bisogna cercare la comunità ideale. Si tratta di amare quelli che Dio ci ha messo accanto oggi. Avremmo voluto forse delle persone diverse, più allegre o magari più intelligenti. Ma sono loro che Dio ci ha dato, che ha scelto per noi. Ed è con loro che dobbiamo creare l'unità e vivere l'alleanza.

Infine, questo stile eucaristico, di condivisione e accoglienza, conduce alla ricerca del BENE COMUNE e costruisce ovunque la comunità: a scuola aiuta a diventare classe, in città a sentirsi parte della medesima società civile, al gruppo a diventare amici veri, in parrocchia a percepire la bellezza di far parte della stessa Chiesa. La vita comune può diventare una vera scuola in cui si cresce nell'amore; è la rivelazione della diversità, anche di quella che ci da fastidio e ci fa male; è la rivelazione delle ferite e delle tenebre che ci sono dentro di noi, della trave che c'è nei nostri occhi, della nostra capacità di giudicare e di rifiutare gli altri, delle difficoltà che abbiamo ad ascoltarli e ad accettarli. Queste difficoltà possono condurre a tenersi alla larga dalla comunità, a prendere le distanze da quelli che danno fastidio, a chiudersi in se stessi rifiutando la comunicazione ad accusare e a condannare gli altri; ma possono anche condurre a lavorare su se stessi per combattere i propri egoismi e il proprio bisogno di essere al centro di tutto, per imparare al meglio ad accogliere, comprendere e servire gli altri. Così la vita in comune diventa una scuola di amore e una fonte di guarigione. L'unione di una vera comunità viene dall'interno, dalla vita comune e dalla fiducia reciproca; non è imposta dall'esterno, dalla paura. Deriva dal fatto che ciascuno è rispettato e trova il suo posto: non c'è più rivalità. Unita da una forza spirituale, questa comunità è un punto di riferimento ed è aperta agli altri. Desidera semplicemente svolgere la propria missione insieme ad altre comunità, per essere un fattore di pace in un mondo molto spesso diviso.

All'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.

Venne alla spiaggia un assassino
due occhi grandi da bambino
due occhi enormi di paura
eran gli specchi di un'avventura.
E chiese al vecchio dammi il pane
ho poco tempo e troppa fame
e chiese al vecchio dammi il vino
ho sete e sono un assassino.
Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardò neppure intorno
ma versò il vino e spezzò il pane
per chi diceva ho sete e ho fame.
E fu il calore di un momento
poi via di nuovo verso il vento
davanti agli occhi ancora il sole
dietro alle spalle un pescatore.
Dietro alle spalle un pescatore
e la memoria è già dolore
è già il rimpianto di un aprile
giocato all'ombra di un cortile.
Vennero in sella due gendarmi
vennero in sella con le armi
chiesero al vecchio se lì vicino
fosse passato un assassino.
Ma all'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito il pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.




La strada che portava alla chiesa attraversava il paese. La vecchietta la percorreva ad occhi bassi sussurrando qualche preghiera mentre di sott’occhio guardava la gente. "Giovinastri... Ubriaconi... Svergognata... Sporcizia... Fannullone...". E affrettava il passo per trovare la pace della preghiera. Un giorno arrivò alla porta della chiesa e la trovò chiusa. Bussò. Niente da fare. Vide un biglietto attaccato con del nastro adesivo. Lo lesse. Diceva: "Io sono lì fuori".


Signore Gesù, tu che sei presente in mezzo a noi come “colui che serve”, rendimi testimone del tuo Amore. Tu, ricco di misericordia e di bontà, diventi il pane per il mio cammino, la luce per i miei passi,

il perdono per i miei peccati. Ecco ti consegno tutto quello che sono, che sento, che bramo. Dammi di volere Te, di abbandonarmi con estrema fiducia sul tuo cuore. Il tuo Spirito ci unisca tutti in comunione di fede e di carità. Con te, o Signore, saremo presenti nel mondo come segno della tua bontà. Amen


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14/05/2011 – Giovanissimi Happy Hour