«Dacci oggi il nostro pane quotidiano»
Il Vangelo della liturgia del giorno

Cammino di preghiera - (4 febbraio – 23 marzo 2013)















Quaresima 2013

In cammino verso la Pasqua

40 giorni per ricevere in sorte la sua vita

che trionfa sul baratro

e per entrare nel giardino aperto

della sua pienezza zampillante!


Parrocchia S.Rita da Cascia & Villaricca

Quaresima 2013 - In cammino verso la Pasqua



La Quaresima è il “segno sacramentale della no­stra conversione”, il tempo propizio per ritornare a Dio, il quale…


... non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva”

(Ez 18,23)

Gesù, iniziando il suo ministero, proclama:


...il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino;

convertitevi e credete al Van­gelo”

(Mc 1,15)


La conversione, cui Gesù invita, è la risposta dell'uomo alla presenza del regno di Dio nel­la storia. Tale risposta si configura come un'adesione più decisa a Dio Padre, un riconoscere Dio come uni­co Signore, che si fa vicino a me nell'opera di Gesù, determinando un cambiamento del mio modo di pen­sare, di valutare, degli orientamenti della mia vita, dei principi che la regolano, e favorendo un nuovo modo di pensare, di vivere a partire da Gesù Cristo, il quale diventa il punto di riferimento di ogni mia decisione:


Tutto quello che fate in parole e opere, tutto si com­pia nel nome del Signore Gesù,

rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre”

(Col 3,17)


L'ascolto della parola di Dio svolge un ruolo de­cisivo nel cammino di conversione.


La parola di Dio mi rivela e mi comunica l'a­more di Dio, “ricco di misericordia”, che in Gesù Cristo mi chiama alla comunione filiale con sé. Quello del Padre è un amore gratuito:


Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio

come vittima di espiazione per i nostri peccati “

(1 Gv 4,10)

E’ un amore fedele:


Se noi manchia­mo di fede, egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso”

(2Tm 2,13; cfr: Os 2,21 ss.)


Un amore che di fronte al mio peccato si fa misericordia:


Il mio cuore si commuove dentro di me..., non darò sfogo all'ardore della mia ira...”

(Os 11,8-9)


La parola di Dio rivela il mio peccato e le sue ra­dici. La Parola mi pone di fronte a Gesù Cristo, il Figlio che vive la propria esistenza nell'obbedienza al Padre, alla sua volontà. Nel confronto con Gesù, io, chiamato dal Padre a essere “conforme all'immagine del Figlio” (Rm 8,29), verifico la mia difformità, la distanza da questa immagine, perché non vivo nella stes­sa tensione di obbedienza filiale a Dio; scopro nel mio cuore quei pensieri, quei desideri che non corrispon­dono ai pensieri e ai desideri di Gesù e che stanno all'origine dei miei peccati.


La parola di Dio è viva, ef­ficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio;

es­sa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito,

delle giunture e delle midolla, e scruta i senti­menti e i pensieri del cuore”

(Eb 4,12)


La parola di Dio è forza di salvezza che dona un cuore nuovo e che impegna alla conversione. La Parola, accolta nel cuore “Tutte le parole che io ti dico, ricevile nel tuo cuore” (Ez 3,10), dove alimento i desideri, emergono i pensieri, prendo le decisioni, ricrea il mio cuore come “cuore di carne”, che rico­nosce l'amore del Padre in Gesù, si libera dai desi­deri ambigui, dalla ricerca esclusiva del proprio interesse per aprirsi con fiducia a Dio, alla sua volontà, e con generosa carità agli altri.



Ecco un'altra Quaresima, Signore, puntuale ogni anno, come la primavera.

La Chiesa ci invita ad intraprendere un cammino di conversione per celebrare in verità

la tua Pasqua di morte e risurrezione e rinascere a vita nuova. Sono le tue parole a guidarci

per questo percorso austero in cui ognuno è chiamato a fare i conti con se stesso,

ma anche a scoprire la smisurata grandezza del tuo amore per noi.

Tu ci chiedi di vegliare sul nostro cuore perché è da lì che nasce il male e il bene,

l'egoismo e la generosità, la gelosia e lo spirito fraterno.

Tu ci chiedi di aprire il nostro cuore al tuo sguardo di misericordia,

alla luce che viene da te, per lasciarci trasformare e guarire dal tuo Spirito.

Tu ci chiedi di dilatare e ringiovanire il nostro cuore: di lasciarci alle spalle

le antiche grettezze ed ottusità per farlo pulsare al ritmo del tuo.

Allora saremo disposti a praticare una nuova solidarietà,

capace di cambiare questa terra in una casa di fratelli.

Amen














Quaresima 2013 - In cammino verso la Pasqua


Tempo di condivisione

Se la terra inaridisce per le ingiustizie e le povertà ed è tanto sfigurata dai conflitti e dalle invasioni dell'odio, non è forse perché, sotto la pressione delle economie redditizie e degli egoismi nazionali,

dimentichiamo di impegnarci nella condivisone equa e gratuita? Rifiutare di condividere

è come rifiutare l'umanità che è in noi e negare la parte divina con cui Dio ci ha segnati dall'aurora dell'universo. Ma chi, però, ha il coraggio della condivisione senza paura di essere ferito?

Condividere vuol dire sottrarre dalla parte che ci appartiene, dalla parte che ci spetta,

dalla parte che ci è riservata per la nostra felicità e il nostro appagamento,

per frammentarla, diminuirla, romperla, dividerla, per ridurla e separarla in più parti

da distribuire a chi non ne ha ricevuto alcuna parte da nessuno, e in questo modo conservare per noi

solo una parte diminuita della stessa grandezza di quella consegnata a chi non ha nulla!

Condividere è un atteggiamento di rispetto perché l'altro è considerato come un fratello di uguale umanità.

Condividere è scegliere di dare piuttosto che conservare, di soccorrere piuttosto che voltarsi dall'altra parte.

Condividere è un gesto di amore perché solo l'amore è capace di servire l'altro

come se stessi e di abbandonarsi alla compassione.

Condividere è una presenza perché l'essenziale non è forse stare vicino a coloro

che non ne possono più e alleggerire i pesi che li schiacciano nella polvere?

Condividere è una dilatazione perché dare e consolare oltrepassano

tutte le frontiere e non si limitano a pochi privilegiati.

Condividere è una trasfusione di vita perché dalle mani tese per offrire e guarire è comunicata

la potenza vitale per sollevare il prossimo ed è reso manifesto il segno di una umanità risorta nella fraternità.



Ora, non ieri, non domani. La Quaresima è un momento favorevole per te, per me e per tutti.

Il mo­mento in cui tornando a Dio torniamo alla giustizia e alla condivisione per entrare

nel regno di libertà: nel Re­gno di Dio. Non c'è posto per gli dei delle società schia­vizzanti

che circondavano il popolo di Israele e che ora circondano la comunità cristiana.

Non c'è posto per crearsi immagini di Dio manipolate dal potere umano.

Il momento favorevole è tale non perché lo abbiamo preparato noi

o perché ci troviamo in situazioni facili. Il momento favorevole è tale perché Tu,

Dio della vita, lo hai scelto oggi per questa famiglia, per questa comuni­tà, per il mondo intero.


"Tornate a me e vivrete,

dice il Signore"

(Am 5,4).

Buona Quaresima

nel Signore








Lunedì - 4 febbraio 2013 - Eb 11,32-40; Sal 30 - La tua presenza, Signore, ci colma di gioia

1 Intanto giunsero all'altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni. 2 Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. 3 Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene, 4 perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo. 5 Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. 6 Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi, 7 e urlando a gran voce disse: «Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». 8 Gli diceva infatti: «Esci, spirito immondo, da quest'uomo!». 9 E gli domandò: «Come ti chiami?». «Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti». 10 E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione.11 Ora c'era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo. 12 E gli spiriti lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». 13 Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l'altro nel mare. 14 I mandriani allora fuggirono, portarono la notizia in città e nella campagna e la gente si mosse a vedere che cosa fosse accaduto.15 Giunti che furono da Gesù, videro l'indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. 16 Quelli che avevano visto tutto, spiegarono loro che cosa era accaduto all'indemoniato e il fatto dei porci. 17 Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. 18 Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo pregava di permettergli di stare con lui. 19 Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annunzia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ti ha usato». 20 Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli ciò che Gesù gli aveva fatto, e tutti ne erano meravigliati.

Medita

Questo episodio misterioso della liberazione di un posseduto è una parabola vivente che ci porta a riflettere sul posto che diamo ai beni materiali nella nostra vita. In questo passo del Vangelo, per tre volte, incontriamo il verbo “supplicare” usato nel rivolgersi a Gesù. In primo luogo sono gli spiriti malvagi - essi sono molte legioni – a supplicare Gesù di non cacciarli via da quella regione. In effetti, nel paese dei Geraseni, paese pagano, essi regnano padroni. Supplicano dunque Gesù di mandarli via sotto le sembianze di un branco di porci. E Cristo li esaudisce, perché per lui la liberazione di una persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio, è molto più preziosa dell’eventuale perdita di un branco. Duemila porci si precipitano nel mare: una tragedia per i Geraseni. Essi inviano dunque una delegazione a supplicare Gesù di andarsene dalla loro regione. Essi non sono disposti a sacrificare i loro beni materiali come riscatto per la liberazione di un uomo. Gesù, che predica che non si possono servire due padroni - Dio e il denaro -, è per loro un guastafeste. Essi preferiscono i loro beni a Gesù: lo supplicano di lasciare il loro paese. È triste vedere Gesù messo alla porta. Molto educatamente, ma messo alla porta. È vero che essi hanno una scusa: non sanno ciò che fanno, poiché sono pagani. È ancora più triste vedere oggi Gesù messo alla porta in un paese “cristiano”, da famiglie “cristiane”, da persone che si dicono cristiane, ma che non sono disposte ad amare Dio più delle ricchezze. Noi siamo tra queste? Alla fine è il posseduto, una volta guarito, a supplicare: egli chiede a Gesù di poterlo seguire. Ma il Signore non accetta; lo manda in missione, a casa sua. Poiché non tutti coloro che hanno incontrato Cristo hanno la stessa vocazione. Ma tutti devono annunciare la misericordia del Signore.

Prega

Signore Gesù, grazie per questo regalo di un nuovo giorno. Un regalo che viene ad aggiungersi ai tanti altri che ho ricevuto da te. Apri i miei occhi affinché io mi renda conto che tutto ciò che sono, che tutto ciò che ho viene da te. È dunque normale che tutto ciò che sono e possiedo lo metta al tuo servizio e al servizio

del mio prossimo. Aiutami ad annunciare a coloro che incontrerò oggi “tutto ciò che tu, Signore, hai fatto per me nella tua misericordia”.

Un pensiero per riflettere

Chi vede come noi uomini siamo fatti e pensa che la guerra è bella o che valga più della pace è storpio di mente. (Cartesio)




Martedì - 5 febbraio 2013 - Eb 12,1-4; Sal 21 - La gloria di Dio è l'uomo vivente

21 Essendo passato di nuovo Gesù all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare. 22 Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi 23 e lo pregava con insistenza: «La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva». 24 Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
25 Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia 26 e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, 27 udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: 28 «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». 29 E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male. 30 Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi mi ha toccato il mantello?». 31 I discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?». 32 Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo. 33 E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. 34 Gesù rispose: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».35 Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagoga vennero a dirgli: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». 36 Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, continua solo ad aver fede!». 37 E non permise a nessuno di seguirlo fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. 38 Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava. 39 Entrato, disse loro: «Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». 40 Ed essi lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina. 41 Presa la mano della bambina, le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!». 42 Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. 43 Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare.

Medita

Di fronte alla malattia e alla morte, tutte le differenze si attenuano. Ci sentiamo tutti uguali: ricchi e poveri, potenti e meschini, ebrei e pagani. È questa l’esperienza che fanno i due personaggi del vangelo di oggi. Giairo, capo della sinagoga, vede sua figlia morire senza poter fare nulla. La donna pagana, che soffre di emorragie, nonostante spenda tutti i suoi beni, non ha nessun miglioramento. La perdita della salute, la morte di un essere caro ci mettono di fronte alla nostra impotenza, alla nostra piccolezza, ai nostri limiti.

Fortunati, dunque, coloro che si rendono conto di essere semplicemente delle “creature” che hanno bisogno del loro Creatore. Giairo e la donna pagana sanno farlo. Essi si rivolgono a Gesù, lo cercano e, ognuno a suo

modo, compiono un gesto pieno d’umiltà. Il capo della sinagoga cade ai piedi del Maestro; la donna si accontenta di toccare leggermente il suo vestito. In entrambi i casi, il Signore commosso dalla loro fiducia vuole confermare questa fede. “Chi mi ha toccato?”, chiede Gesù. E la donna, che avrebbe ben preferito restare nell’anonimato della folla, si presenta, si getta ai suoi piedi: “La tua fede ti ha salvata”. A Giairo, che apprende all’improvviso che sua figlia è appena morta, egli dice: “La bambina non è morta, ma dorme”. Il Signore non si accontenta di essere gentile con due persone disperate; egli vuole molto di più. Egli vuole la loro fede in lui, salvatore del mondo. Entrambi devono credere, avere la fede, nel bel mezzo dell’indifferenza e della incredulità. Essi devono credere controcorrente. Poiché gli stessi discepoli non comprendono perché Gesù possa essere “toccato” in modo diverso. E la folla si burla del Signore quando egli dice che la bambina dorme. I momenti di sofferenza e di dolore possono diventare momenti di grazia. Essi ci allontanano dalle nostre false certezze, dalla fiducia troppo grande in noi stessi e nei nostri mezzi umani. Ci ricordano la nostra condizione di creature, di figli di Dio, di redenti. Possono risvegliare la nostra fede e la nostra fiducia. Ci aiutano non solo a cercare di strappare una guarigione al Signore, ma soprattutto a rimetterci alla sua volontà, nelle mani del Padre. In questo senso l’“alzati” di Cristo alla piccola figlia di Giairo è un invito a superare il semplice fatto del miracolo che si compie in lei. Questo “alzati” si indirizza a noi: “Offrite voi stessi a Dio come vivi, tornati dai morti e le vostre membra come strumenti di giustizia per Dio” (Rm 6,13).

Prega

Chi mi ha toccato?”. Grazie, Signore, di permetterci di toccarti. Tu sei voluto restare nel sacramento dell’Eucaristia, con una presenza misteriosa, ma reale, fisica, palpabile. Tu hai voluto fare del tuo corpo uno strumento celeste, ma sensibile, che ci dà la forza di fare il nostro cammino terreno come veri discepoli. Fa’ che da questo contatto frequente con l’Ostia scaturisca una forza che guarisca le mie imperfezioni, le mie viltà, le mie paure. Signore, aumenta la mia fede.

Un pensiero per riflettere

Non desidero prestigio in nessun luogo. E’ un ornamento necessario alle corti dei re. Io sono il servo di musulmani, cristiani, ebrei, come lo sono degli indù. E un servo non ha bisogno di prestigio, ma di amore. Esso mi è assicurato fin tanto che rimango un servo fedele. L’unica virtù che voglio rivendicare è la verità e la nonviolenza. Non ho alcuna pretesa a poteri sovrumani. Non ne voglio. Ho la stessa carne corruttibile del più debole dei miei simili e sono soggetto all’errore come chiunque. I miei servizi hanno molti limiti, ma Dio finora li ha benedetti, nonostante le loro imperfezioni. (GANDHI)



Marcoledì - 6 febbraio 2013 - Eb 12,4-7.11-15; Sal 102 - Il Signore è buono e grande nell'amore

1 Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. 2 Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? 3 Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui. 4 Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». 5 E non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. 6 E si meravigliava della loro incredulità.

 Medita

È con gioia che Gesù è ritornato a casa sua, nel suo villaggio. In quella sinagoga dove ha così spesso ascoltato commentare le Scritture, egli, a sua volta, le spiega. Lo fa con semplicità e profondità, con “autorità”. Ma coloro che lo ascoltano sono sbalorditi. Non capiscono come il bambino, il giovane uomo, l’operaio che hanno conosciuto durante gli anni della vita comune, possa essere un profeta. È uno di loro, dunque non è possibile. Gesù “si stupisce” della loro mancanza di fede e non può compiere miracoli.

Vi è nell’essere umano, colpito dal peccato, una strana cecità e, nello stesso tempo, una forte tendenza alla gelosia, spesso camuffata in zelo per la giustizia e in ricerca dell’uguaglianza.

Noi accettiamo la diversità con difficoltà. Il diverso, soprattutto se ci è vicino, ci fa paura. Quando è lontano, viene accettato. Colui che ci assomiglia ed è nostro vicino non può essere migliore di noi.

La nostra epoca vive di astrazioni e di dichiarazioni formali che tranquillizzano la coscienza: i diritti dell’uomo, l’uguaglianza per tutti, la giustizia per gli oppressi, la negazione solenne di ogni razzismo... Perché, allora, le esplosioni di razzismo, di odio, di violenza, che scaturiscono dove e quando meno ci si aspetterebbe? Perché vi è in ogni cuore un razzista potenziale. Le belle dichiarazioni che escono dalle nostre labbra, che traducono le nostre convinzioni intellettuali nascondono sempre qualche eccezione concreta nel nostro cuore. Amiamo tutti, certamente; rispettiamo tutti, certamente... tranne due, tre o quattro eccezioni molto vicine a noi che non “meritano” la nostra simpatia. Queste eccezioni sono la bomba a scoppio ritardato che rischia un giorno di far saltare le nostre convinzioni così mobili. Ecco perché il Signore non ha mai detto: “Amate tutti”. Egli ha detto: “Ama il tuo prossimo”. Cioè il tuo vicino, chi è di fianco a te, chi incroci per la strada, chi incontri in metropolitana... Colui che ti sembra diverso, colui che non pensa come te, colui che ti dà fastidio... Riconosciamo umilmente che il nostro cuore ha tendenza a fare delle discriminazioni, e lottiamo contro l’apartheid che lo tenta. Quando noi amiamo uno dopo l’altro, uno a uno, coloro che ci sono vicini, il nostro cuore si dilata e prende a poco a poco le dimensioni del mondo.

Prega

E si meravigliava della loro incredulità”. Anch’io mi stupisco spesso della mancanza di fede di tanti miei contemporanei. Non vedono forse il sole spuntare ogni giorno all’orizzonte, fedele all’appuntamento quotidiano? E la natura continuare tranquillamente il suo lavoro: le piante, gli alberi, i fiori, il grano... il bambino che cresce pazientemente nel grembo della madre? È vero, Signore, che tutto ciò nelle grandi città sembra terribilmente lontano. Anche in me la fede sembra ogni tanto assopirsi. E i motori, le macchine, gli aerei, i monumenti... non parlano forse di un’intelligenza che è un tuo dono? Apri i nostri occhi, Signore.

Donaci un senso di ammirazione che possa risvegliare la nostra fede. Allora compirà delle meraviglie tra di noi.


Un pensiero per riflettere

Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga ... non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro. (ILARIO DI POITIERS, V Sec d.C.)



Giovedì - 7 febbraio 2013 - Eb 12,18-19.21-24; Sal 47- Abbiamo conosciuto, Signore, la tua misericordia

7 Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. 8 E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; 9 ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. 10 E diceva loro: «Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. 11 Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro». 12 E partiti, predicavano che la gente si convertisse, 13 scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano.

 Medita

Tra le ragioni indicate dall'evangelista Marco per la scelta dei Dodici (cfr. 3,13-14) c'era anche quella della missione («anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni »). Ora Gesù at­

tua la sua intenzione. 1 testo presenta Gesù che conse­gna ai Dodici il mandato (v. 7), precisa il loro stile di vi­ta (w. 8-ll) e li descrive nello svolgimento della loro missione (vv. 12-13). Gesù li chiama e li manda, af­fidando loro i suoi stessi poteri sugli spiriti immondi. Lo stile di vita dei missionari emerge dal loro equipaggiamento (vv. 8-9) e dal loro comportamento (vv. 10-11). L'equipaggiamento deve essere sobrio, a testimonianza della fiducia nell'aiuto di Dio; deve servire per andare (un bastone, un paio di sandali, una tunica), non per sog­giornare (pane, bisaccia, denaro). Il comportamento si ispira alle usanze giudaiche del tempo. Gesù invita a non cambiare casa, alla ricerca magari di maggiori co­modità. Nella testimonianza del Vangelo bisogna mette­re in conto il rifiuto. La regola di scuotere la polvere sot­to i piedi indica un atto di accusa contro chi non acco­glie il messaggio evangelico. Un ebreo, tornando dai territori pagani, scuoteva la polvere prima di varcare il confine, per non contaminare la terra santa. Il gesto compiuto dai missionari costituisce una testimonianza di accusa: nel giudizio finale, chi non si convertiva, sa­rebbe stato considerato un senza Dio (= pagano). La conclusione presenta l'azione missionaria dei Dodici, che corrisponde a quella di Gesù, impostata sulla predi­cazione per la conversione, gli esorcismi, le guarigioni.

Gesù mi associa alla sua missione di annunciare il lieto messaggio della presenza di Dio Salvatore nella storia umana. Anch'io sono impegnato nella lotta deci­siva contro il male, contro satana, il suo ispiratore, il nemico dell'uomo. Per compiere fedelmente questa missione devo essere, come i discepoli del Vangelo, li­bero e disponibile. Libero, perché non confido in me stesso, ma in colui che mi manda e non mi lascia solo in questa avventura; disponibile a compiere fino in fondo il mio compito, senza ritirarmi di fronte alle dif­ficoltà, al rifiuto. Vivo la mia esperienza di discepolo di Gesù con la consapevolezza di essere mandato da lui agli uomini e alle donne del mio tempo per annunciare il Vangelo dell'amore di Dio che salva, che libera l'uomo dal ma­le e dalla morte? So conservare quella libertà e dispo­nibilità del cuore richieste per questo compito?

Prega

Signore, tu coinvolgi i tuoi amici nella tua stessa missione, perché portino al mondo la salvezza che hai donato, salvezza che è liberazione dalla schiavitù del male e della morte. Si tratta di una lotta senza quartie­re contro lo spirito del male; una lotta che conosce an­che i momenti della sconfitta, del rifiuto, è attraversa­ta dalla tentazione di lasciar perdere. Rendi in me sempre più chiara la consapevolezza del compito che mi affidi a favore del mondo; sostieni il mio impegno, perché non venga meno di fronte alle difficoltà, ai ri­fiuti, ma sappia annunciare con fiducia che alla storia umana è stata detta una parola di vita, la Parola che sei tu, il Salvatore, il Dio-con-noi. Amen.

Un pensiero per riflettere

Tutti i Papi moderni, il Concilio, numerosi episcopati hanno moltiplicato le denuncie molto forti contro la corsa agli armamenti e i pericoli della guerra nucleare. Non spetta sola alla gerarchia dare fantasia e coraggio alla Chiesa. Spetta anche ai laici. E’ bene esigere molto dal Papa e dai vescovi. Ma l’esigenza che aiuta veramente i responsabili della Chiesa è che i cristiani siano concordi e capaci di imporsi a se stessi. Se, per mettersi in cammino, i cristiani aspettano sempre i vescovi e i vescovi aspettano sempre i cristiani, la Chiesa non avanzerà mai né aiuterà il mondo a procedere sul cammino della pace! (HELDER CAMARA)



Venerdì - 8 febbraio 2013 - Eb 13,1-8; Sal 26; Mc 6,14-29 - Il Signore è mia luce e mia salvezza

14 Il re Erode sentì parlare di Gesù, poiché intanto il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risuscitato dai morti e per questo il potere dei miracoli opera in lui». 15 Altri invece dicevano: «E' Elia»; altri dicevano ancora: «E' un profeta, come uno dei profeti». 16 Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risuscitato!».17 Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata. 18 Giovanni diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello». 19 Per questo Erodìade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva, 20 perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.21 Venne però il giorno propizio, quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea. 22 Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». 23 E le fece questo giuramento: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». 24 La ragazza uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». 25 Ed entrata di corsa dal re fece la richiesta dicendo: «Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista». 26 Il re divenne triste; tuttavia, a motivo del giuramento e dei commensali, non volle opporle un rifiuto. 27 Subito il re mandò una guardia con l'ordine che gli fosse portata la testa. 28 La guardia andò, lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio, la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre. 29 I discepoli di Giovanni, saputa la cosa, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Medita (Paolo Curtaz)

Da sempre essere cristiani è un segno di scandalo per le tenebre. Dove c'è il male e c'è un vangelo predicato con energia nascono conflitti. Sapete quante migliaia di cristiani vengono uccisi ogni anno a causa del vangelo? Quanti sindacalisti, catechisti, operatori pastorali sono spazzati via dai regimi di destra e di sinistra perché scomodi? (Magari gente che alla domenica assiste alla Messa granda nelle Cattedrali, tutti a posto con la loro coscienza...). Prepariamoci alla lotta, allora, e interroghiamoci sulla testimonianza del nostro cristianesimo da poltrona e pantofole. In Università ti hanno preso in giro per il tuo essere cristiano? Pensa a chi per Cristo è torturato! Nel nostro mondo occidentale la persecuzione, al momento, è sparita. I cristiani non li si massacra, li si omologa, li si assorbe, li si "normalizza". Esagero? In Italia i cristiani sono ben visti solo se si occupano di emarginazione. Allora sono dei santi. Ma appena spieghiamo il perché del nostro gesto, facciamo propaganda. Il mondo ci vorrebbe infermieri della Storia. No, grazie, lo facciamo anzitutto per Cristo... Insieme ai tanti Giovanni Battista che vengono uccisi nel nostro mondo, Signore, ti rendiamo onore e ti chiediamo la forza per vivere con serenità la nostra testimonianza.

Prega

Signore, liberami dalla tentazione di cercare la gloria umana e di cedere alla lusinghe del potere terreno. Fa’ che io non abbia esitazione nel dover scegliere. Il debole Erode, l’opportunista Erodiade, la superficiale Salomè sono tanto vicini a me: donami, Signore, la forza di stare dalla parte di Giovanni Battista, dalla parte della vera vita. Fa che io non tenga alla mia testa più che alla tua parola di vita.

Un pensiero per riflettere

Bisogna essere pazienti verso se stessi e sopportare le proprie mancanze come si sopportano quelle degli altri, ma bisogna anche non lasciarsi prendere dalla pigrizia e sforzarsi sempre di migliorare.



Sabato - 9 febbraio 2013 - Eb 13,15-17.20-21; Sal 22 - Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla

30 Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. 31 Ed egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. 32 Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.33 Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero. 34 Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

 Medita

L'insistenza con cui Gesù raccoglie attorno a sé i discepoli, per stare con loro, mi richiama l'importan­za della relazione personale con il Signore. Non c'è soltanto l'agire per Gesù, ma c'è anche lo stare con lui per ascoltarlo, per lasciarsi istruire da lui, per scoprire sempre più profondamente la sua identità, il suo cuo­re, per fare con lui il punto della mia situazione, per ri­trovare la gioia del servizio al Vangelo, ricuperare lo slancio interiore, la lucidità dell'intelligenza. E uno stare con Gesù anche per imparare da lui la « compas­sione » che mi rende attento alla sofferenza delle per­sone, al loro smarrimento, alla loro solitudine e che consente al Signore, attraverso di me, di essere il pastore premuroso che si prende cura di loro, si fa carico della loro situazione, di far loro dono della sua vita (cfr. Gv 10,1-12).

So stare un po' in disparte con il Signore, ascolta­re con attenzione la sua Parola, fare il punto con lui della mia situazione di credente, imparare la sua

“compassione”? Mi avvicino alle persone che soffro­no con la delicatezza e la disponibilità a compatire proprie di Gesù, pastore buono?

Prega

Signore, tu sai comprendere le persone che incon­tri: chiami in disparte i discepoli perché si “riposino” con te dopo le fatiche della missione; ti commuovi per la folla sbandata e smarrita che ti cerca. Il tuo atteg­giamento manifesta e rende presente l'attenzione mi­sericordiosa e paterna di Dio verso gli uomini. Tu sai dire parole vere che consolano chi soffre e guidano chi è sbandato. Continua, o Signore, a dire al mio cuore queste parole che consolano e guidano, perché ritrovi lo slancio della tua sequela e del tuo servizio. Donami un cuore come il tuo, capace di “compassione”; aiu­tami a essere con la mia vita parola di consolazione e di speranza per chi è solo e soffre. Amen.

Un pensiero per riflettere

È con i poveri che i ricchi si fanno la guerra. (Luis Blanc)



Domenica - 10 febbraio 2013 - V DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Is 6,1-2a.3-8; Sal 137;1Cor 15,1-11 - Cantiamo al Signore davanti ai suoi angeli

1 Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret 2 e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. 3 Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca.4 Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». 5 Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». 6 E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. 7 Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. 8 Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». 9 Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; 10 così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». 11 Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

 Medita

(padre Ermes Ronchi)

Gesù, mentre la folla gli fa ressa attorno, osserva un gruppetto di pescatori che, in disparte, sta riponendo le reti. Stanchi, una notte buttata, le reti vuote, tornano a casa, senza niente. Gesù sale su una delle loro due barche vuote, si introduce con delicatezza in quell'aria di fallimento, e prega Simone di staccarsi un po' dalla riva. Lo "prega", noto la finezza del verbo scelto da Luca. E infatti, nel momento del fallimento, quale parola ti dà più energia e speranza? Un comando? Una imposizione? Un rimprovero? O non invece qualcuno che ti prega? In quello dei pescatori, intravedo tutti i miei fallimenti, le scelte sbagliate e i giorni inutili, i peccati ricorrenti. Eppure Gesù sale anche sulla mia barca, sulla barca della mia vita, che è vuota, che ho tirato in secca, e mi prega di ripartire, di lavorare per lui, mi affida un nuovo mare: «Prendi il largo e getta le reti per la pesca». Sulla tua parola, le getterò. È questa fiducia, che pure germoglia sulle delusioni, che genera il miracolo: una quantità enorme di pesci. E il pescatore prende paura. Lo stupore per le barche che quasi affondano cariche di quel piccolo tesoro, per quel rabbi che ha gesti e parole che risvegliano la vita, lascia il posto al timore: Dio si è avvicinato, Simone ha paura, lo allontana: «Allontanati da me perché sono solo un peccatore». Come posso stare vicino a Dio se sono un peccatore? Come posso annunciare vangelo con tutti i miei peccati addosso, che si ripetono, si rincorrono, e non cambia mai niente? Ma la reazione del Signore è bellissima: non dice che non è vero, non assolve Simone, non lo umilia, pronuncia una sola parola: non temere. Il peccato rimane, non viene annullato, ma non può essere il mio alibi per allontanare Dio, per evitare la sua presenza, per non impegnarmi con lui, per chiudermi al futuro. Non temere, anche la tua barca va bene. Gesù rialza, dà fiducia, conforta la vita, la incalza. D'ora in avanti, dice, ed è la vita che riparte, d'ora in avanti resterai peccatore, ma non temere, cercherai uomini, li prenderai vivi, li raccoglierai. Per la vita. Il miracolo non sono le barche riempite di pesci; il miracolo non sono neppure le barche abbandonate alla parola del rabbi; il miracolo grande è Gesù che non si lascia deludere dai miei difetti, che mi affida il vangelo, che mi fa ripartire da là dove mi ero fermato. Credo in te Signore perché tu credi in me; ti do fiducia perché tu mi dai fiducia; ti seguirò perché sulla mia barca hai voluto salire. «E abbandonato tutto lo seguirono». Restano sulla riva le reti, due barche vuote, una vita. Seguono Gesù. Peccatori che sanno di esserlo. Io tra loro. Eppure con Lui tentando di essere nella vita datori di vita.

Prega

«Sulla tua parola getterò le reti»... Non è facile, Gesù, prendere il largo dopo che si è faticato invano tutta una notte senza prender nulla; non è facile fare quello che ci chiedi quando l'esperienza ci dice che tanto arrabattarsi è stato inutile; non è facile lasciarsi alle spalle frustrazioni ed insuccessi, stanchezze e fallimenti, fidandosi solo di te, della tua parola. Eppure tu ci chiedi proprio questo: di rinunciare alle nostre logiche, e un poco anche alle nostre competenze, ai nostri progetti e alle previsioni, e di calare di nuovo le reti. E ci assicuri una sorpresa che ci spiazza: il raccolto abbondante, imprevisto, la quantità enorme di pesci che ci lascia a bocca aperta. Solo allora possiamo accogliere il tuo invito, lo stesso rivolto a Pietro: diventare pescatori di uomini che agiscono non in nome dei saperi accumulati, dei calcoli e delle probabilità, ma si lasciano condurre dall'amore. In fondo è proprio il tuo amore, smisurato ed imprevedibile, che è capace di servirsi di noi per strapparci al male e portarci ad una nuova vita.

(ROBERTO LAURITA)

Un pensiero per riflettere

"In questo mondo   /    l'odio non ha mai scacciato l'odio. Solo l'amore scaccia l'odio. Questa è la legge   /   antica e inesauribile. ( Gautama il Buddha )



Lunedì - 11 febbraio 2013 - Gen 1,1-19 - Sal 103 - Mc 6,53-56

Gioisca il Signore per tutte le sue creature.

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse. E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.

Medita

I segni strabilianti, paragonabili alle guarigioni per opera di Gesù, sono diventati rari nell'attività pubblica della nostra Chiesa ed è possibile che ciò sia sentito come un'ingiustizia o quasi: "Ah, se potessimo, come Gesù...!"; "Ah, se avessimo assistito anche noi quel giorno alla guarigione...!".
Eppure, lo sappiamo bene, i miracoli di Gesù non hanno convertito le folle che - presenti - lo ascoltavano. Nel momento del processo, non vi fu molta gente a difenderlo. Le autorità religiose, da parte loro, hanno considerato l'attività di questo predicatore itinerante sotto l'aspetto politico e l'hanno trovata pericolosa, perciò decisero per la sua eliminazione. E la conversione...?
Il cuore dell'uomo oppone più resistenza ad ogni sorta di pressione che non il corpo; non si lascia certo manipolare, nemmeno dai miracoli.
L'azione di Gesù non ci insegna come operare guarigioni miracolose, ma ci mostra il cammino da seguire: per raggiungere lo spirito dell'uomo, bisogna partire dai sensi. L'occhio, l'orecchio, la sensibilità sono possibili vie, o meglio, inevitabili. È qui che il nostro amore può aiutarci ad aprire il cuore, affinché la Parola di Dio possa mettervi le radici. È questo che Gesù ha cercato di fare, è questo il più grande miracolo che si conosca al mondo.

Prega

Padre, vivo un'altra giornata, fatta di incontri, di compiti e di richieste a cui dovrò rispondere. Tu mi parlerai attraverso tutto questo. Dammi la tua luce perché io possa sentire la tua voce e possa rispondere alla tua chiamata. Dammi la forza perché agisca secondo la tua volontà.

Un pensiero per riflettere

A forza di pentirmi senza correggermi, finirò per restare e morire nei miei peccati. (Giovanni di Gaza)



Martedì - 12 febbraio 2013 - Gen 1,20-2,4a; Sal 8 - Come sono grandi le tue opere, Signore!

1 Allora si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme. 2 Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate - 3 i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi, 4 e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame - 5 quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?». 6 Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.7 Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. 8 Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». 9 E aggiungeva: «Siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. 10 Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte. 11 Voi invece dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me, 12 non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, 13 annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

Medita

Dalle maldestre astuzie degli Ebrei di duemila anni fa l’arte di dare interpretazioni ha fatto progressi decisivi. Oltre alle interpretazioni siamo infatti capaci di fornire delle spiegazioni che nascondono molto meglio quegli ordini semplici, ma, sfortunatamente, così poco piacevoli. Le nostre convinzioni si fermano, però, proprio come all’epoca di Cristo, nel momento in cui entrano in conflitto con le nostre intenzioni. Di fronte a decisioni importanti che non riguardano solo noi, il realismo è d’obbligo. Nel mondo odierno degli affari, sconosciuto all’epoca del Vangelo, non c’è spazio per i principi evangelici, almeno per la loro applicazione alla lettera. Eppure basta fare un passo indietro e tutto si presenta subito sotto un altro aspetto...Diventiamo - come dice san Paolo - dei giullari di Dio! Basta con questa musica! Il nostro “ sì” sia un vero “ sì”, e il nostro “ no” un “no”; facciamo in modo che la nostra obbedienza al volere di Dio sia semplice e il più spontanea possibile, anche se è una follia. Perché, senza questa follia, la nostra terra rischia di diventare presto invivibile per i “pazzi” come per i “razionali”.

Prega

L'atteggiamento farisaico, Signore, di onorare Dio con le labbra, con gesti a suo favore, trascurando i suoi comandamenti, la sua Parola, è tentazione ricorrente e insidiosa nella mia vita. Spesso vivo in mezzo agli al­tri senza amore, chiudendo il mio cuore alla solida­rietà. Tu mi ricordi che senza amore, senza solidarietà e aiuto concreto non ci può essere amore a Dio e che nessun gesto, anche il più generoso, a favore di Dio è a lui gradito. Insegnami a lodare, onorare Dio Padre non tanto a parole, ma con i gesti che maggiormente lui apprezza, quelli dell’amore che si fa solidale, attento alle persone. Amen

Un pensiero per riflettere

"L'aborto è il più grande nemico della pace, perché se una madre può uccidere il figlio, ciò significa che gli esseri umani hanno perso totalmente il rispetto per la vita e più facilmente possono uccidersi a vicenda".

(Madre Teresa di Calcutta)

Quaresima 2013 - In cammino verso la Pasqua

Tempo di penitenza

La quaresima si chiama anche tempo pasquale di penitenza. La parola peniten­za richiama molte associazioni negative. Queste associazioni collegano penitenza con opere penitenziali, con tristezza, pen­timento e contrizione. La parola tedesca che significa espiare (buben) indica origi­nariamente: “migliorare, rendere migliore, riparare, ristabilire, sanare”. La quaresima è quindi un tempo nel quale cerchiamo di fare meglio del solito. Durante la vigilia della quaresima i mo­naci cantano un inno che descrive in im­magini mirabili il senso proprio della qua­resima: «Il corpo viva con moderazione, lo spirito sia vigile e schietto, così che il cammino in questo tempo sia passaggio alla ri­surrezione. Dio ha creato questi giorni per salvare la terra. Ora noi guardiamo dei se­gni, quanto è terreno diventa un'immagi­ne; poiché il corso dell'anno, dopo il ghiaccio e la notte invernali, lascia che la primavera prepari la terra per la Pasqua».Con la quaresima Dio non vuole salvare solamente il cuore umano, ma tutta la ter­ra. Egli vuole preparare noi e il mondo in­tero per la Pasqua, perché la vita che Dio ha in origine destinato a noi fiorisca di nuovo. Quanto noi possiamo compiere perché venga Pasqua, la tradizione lo ha descritto con la penitenza. Noi colleghiamo la peni­tenza per lo più con una qualche opera penitenziale, ma propriamente la peniten­za consiste nel fatto che viviamo la nostra vita in modo più attento e vigile, che com­piamo il nostro lavoro meglio del solito, che preghiamo in modo più intenso, che attendiamo alle nostre relazioni in modo più consapevole e viviamo totalmente il momento presente. La quaresima ci invita a legare nuovamente il nostro cuore a Dio in modo consapevole e a trascorrere la no­stra vita quotidiana a partire da Dio. Penitenza significa: ristabilire e guarire. La nostra vita è abbastanza spesso una vi­ta guasta, una vita che si fa condizionare dalle ferite. Nella quaresima possiamo guardare le nostre ferite e tenderle a Dio. In questo modo possono essere guarite. Se noi veniamo guariti, se diventiamo sani ed integri, allora anche dalla nostra vita proverrà benedizione e salvezza per altri. (Anselm Grun)



13 febbraio 2013 - Mercoledì delle ceneri

Gl 2,12-18; Sal 50; 2Cor 5,20-6; Mt 6,1-6.16-18 - Perdonaci, Signore: abbiamo peccato

Segnati

Con le ceneri sulla nostra fronte, viene tracciato il segno, Signore, di coloro che, alla tua chiamata, partono gioiosamente per condividere. Perché, anche se essa ci conduce su strade impervie, la nostra condivisione sarà gioiosa perché generata dalla nostra misericordia e dalla nostra compassione, e trasmetterà ai nostri fratelli la gioia della nostra calda presenza prima ancora di trasmettere pane o vino o denaro o altri beni materiali! Il nostro condividere sarà certamente gioioso poiché attraverso di noi, sei tu, Signore, che delicatamente ti prendi cura degli abitanti della terra!

1 Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. 2 Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 3 Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, 4 perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.5 Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6 Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
16 E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
17 Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, 18 perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Medita

Il mercoledì delle Ceneri, la cui liturgia è marcata storicamente dall’inizio della penitenza pubblica, che aveva luogo in questo giorno, e dall’intensificazione dell’istruzione dei catecumeni, che dovevano essere battezzati durante la Veglia pasquale, apre ora il tempo salutare della Quaresima. Lo spirito comunitario di preghiera, di sincerità cristiana e di conversione al Signore, che proclamano i testi della Sacra Scrittura, si esprime simbolicamente nel rito della cenere sparsa sulle nostre teste, al quale noi ci sottomettiamo umilmente in risposta alla parola di Dio. Al di là del senso che queste usanze hanno avuto nella storia delle religioni, il cristiano le adotta in continuità con le pratiche espiatorie dell’Antico Testamento, come un “simbolo austero” del nostro cammino spirituale, lungo tutta la Quaresima, e per riconoscere che il nostro corpo, formato dalla polvere, ritornerà tale, come un sacrificio reso al Dio della vita in unione con la morte del suo Figlio Unigenito. È per questo che il mercoledì delle Ceneri, così come il resto della Quaresima, non ha senso di per sé, ma ci riporta all’evento della Risurrezione di Gesù, che noi celebriamo rinnovati interiormente e con la ferma speranza che i nostri corpi saranno trasformati come il suo. Il rinnovamento pasquale è proclamato per tutta l’umanità dai credenti in Gesù Cristo, che, seguendo l’esempio del divino Maestro, praticano il digiuno dai beni e dalle seduzioni del mondo, che il Maligno ci presenta per farci cadere in tentazione. La riduzione del nutrimento del corpo è un segno eloquente della disponibilità del cristiano all’azione dello Spirito Santo e della nostra solidarietà con coloro che aspettano nella povertà la celebrazione dell’eterno e definitivo banchetto pasquale. Così dunque la rinuncia ad altri

piaceri e soddisfazioni legittime completerà il quadro richiesto per il digiuno, trasformando questo periodo di grazia in un annuncio profetico di un nuovo mondo, riconciliato con il Signore.

Prega

Noi ti benediciamo, o Dio, per il periodo santo della Quaresima, che tu ci concedi in preparazione alla Pasqua. Portaci, attraverso il digiuno, ad avere fame di te e a non essere schiavi delle creature. Insegnaci, attraverso la pratica dell’astinenza, a dividere i nostri beni con coloro che ne hanno bisogno. Aiutaci, attraverso la preghiera e il silenzio, a trovare nella croce di tuo Figlio il nostro riposo e la nostra gioia. Amen

Vivere la Parola

All’inizio del cammino quaresimale mi accosterò al sacramento della riconciliazione per purificare il cuore e per imparare a vivere da figlio di Dio.



14 febbraio 2013 - Giovedì dopo le ceneri

At 13,46-49 opp Is 52,7-10; Sal 116; Lc 10,1-9 - Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo

Baluardo

Ancora una volta, Signore, le potenze della notte si sono avvicinate a me facendo vacillare la fragile impalcatura dei miei giorni. In faccia alla mia speranza gettano la morte dei miei parenti e la sofferenza che trionfa e il mondo che delira e i miei ripetuti fallimenti. Ho paura, Signore! Filamenti tenebrosi si insinuano nella mia fede e nel mio amore. in me le potenze della notte instillano la certezza del mio peccato, il sentimento della mia inutilità e la vanità dei miei impegni. Come un albero sotto un uragano tutto il mio essere vacilla e si piega fino al limite dello strazio. Per resistere, Signore, nient'altro so fare che mormorare il tuo Nome e aggrapparmi alla tua inesauribile tenerezza, perché credo, con assoluta fiducia, che le tue braccia in croce, per sempre, sono il baluardo della mia vita!

1 Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2 Diceva loro: "La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. 3 Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4 non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. 5 In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. 6 Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. 7 Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. 8 Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, 9 curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio.

Medita

(Paolo Curtaz )

Missione e annuncio, monopolio della casta sacerdotale, se non in teoria almeno in pratica... Gesù chiama tutti i battezzati ad annunciare il Vangelo, a farsi carico dell'annuncio, a prendersi a cuore il servizio alla Parola. Mi chiedo, talvolta con ansia: chi porta l'annuncio del Vangelo in quelle situazioni in cui io, prete, non riuscirò mai ad entrare? Nell'albergo pieno di turisti, in discoteca con i giovani, in politica, nelle Pro-loco, in ufficio? La comunità langue per assenza di missionarietà, le chiese si svuotano non perché la gente è cambiata o perché il Vangelo non perfora i cuori, ma perché le nostre parole sono stanche e ripetitive, lontane dalla realtà che la gente vive quotidianamente. Se ascoltassimo lo Spirito e diventassimo testimoni! Badate: non eroi, né maestri (quanti salgono in cattedra di questi tempi) ma testimoni: compagni di viaggio che hanno qualcosa da dire, una notizia sconvolgente da portare. Gesù ci manda, ci spinge: ci invita a pregare per avere operai per la messe, a entrare nelle città, a condividere, a guarire, a proclamare. Con uno stile particolare (non vendiamo enciclopedie), con la priorità all'esperienza (poche prediche, per favore...), in un atteggiamento di condivisione reale di chi non si vergogna né si dimentica di essere cristiano. Provocavo all'acido, tempo fa, davanti a dei giovani: "Se stasera un amico vi telefonasse che si vuole uccidere, che direste?". Già: a parte i luoghi comuni triti e ritriti ("bisogna vivere, la vita è bella, eccetera..." ) cosa o chi avremmo da portare? Il nostro mondo grida di sete di pienezza e noi cristiani, trasformati dall'incontro, abbiamo qualcosa da dire, qualcuno da portare. Ma, lo dico spesso, inutile illudersi: fa luce solo chi è illuminato, scalda solo chi brucia. La Chiesa non è una holding del sacro, una multinazionale del Vangelo. Quindi il rischio dell'eccessiva professionalità è sempre da tenere presente e da evitare come tentazione. Al contrario: la priorità è alla Parola che passa attraverso le nostre parole, all'Annuncio che passa attraverso i nostri discorsi, alla Luce che passa, nonostante tutto, attraverso le nostre opere. Perciò ci rallegriamo perché i nostri nomi sono scritti nel cielo. Certo, questa è la gioia più grande che distribuiamo a piene mani: siamo preziosi agli occhi di Dio. Con le nostre parole, Maestro, prepariamo la tua venuta, con la nostra comunione anticipiamo la grande comunione tra gli uomini, cittadini del mondo e discepoli; Signore, vogliamo davvero parlare di te oggi, per renderti presente ai fratelli che incontreremo.

Prega

Tu chiedi ai tuoi discepoli, o Gesù, di diventare an­nunciatori di Dio, del suo amore provvidente e miseri­cordioso; fai loro sapere che questa missione è una lot­ta dove sono in condizione di debolezza e dove po­trebbero registrare anche l'insuccesso, la sconfitta. Chiedi loro di essere poveri per poter annunciare libe­ramente la tua salvezza. Fa' che non tenga soltanto per me questa « bella no­tizia», che accolga con generosità e coraggio il tuo in­vito a essere testimone di un Dio, Padre di tutti, che si fa vicino a ognuno, entra nella loro vita per renderla bella e felice. Accompagnami perché sia sempre libero di offrire questa testimonianza e perché la fatica, le prove e l'eventuale insuccesso non spengano il mio ge­neroso impegno. Amen.

Un pensiero per riflettere

L'universo mi mette in imbarazzo e non posso pensare che questo orologio non abbia il suo orologiaio. (Voltaire)



15 febbraio 2013 - Venerdì dopo le ceneri

Is 58,1-9; Sal 50; Mt 9,14-15 - Tu gradisci, Signore, il cuore penitente

Digiuno

Il digiuno, quello autentico, consiste nell'eliminare in modo sistematico dalle vostre labbra, le parole riprovevoli. Il digiuno, quello del vangelo, porta a pronunciare soltanto parole che, anche in momenti di conflitto, anche in periodo di disaccordo, si mantengono rispettose delle persone e rimangono cariche della più semplice benevolenza. Il digiuno, quello vero, consiste nell'eliminare dal cuore la gelosia, talmente maligna, che pianta in voi l'invidia e il rancore nei confronti del prossimo. Il digiuno, quello che piace a Dio, converte le vostre labbra e il vostro cuore!

14 Allora gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?». 15 E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno.

Medita

Quando Gesù si dona a noi nella preghiera, non è il momento di digiunare. Bisogna ricevere appieno il suo amore, lasciargli una libertà completa, sapendo che il regno di Dio può realizzarsi molto bene in noi in quel momento. Non ci lasceremo mai colmare troppo da una gioia che viene direttamente dalla presenza di Gesù. Perché colui che entra nell’intimità del cuore di Gesù conosce sofferenze interiori molto profonde: sofferenze per il suo peccato e per il peccato del mondo, prove, assilli, tentazioni e dolorosissimi digiuni spirituali nel momento in cui Gesù si nasconde, e non fa più percepire la propria presenza...

La Chiesa sa che le nostre forze sono limitate, e che noi dobbiamo essere disponibili alle sofferenze più intime, più profonde, che vengono direttamente da Gesù. È questo il motivo per cui essa ha ridotto i digiuni che un tempo erano d’obbligo. Essa ne dispensa i vecchi, i malati: se il digiuno impedisce loro di pregare, se essi hanno appena la forza per restare vicino a Dio, che restino con lo Sposo: è questo l’importante!

Prega

Ecco che è venuto il tempo del digiuno, perché lo Sposo mi è stato sottratto, io non avevo lavato il mio vestito per il banchetto, e poiché guardavo indietro ho trovato la stanza del banchetto nuziale chiusa. Digiunerò, pregherò sino a quando si apriranno le porte della misericordia, fino a quando si illuminerà il volto di colui che il mio cuore ama, fino a quando potrò di nuovo contemplare la sua gloria. Non ho riempito la mia lampada dell’olio dello Spirito Santo; spogliata di buone azioni, la mia nudità davanti a te mi rende vergognoso. O mio Salvatore, salvami.

Vivere la Parola

Indagherò per verificare quale spazio occupa il Signore nelle decisioni riguardanti l’uso del mio tempo, le mie relazioni, i beni materiali, i miei impegni.



16 febbraio 2013 - Sabato dopo le ceneri

Is 58,9-14; Sal 85; Lc 5,27-32 - Insegnaci, Signore, la tua via

Fratello

Non ho il potere di eliminare la tua sofferenza. Di fronte a te, sono povero e senza forza, non aspettarti nulla da me. Ma ciò che posso, è fermarmi e guardarti occhi negli occhi, uguale a me, ascoltarti e parlarti e forse anche sorriderti per condividere, come un pane fragrante, un boccone di amicizia. Ciò che posso, è riconoscere la tua condizione perché tu percepisca che la tua miseria diventa la mia lotta e che la mia forza diventa la tua speranza, che il tuo abbandono diventa il mio sconforto e che il mio calore diventa il tuo riparo.

Non ho il potere di eliminare la tua sofferenza né di guarirti. Ma posso dirti: «fratello mio!»

27 Dopo ciò egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». 28 Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. 29 Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla di pubblicani e d’altra gente seduta con loro a tavola. 30 I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?». 31 Gesù rispose: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; 32 io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi».

Medita

Questo passo del Vangelo ci mostra la conversione che Gesù aspetta da ciascuno di noi, ed è molto dolce: si tratta di riconoscerci peccatori, e di andare a lui come al nostro Salvatore; si tratta di riconoscerci malati e di andare a lui come al nostro medico... La peggiore cosa che possa capitarci è di crederci “giusti”, cioè di essere contenti di noi stessi, di non avere nulla da rimproverarci: perché noi ci allontaneremmo irrimediabilmente, per questo semplice fatto, dal nostro Dio di misericordia. Ma quando ci consideriamo peccatori, possiamo entrare subito nel cuore di Gesù.

Gesù non aspetta che siamo perfetti per invitarci a seguirlo. Ci chiama sapendo benissimo che siamo poveri peccatori, molto deboli. Egli potrà lasciarci per tutta la vita molti difetti esteriori; ciò che importa è che il fondo del nostro cuore resti unito a lui. I nostri peccati non saranno mai un ostacolo alla nostra unione con Dio, se noi saremo dei poveri peccatori, cioè dei peccatori penitenti, umili, che si affidano alla misericordia di Dio e non alle proprie forze. È a questa conversione d’amore e di umiltà, a questo incontro con il nostro Salvatore, che siamo tutti invitati durante la Quaresima. Tutti abbiamo bisogno di conversione e di guarigione, e Gesù ci prende così come siamo. Con lo stesso sguardo di misericordia dobbiamo guardare ogni nostro fratello, senza mai scandalizzarci, come il primogenito nella parabola del figliol prodigo, dei tesori di tenerezza che nostro Padre impiega per i suoi figli più perduti.

Prega

Ho peccato più di Matteo il pubblicano, perché da sempre conosco il tuo Nome. Ma tu mi chiami di nuovo a seguirti. Come lui voglio alzarmi, rovesciare la tavola della mia vita quotidiana, carica di false ricchezze e di commercio con lo spirito del mondo; come Levi, io ti dico: Entra da me e che la tua saggezza immoli la vittima sull’altare della mia vita. Che io divenga l’ostia dell’azione di grazie per la vita ritrovata. O Gesù, per la tua bontà, degnati di chiamarmi con il mio nome.

Vivere la Parola

Oggi cerchiamo di dialogare rispondendo a questa domanda: che cosa succederebbe nella nostra vita se prima di dare la nostra adesione alla comunità parrocchiale o civile invece di domandarci quanto ci guadagniamo sapessimo domandarci quanto siamo disposti a perdere, quanto siamo disposti a pagare di persona?



Quaresima 2013 - In cammino verso la Pasqua




I Settimana di Quaresima



Tempo di conversione

La conversione è un altro modo per parlare della penitenza. La parola italiana “convertire” traduce il latino convertere, che significa invertire, cambiare direzione. La parola si riferisce ad una strada sulla quale si ritorna indietro. Spesso percorria­mo strade false e sbagliate. La quaresima ci invita a considerare in modo più attento le nostre strade. Dove sto andando? Che strada sto percorrendo? La strada porta avanti? E la strada giusta? Soprattutto, so­no in marcia oppure sto fermo e non fac­cio passi in avanti? Qual è il mio cammino interiore? Di tanto in tanto dobbiamo controllare le nostre strade. Ci fermiamo e ci domandiamo se vale la pena andare avanti. Se abbiamo capito che si tratta di una strada sbagliata o di una deviazione oppure di un vicolo cieco, allora dobbia­mo tornare indietro per trovare la strada che ci conduce alla meta, alla meta della nostra umanizzazione e a Dio, la meta ul­tima del nostro cammino.

Da sempre la strada è un simbolo pri­mordiale della vita umana. Luca, negli At­ti degli Apostoli, chiama la fede cristiana la «nuova via». È una strada che apre nuovi orizzonti e ci introduce in una nuo­va vitalità. Gesù parla della strada larga che porta alla rovina e della strada stretta sulla quale noi troviamo la vita. La strada larga è la strada che tutti percorrono. Non si danno pensiero, fanno quello che fanno tutti.

Camminano seguendo la massa: se­condo i massmedia, secondo l'opinione al­trui. La strada stretta è la strada fatta solo per me. Trovarla costa un po' di fatica. Devo domandarmi quale sia la mia voca­zione interiore. Qual è la mia forza? Cosa voglio realizzare in questo mondo? Quale traccia voglio incidere sul mio cammino di vita in questo mondo? Sto seguendo la mia traccia di vita, o sto seguendo quelle di altri? La quaresima ci invita a trovare la strada sulla quale possiamo realizzare la forma originale che Dio ha pensato per noi. Può essere che sulla strada che stiamo percorrendo dobbiamo tornare indietro per trovare la nostra strada. Una simile conversione interiore può aver luogo se abbiamo il coraggio di star­cene in silenzio. Allora ciò che abbiamo represso viene a galla. Allora ciò che sta più in profondo richiama il nostro sguar­do e vuole che gli diamo un posto adegua­to nella nostra vita. Attraverso il cambia­mento e la conversione veniamo trasfor­mati. Diventa in noi visibile l'immagine divina originaria e autentica.

Rispettare

Il primo sguardo, quello che sfiora senza posarsi, si ferma alla superficie. Si accontenta della figura visibile e dell'involucro. Mai supera la facciata. E’ sensibile a ciò che sfolgora, allo sfoggio dei colori e alle parole brillanti. Per questo sguardo il prossimo è unicamente ciò che appare. Perciò questo sguardo giudica, classifica e chiude. L'altro sguardo non bada all'apparenza, sapendo che è soltanto un'illusione poggiata sulla realtà. Sul volto del prossimo questo sguardo cerca prima di tutto la luce che esprime i sentimenti interiori. Perciò questo sguardo al prossimo riserva sempre un posto nelle prime file della dignità. Questo sguardo non dubita dei doni nascosti sotto gli strati di miseria e sa che nessuno è fossilizzato nella mediocrità. Quello sguardo che supera l'apparenza, questo sguardo vigilante che cerca la verità degli esseri, questo sguardo attento che, sul volto dell'essere umano distingue il volto di Dio, questo secondo sguardo è colmo di rispetto.


17 febbraio 2013 - I Domenica di Quaresima

Dt 26,4-10; Sal 90,1-2.10-15; Rm 10,8-13; Lc 4,1-13 - Resta con noi, Signore, nell’ora della prova

Deserto

I miei amici sono occupati altrove e non vengono più numerosi a casa mia per confidarsi e chiedere il mio aiuto. I miei amici sono sovraccarichi di preoccupazioni e lavoro quotidiani e mi passano accanto senza le carezze di un tempo. Mi invade la fatica, il mio corpo invecchia e il mio cuore è pieno di smarrimento! È finita la mia esistenza rigogliosa! È il deserto, signore; e chi mai ha ancora bisogno di me? Perché, Signore, è necessario il deserto? Per riconoscere la mia fragilità? Per prendere coscienza che nulla mi è dovuto ma che tutto mi è donato gratuitamente? Per capire che ho tutto da ricevere da te, Dio mio, e dai miei fratelli?

1 Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto 2 dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. 3 Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane». 4 Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo». 5 Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: 6 «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. 7 Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo». 8 Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». 9 Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; 10 sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano; 11 e anche: essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra».12 Gesù gli rispose: «E’ stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo». 13 Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato.

Medita

La Quaresima si apre con il racconto delle tentazioni di Gesù. Poste alla soglia del suo ministero pubblico, esse sono in qualche modo l’anticipazione delle numerose contraddizioni che Gesù dovrà subire nel suo itinerario, fino all’ultima violenza della morte. In esse è rivelata l’autenticità dell’umanità di Cristo, che, in completa solidarietà con l’uomo, subisce tutte le tentazioni tramite le quali il Nemico cerca di distoglierlo dalla sua completa sottomissione al Padre. “Cristo tentato dal demonio! Ma in Cristo sei tu che sei tentato” (sant’Agostino). In esse viene anticipata la vittoria finale di Cristo nella risurrezione. Cristo inaugura un cammino - che è l’itinerario di ogni essere umano - dove nessuno potrà impedire che il disegno di Dio si manifesti per tutti gli uomini: la sua volontà di riscattarlo, cioè di recuperare per l’uomo la sovranità della sua vita in un libero riconoscimento della sua dipendenza da Dio. È nell’obbedienza a Dio che risiede la libertà dell’uomo. L’abbandono nelle mani del Padre - “Io vivo per il Padre” - è la fonte dell’unica e vera libertà, che consiste nel rifiutare di venire trattati in modo diverso da quello che siamo. Il potere di Dio la rende possibile.

Prega

Manifestati a noi, Signore, in questo tempo di grazia affinché, trovandoti, il nostro giudizio si risvegli. Il nostro cuore non sia ingannato dalla capacità seduttrice del mondo, né intimidito dalla sua violenza. Fa’ che conosciamo la tua vittoria sul nemico, perché, quando hai trionfato nel deserto, tutti gli uomini - che ti appartengono - hanno superato la prova. Fa’ che viviamo con te per conoscere e poter scegliere in ogni momento il cammino che conduce alla libertà.

Per la lettura spirituale

Probabilmente nessuno di noi, nemmeno uno tra gli uomini, oserebbe gridare “no” di fronte a Dio. Eppure esistono mille modi di sottrarsi alla sua sovranità sulla storia. Esiste una fondamentale tentazione dovuta alla concezione che l’uomo ha del tempo - cioè, del susseguirsi dei minuti e delle ore, nella sua propria storicità - e dello spazio. O noi utilizziamo il tempo e lo spazio come circostanze all’interno delle quali l’uomo può realizzare il suo progetto fantastico sulla vita (di potere, di vanità ed anche di perfezione), oppure concepiamo il tempo e lo spazio come dimensioni fisiche nelle quali Dio rivela il suo progetto di amore sulla nostra esistenza, il progetto che permette all’uomo di scoprire il gusto della vita, il senso ultimo delle cose. La prima scelta, seguire le proprie fantasie, finisce inevitabilmente per soffocare e degradare fino al cinismo il cuore dell’uomo. Quello che è grave, è che il successo può essere ottenuto, all’inizio, con relativa facilità. Ed è grave perché questo successo iniziale ci mantiene nell’errore menzognero della nostra concezione. Vivere nel falso, significa perdere il proprio tempo, perdere la libertà. Nel secondo caso, l’uomo riconosce la relazione tra tutto quello che esiste e il proprio cuore. Tempo e spazio non soffocano il cuore ma diventano il luogo di una Presenza che commuove il cuore dell’uomo, che fa avanzare la sua libertà, felice, nella giusta direzione. Guardare e avanzare nella giusta direzione. Ecco la vera conversione.

D. JAVIER CALAVIA BALDUZ

Vivere la Parola

Francesco d’Assisi ha parlato con il lupo e il lupo ha cominciato a convivere con le persone. Forse il lupo di Francesco non era un animale, ma una persona che si approfittava degli altri creando miseria e disperazione. Come famiglia e come comunità approfittiamo di questa domenica per dialogare e scoprire quali lupi in noi devono essere ammansiti e così avremo la prova più bella che il battesimo ci salva




Lunedì – 18 febbraio 2013 - Lv 19,1-2.11-18; Sal 18; Mt 25,31-46

Le tue parole, Signore, sono spirito e vita

Comandamenti

I tuoi comandamenti sono inequivocabili, Signore! Non c'è posto per i sotterfugi e gli arrangiamenti! Sono netti e rigorosi: impossibile mirarli barcamenarsi con astuzia! Tu, Signore, ci conosci perché ci ami! Ci impedisci anche di perderci in inutili discussioni e di esitare tra la vita e la morte quando le strade sono nebbiose e le nostre decisioni oscillano tra il tremolio della luce e il fascino torbido delle tenebre. Tu, Signore, ci ami, ed è nostra gioia, la tua tenerezza ci è data interamente. Non è forse per questa ragione che hai posto i tuoi comandamenti davanti alla nostra intelligenza e al nostro cuore, perché ci indichino, attraverso il caos della nostra esistenza quotidiana, la strada su cui possiamo camminare e dispiegare la misura piena della nostra umanità?

31 Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si sederà sul trono della sua gloria. 32 E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, 33 e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 34 Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35 Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. 41 Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 42 Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; 43 ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. 44 Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? 45 Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. 46 E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

Medita

Questo brano del Vangelo è chiaro: saremo giudicati sull’amore. Gesù ci mostra molti modi di esercitare la carità fraterna. E aggiunge queste parole straordinarie: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Lui, il Figlio di Dio, che ha voluto nascere, vivere e soprattutto morire in una povertà estrema, si identifica in tutti i poveri, in tutti i più piccoli. Il cristiano che vuole prendere sul serio questo brano del Vangelo, vede con occhi nuovi ogni povero che incontra sul suo cammino. Spesso noi ci preoccupiamo molto per un membro della nostra famiglia che è disoccupato, per esempio, oppure che si trova in prigione. Ma siamo afflitti nello stesso modo quando, leggendo il giornale o ascoltando le notizie, apprendiamo le sofferenze terribili che colpiscono tanti altri uomini? Riusciamo almeno a pregare per loro come faceva Teresa di Lisieux per quel criminale di cui ottenne, da lontano, la conversione? Gesù dice: “questi miei fratelli” e non “vostri”. Durante questa Quaresima, se vogliamo essere fedeli al nostro battesimo, ricordiamoci che la Chiesa è la nostra prima famiglia, la Chiesa non soltanto dei battezzati, ma di tutti gli uomini, poiché Gesù è morto per tutti. Almeno nella preghiera, cerchiamo di essere più aperti ad ogni miseria dei nostri fratelli. Facciamo dei sacrifici per tutti coloro che soffrono. Sappiamo essere il buon Samaritano per il prossimo che Gesù mette sul nostro cammino.

Prega

Signore, non sono riuscito a distinguere il volto del Figlio dell’uomo nel carcerato a cui nessuno fa visita, non ho considerato i più piccoli degli uomini come il vero tesoro della Chiesa. Non ho diviso i miei averi con colui che ha un misero salario; mi sono dunque allontanato da te pur continuando a cercarti. Dio, Padre onnipotente, perdona i nostri peccati: perdona tutte le ore passate senza coscienza del tuo amore, tutte le energie sprecate perché non ci siamo curati di trasmettere il tuo amore, tutti i legami fraterni deteriorati perché non ci siamo preoccupati di restare nel tuo amore. Perdonaci se non abbiamo saputo osservare il comandamento d’amare il nostro prossimo perché non abbiamo amato te che ci hai mandato come prossimo il tuo stesso Figlio Gesù.

Vivere la Parola

Di fronte alla pagina evangelica penserò al mio incontro definitivo con Gesù, Signore della storia; programmerò gesti concreti e costanti di solidarietà e una generosa pratica dell’elemosina.



Martedì – 19 febbraio 2013 - Is 55,10-11; Sal 33; Mt 6,7-15

Chi spera nel Signore non resta confuso

Percorso

Amare il prossimo come noi stessi, a pari merito, a identico valore, allo stesso livello, è per noi sempre delicato e normalmente inaccessibile. Tu, solo Signore, sei andato fino questo estremo nello scorrere dei tuoi giorni sulla terra umana! Il tuo vangelo ci muove e ci spinge verso l'amore ma non ci accusa mai se rimaniamo indietro nella perfezione e a mezza strada dalla vetta. Senza il tuo Spirito, Signore, rimarremo sempre chiusi nei nostri angusti limiti e la tiepidezza d'amore ferma alle mezze misure. Perciò, Signore, il tuo Spirito rigeneratore ci conduca sul percorso appassionato del dono di noi stessi per la gioia del prossimo!

7 Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. 8 Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. 9 Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;
10 venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
11 Dacci oggi il nostro pane quotidiano, 12 e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,

13 e non ci indurre in tentazione,ma liberaci dal male.

14 Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; 15 ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

Medita

Il tempo di Quaresima deve essere innanzi tutto un tempo di preghiera, e la Chiesa vuole subito mostrarci la preghiera che deve essere il nostro modello: quella che Gesù ha insegnato ai suoi discepoli per farli entrare nella nuova religione da lui apportata. Ciò che vi è di assolutamente nuovo in questa religione è che essa ci fa guardare a Dio non più solamente come al creatore onnipotente, ma come al Padre nostro. Dio è nostro Padre! Il solo nome di “Padre” può immergere i nostri cuori nell’adorazione. Siamo dunque lontani dalle “ripetizioni dei pagani”. È così liberatorio pensare che Dio è nostro Padre! Non vi è più affanno, paura, preoccupazione: vi è la fiducia! Abbiamo un Padre che conosce tutti i nostri bisogni. Allora, possiamo pronunciare con Gesù le parole del tutto disinteressate della sua preghiera, non pensare più che alla gloria di nostro Padre, al suo regno, alla sua volontà. Ma Gesù precisa subito: Padre “Nostro”. Egli sottolinea così la fratellanza tra tutti gli uomini che egli è venuto a consacrare per mezzo del suo sangue sulla croce. Il “Padre nostro” è una preghiera filiale, ma è anche la preghiera fraterna per eccellenza. È il motivo per cui Gesù insiste tanto sul perdono. Possiamo essere grandi peccatori, possiamo essere criminali, e dire il “Padre nostro”. Ma a condizione di voler perdonare tutti, a condizione di non voler serbare nessun risentimento nel fondo del nostro cuore. Così, così solamente, saremo veramente figli del Padre.

Prega

Ho offuscato la bellezza della mia anima, o Creatore; l’oscurità ha invaso il mio cuore e il mio desiderio si è legato alla terra, ho fatto a brandelli i vestiti originari che tu mi avevi tessuto. Ho contemplato la bellezza dell’albero del male e il mio spirito ne è stato sedotto. Mi sono trovato nudo e mi sono nascosto. Non ho risposto, Signore, quando mi chiamavi per nome”. Ma oggi nel deserto di questa Quaresima ho di nuovo sentito la tua voce, e non chiuderò più il mio cuore; entra nella tenda della mia carne affinché da questo tempio spirituale si innalzi il sacrificio di una preghiera continua.

Vivere la Parola

Oggi pregherò con insistenza e con grande attenzione la preghiera del Padre nostro, impegnandomi a ripensare il mio rapporto filiale con Dio e i rapporti con le persone che mi sono vicine. Se devo perdonare a qualcuno, lo farò davanti a Dio Padre recitando il Padre nostro.



Mercoledì - 20 febbraio 2013 - Giona 3,1-10; Sal 50 ; Lc 11,29-32

Tu gradisci, Signore, il cuore penitente

Dolce pendio

Da sempre, Signore, abbiamo coscienza della nostra esistenza inaridita nella mediocrità lontano dalle grandi ispirazioni del tuo vangelo. E’ il dolce pendio ad attirarci, Signore, e ci porta a ristagnare al ritmo sonnacchioso dei nostri comportamenti usuali! E’ soltanto il dolce pendio sul quale scivoliamo senza ritegno, Signore, perché ci permette di organizzare i nostri progetti e le nostre azioni in una penombra confortevole e di coabitare, senza troppi turbamenti, con il nostro peccato. Basta, Signore! Dai nostri errori e dai nostri inganni, dai nostri soli spenti e dalle nostre felicità avvizzite, deposte tutte le maschere, ritorniamo a te. Portaci sulle cime luminose del tuo vangelo dove ci chiami a lodare il tuo Nome e alla condivisione con i nostri fratelli!

29 Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. 30 Poiché come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. 31 La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c’è qui. 32 Quelli di Nìnive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui.

Medita

Gesù è “più di Salomone”, del quale l’Antico Testamento celebra la sapienza. Egli vuole farci penetrare in quella “sapienza di Dio” che è “follia” finché noi la vediamo dall’esterno, cioè nel mistero della sua croce. Di fronte ai giudei che da lui reclamano un segno, Gesù proclama che nella religione che egli istituirà non saranno i segni esteriori i più importanti. Egli compirà ogni genere di miracolo, ma il grande segno, il solo segno che deve essere il sostegno estremo di tutti coloro che credono in lui, è la sua morte e la sua risurrezione. Dio ci concede generalmente molti segni del suo amore, della sua presenza. Ma quando la nostra unione con Gesù diventa più profonda, possiamo conoscere dei momenti di grande debolezza, passare attraverso ogni sorta di purificazione, attraverso delle morti, delle agonie a volte molto dolorose. Ma questi momenti sono sempre seguiti da momenti di grazia, di risurrezione del nostro cuore. Gesù ci insegna a camminare senza timore su questa stretta via che ci unisce a lui nei suoi misteri.

Prega

Dal ventre degli inferi, come Giona, grido nella miseria. Tu mi hai respinto nel profondo dei mari e i flutti mi hanno circondato; non respingermi, Signore, ritira la mia vita dall’abisso delle acque. Il diluvio del peccato mi inonda con i suoi flutti mortali. Allunga su di me la tua mano come facesti per Noè, come facesti per Pietro sul mare scatenato”. Poiché io ti ho riconosciuto, o figlio di Dio, tu sei il mio Salvatore e sei il Salvatore di questa generazione perduta e già i miei occhi vedono il tuo corpo disegnare tra cielo e terra il regno della riconciliazione.

Vivere la Parola

Oggi verificherò le ragioni che ritardano la mia decisione per Gesù Cristo,

il mio impegno a realizzare la sua Parola.



Giovedì – 21 febbraio 2013 - Ester 4,1.3-5.12-14; Sal 137 ; Mt 7,7-12

Ascolta, o Dio, il povero che ti invoca

Lotta

Quanti sono, Signore, a pianificare freddamente la distruzione dei loro simili per godimento razzista, per volontà di sfruttamento, per odio religioso, per fanatismo imbecille? Quanti governi diplomaticamente cortesi, quanti buoni cittadini, quante nazioni oneste? Quanti siamo, Signore, a chiudere pudicamente gi occhi sul sangue violentemente sparso e a rimanere inerti di fronte all'impoverimento sistematico dei paesi privi di interesse per le nostre economie e i nostri investimenti? Chi può dire, Signore, quanti siamo, uomini e donne, credenti e non credenti, umili e potenti ma tutti affamati di giustizia, a protestare contro l'insostenibile disumanità? Crediamo, Signore, che tu cammini in mezzo a noi, rafforzando il nostro coraggio e lottando con noi per salvaguardare l’umana fraternità!

7 Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; 8 perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. 9 Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? 10 O se gli chiede un pesce, darà una serpe? 11 Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!
12 Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.

 Medita

 Bellissimo e consolante il Vangelo di oggi, e an­che molto noto. È veramente un bellissimo Vangelo per le rassicu­razioni che contiene. Dunque, non siamo affatto soli; dunque, Dio si cura di noi; dunque, la via è aper­ta dinanzi al nostro cuore. Nessuno può impedirci di percorrere questa via di supplica; dipende soltanto dalla nostra fede e dalla nostra umiltà.

Chi non è capace di chiedere? Chi non è capace di bussare, cercare? Tutti, e proprio a cominciare dai più poveri. Ci faremo allora forti della nostra povertà e la faremo diventare grido e supplica dinanzi a Dio, sicuri di essere ascoltati. Questo è il primo e grande insegnamento che Ge­sù volle darci con queste bellissime parole. Ma non è tutto. Egli aggiunse che se noi, che siamo cattivi, sappiamo dare cose buone ai nostri figli, ancor più il Padre che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano. Ed ecco che nasce subito un problema. Qualcuno potrebbe dire di avere domandato cose buone al Padre celeste e di non averle ottenute. Il problema è questo: capire secondo quale criterio si debbano giudicare buone le cose che chiediamo.

Secondo il criterio nostro o secondo il criterio del Padre nostro che è nei cieli? Un bambino chiede a suo padre una cosa; il padre sa che la cosa non è adatta al bambino, anche se per il bimbo è l'unica cosa buona che egli desidera; questa cosa non gli sarà data, perché la bontà di essa è stata giudicata secondo il giudizio del padre.

Quando ci rivolgiamo a Dio, non dovremmo mai dimenticare questa semplicissima regola di comportamento dell'amore. Con umiltà dobbiamo riconoscere di dover impa­rare a pregare. Non per nulla Gesù ce lo insegnò con la preghiera che ogni giorno diciamo e con la quale ci rivolgiamo al Padre che è nei cieli. Ma se non siamo attenti, è molto facile che non chiediamo ciò che Dio desidera; ed allora ciò che chiediamo non è buono per noi.

Può accadere che ci rivolgiamo a Dio chiedendo­gli delle cose senza la fede, cioè senza aver giudi­cato alla luce della fede l'oggetto della nostra do­manda. Ad esempio, chiedere la sanità del corpo è più facile che non chiedere la santità della vita; ma, mentre per la prima non è necessaria la fede, per la seconda sì, perché ogni uomo desidera star bene, ma soltanto nella fede si desidera di essere santi.

Ancora: possiamo rivolgerci a Dio per chiedere giustizia, ed è veramente giusto farlo; ma quanti sono che, al di là della giustizia, valore così radicato in noi e che tutti comprendiamo così bene, si rivol­gono a Dio per chiedergli la grazia di saper perdo­nare le offese ricevute? Ancor più, di avere la gra­zia di poter perdonare qualcuno, di essere miseri­cordiosi per ottenere misericordia? È molto più fa­cile chiedere giustizia che elevarsi nella fede, ap­prezzare la grandezza del perdono e chiedere la gra­zia di imparare a perdonare i propri fratelli, anche quando si ha ragione, al di là della stessa giustizia.

Chi di noi non chiede consolazione a Dio, e chi di noi non chiede conforto? Chi di noi non chiede liberazione dai propri mali? Ma quanti di noi chiedono anche di capire la grazia della Croce e di poter partecipare, come a un sommo bene, alla passione del Cristo di Dio? Quanti di noi sono convinti che è maggior gra­zia vivere i propri dolori in unione con Cristo che esserne semplicemente liberati?

Desiderare di essere liberati dai propri dolori è istintivo, non ci vuol fede per desiderarlo. Ma quan­ta fede ci vuole per desiderare invece di prendere parte al divino dolore del Cristo!

Ecco ciò che intendevo affermando che spesso ci rivolgiamo a Dio chiedendo non le cose illuminate dalla fede, ma quelle che semplicemente ci paiono buone, secondo il nostro giudizio umano.

Allora Dio può esaudirci o no; non sono tuttavia queste le cose buone che egli desidera darci, le cose che ci glorificheranno, che ci garantiscono la bea­titudine suprema. Ecco dunque un altro Vangelo che ci riguarda da vicino. Cercheremo, busseremo, chiederemo. Ma ci sfor­zeremo anche di chiedere le cose buone, quelle che la fede ci suggerisce di chiedere, quelle che i veri figli di Dio chiedono al Padre celeste, conoscendone l'amore, i gusti, il desiderio di farci santi.

Prega

Ti sono grato, Signore, per questa tua Parola che mi invita ad avere fiducia in Dio. Tu conosci bene il suo cuore di Padre e il suo desiderio di dare a tutti i suoi fi­gli cose buone. Per questo insisti perché non mi stanchi di chiedere, di cercare presso di lui le cose buone di cui ha bisogno la mia vita. Insegnami, Signore, ad avere fi­ducia come te quando prego il Padre, ad attendere con pazienza che nella mia vita si compiano le promesse di Dio, ad accogliere le cose buone che il Padre intende offrirmi. Donami un cuore filiale, che chiede senza stancarsi; un cuore fraterno che prega per gli altri, per chi soffre, perché trovi la serenità; per chi non cre­de, perché trovi la fede; per chi è chiamato da te, per­ché sappia dirti di sì. Maestro, insegnami a pregare. Amen.

Vivere la Parola

Forse molte persone ci stimano e dicono che siamo gente brava, persone di pasta buona. In questa giornata facciamo capire che il nostro modo di agire e il nostro impegno non nascono da noi stessi.



Venerdì – 22 febbraio 2013 - 1Pt 5,1-4; Sal 22,2-6; Mt 16,13-19

Il Signore è il mio Pastore: non manco di nulla

Ancora

Tu, Signore, non alzi la voce contro il denaro come noi che, di fronte a esso, corrughiamo di disgusto la nostra coscienza tanto pura. Non alzi la voce contro il possesso dei beni, soltanto ci metti in guardia, Signore! Chiunque si lascia sedurre dalle ricchezze si ritrova asservito il cuore, lo spirito e il futuro, e incapace di rivolgersi verso Dio e il prossimo fissando il desiderio unicamente su se stesso. Sveglia, Signore, il nostro discernimento, perché in te e nel tuo vangelo aggrappiamo l'ancora della nostra esistenza. Allora il denaro e il possesso dei beni staranno al loro posto e avranno la sola funzione di realizzare i progetti di un’umanità fraterna e solidale creata per la felicità da condividere.

13 Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». 14 Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 15 Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». 16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17 E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Medita

La gente parla di Gesù; essa è d’accordo sul fatto che egli sia potente, come i profeti che Dio ha mandato un tempo. È l’opinione della gente che giudica da sé, senza lasciarsi condurre dallo Spirito di Dio.

Un sondaggio tra i discepoli - Simon Pietro è il loro portavoce - dà un altro risultato: No, Gesù non è un semplice profeta! Egli è il Messia, colui che si attendeva fin dall’antichità, è il santo Salvatore. Non è un uomo, ma il Figlio di Dio. Questa risposta supera tutto ciò che gli uomini sono in grado di concepire da soli. La professione di fede di Pietro è la rivelazione di Dio. Questa risposta dettata dalla fede vale a Pietro il privilegio di diventare il fondamento della Chiesa di Gesù Cristo. Essa vive ancora oggi grazie a coloro per i quali la parola della rivelazione di Dio ha più valore di ogni conoscenza umana. Simon Pietro è il primo al quale Dio affidi la chiave della fede: ciò che egli farà o disferà sulla terra, ciò che riceverà o rifiuterà, sarà anche in Cielo. Così egli è responsabile della salvezza di molti uomini: perché cresca una comunità sulla quale le potenze degli inferi non abbiano presa.

Prega

Preghiamo lo Spirito Santo affinché la Chiesa sia pronta su questa terra ad offrire la sua vita per gli uomini e a lasciarsi ferire come ha fatto il Signore. Pronta ad offrirsi per la miseria del mondo; affinché venga il regno di Dio. Noi ti preghiamo: fa’ che giunga presto il giorno in cui potremo indirizzarti le nostre preghiere e servirti d’un solo cuore e d’un solo spirito nella pace e nell’amore del corpo di Cristo. Amen

Vivere la Parola

In questi primi giorni di Quaresima identificherò con chiarezza i settori della mia vita dove mettere in pratica la parola del Signore.


Sabato – 23 febbraio 2013 - Dt 26,16-19; Sal 118; Mt 5,43-48

Beato chi è fedele alla legge del Signore

Amore diffuso

Il suo amore è diffuso in voi, per sempre. Ne siete convinti, gente del mio popolo? Se, come il sole su un vasto giardino, lasciate che il suo amore in voi si dispieghi, che il suo calore pervada i vostri sentimenti, rianimi la vostra fede, riaccenda la vostra umanità, renda più intensa la vostra dolcezza e rianimi la vostra compassione, che cosa potrebbe scaturire dal vostro cuore e dalle vostre mani se non comportamenti segnati dalla sua smisurata misericordia? E se, gente del mio popolo, amare diventa viario aspro e lacerante per le piaghe vive per i colpi di malvagità, per le parole di odio inflitti dal vostro prossimo trasformato in nemico, allora ritornate, gente del mio popolo, ritornate sempre al suo amore deposto nel vostro cuore e di nuovo consegnato nelle vostre mani. Esso suscita in voi il desiderio e la forza di camminare con lui fino al perdono che salva il mondo.

43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; 44 ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, 45 perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48 Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

Medita

Quando leggiamo questo brano di Vangelo, dobbiamo soprattutto pregare, dobbiamo implorare Gesù per poterlo vivere pienamente. Dobbiamo supplicare lo Spirito Santo di cambiare i nostri cuori al punto di poter perdonare e amare come Gesù, che ci ha dato la più grande prova del suo amore per noi sulla croce. È umano, è naturale che noi non possiamo amare i nostri nemici. Possiamo a stento evitare di ripagarli con gli stessi torti, ed è già molto! Ma Gesù ci chiama a molto di più. Egli ci dice di “amarli e di pregare per loro”. Dio ha creato il nostro cuore in modo che esso non possa essere neutrale. Quando restiamo indifferenti nei confronti di qualcuno, siamo incapaci di scoprire ciò che vi è di migliore in lui, siamo incapaci di perdonarlo veramente. Si tratta ancora, quindi, di imitare il nostro Padre celeste, non nella sua potenza, nella sua saggezza, nella sua intelligenza, ma nella sua bontà e nella sua misericordia. Lui che non solo “fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti”, ma che ha sacrificato il suo Figlio, il suo Figlio prediletto, per Giuda come per il buon ladrone, per tutti gli uomini.

Prega

Chi ci farà comprendere l’immenso amore con cui Dio ci ha amati? Chi ci farà penetrare questa follia che è saggezza infinita, chi ci farà accettare l’inaccettabile e credere all’incredibile misericordia divina, pronta con tutte le forze ad amare, a dimenticare, a perdonare? Quando capiremo che Dio ci chiama ad essere suoi figli; immagini perfette, immagini rassomigliantissime del suo amore verso gli uomini? Quando ameremo come tu ami, Signore, dicendo di coloro che ci perseguitano: “Padre, perdonali, non sanno quello che fanno”?

Vivere la Parola

Presterò particolare attenzione a non emarginare, a non trattare male persone con le quali, per diverse ragioni, vivo rapporti difficili.



Quaresima 2013 - In cammino verso la Pasqua



II Settimana di Quaresima



Tempo di ripensamento

La parola greca che spesso è tradotta con “conversione” è metànoia. Propria­mente significa ripensare, pensare in mo­do diverso, cambiare idea. Per i greci la conversione inizia dal pensiero. L'essere umano diventa ciò che pensa. Quindi vale la pena prestare attenzione ai nostri pen­sieri, a quanto ci fanno ammalare, a quan­to ci buttano giù e provocano in noi in­soddisfazione e amarezza. Noi crediamo di pensare in modo oggettivo, ma in realtà i mostri pensieri sono segnati da molti pre­giudizi e dalle nostre emozioni. Chi è ar­rabbiato vede gli altri a partire dalla pro­pria rabbia. Non può più pensare in mo­do chiaro.

La quaresima ci invita a rinnovare il no­stro pensiero. Dobbiamo esaminare ciò che pensiamo per vedere quanto ci faccia­mo del male con i nostri pensieri. Il no­stro pensiero corrisponde alla realtà op­pure la falsifichiamo? Donde attingiamo l'interpretazione della realtà? Se interpre­to in modo negativo la mia professione e il mio lavoro, come uno sfruttamento, come noioso, come pretesa eccessiva, li vivrò nello stesso modo. Dal mio pensiero di­pende come io mi sento, come io incontro le persone intorno a me e come vivo la mia vita di ogni giorno. Penso ciò che tut­ti intorno a me pensano, oppure penso i pensieri di Dio?

Nella lettera ai Romani Paolo ci esorta a esaminare il nostro pensiero: «Non con­formatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e per­fetto» (Rm 12,2). Se guardiamo la realtà con gli occhi di Dio, conosceremo chiara­mente ciò che è bene per noi e quanto ci rende perfetti, ciò che ci conduce alla vera vita.

Metà non significa solamente “altro”, ma anche “dopo, dietro”. Significa quindi che noi vediamo dietro le cose, che conoscia­mo il vero fondamento. Spesso noi vedia­mo soltanto la superficie. Vediamo quanto succede nel mondo, ma non ne conoscia­mo il senso. Vediamo la natura, ma non guardiamo al Creatore attraverso la bel­lezza della creazione. Rinnovare il nostro pensiero significherebbe guardare dietro le cose, riconoscere Dio come il vero fon­damento di tutto l'essere. Dobbiamo pra­ticare questo nuovo sguardo. Non va da sé. Smettiamo di giudicare una persona e le cose. Guardiamo alla persona. Vediamo i suoi errori e le sue debolezze, ma dietro, guardiamo la storia della sua vita e alla sua vera forma, così come Dio se l'è raffigura­ta. Guardiamo gli eventi della nostra vita quotidiana e riconosciamo in essi l'agire di Dio. Guardiamo il paesaggio e vediamo in esso lo Spirito di Dio, che pervade e compenetra ogni cosa.

Ci vuole esercizio per riuscire a vedere in modo da non valutare e giudicare le persone e le cose, ma da lasciarle sempli­cemente nel loro mistero, guardandole con benevolenza, lasciandole esistere. Al­lora noi pensiamo oltre le cose, allora ve­diamo Dio in tutto.

Amare

Senza amare e senza essere amato chi può vivere? L'amore è l'unico sole capace di trasfigurare l'umanità e di raccogliere dalle sue fragilità messi di infinito. Chi ama è impegnato in un lungo cammino sul quale, umilmente e deposto ogni egoismo, ha come unico scopo la felicità da creare e consegnare. Come sarà possibile questo se si adottano le mezze misure, un po'qua e un po'là? Chi ama non è spinto fino all'estremo del dono e del superamento? L'amore è più grande della nostra condizione feriale, ci è necessario lo Spirito di Dio diffuso in noi per vincere a servizio del prossimo con le forze di cui disponiamo. L'amore è una Passione perché, necessariamente, chi ama si avvia allo spogliamento dove, cuore e corpo spalancati, si presenta in offerta per la gioia e la liberazione dei suoi fratelli.


24 febbraio 2013 - II Domenica di Quaresima

Gen 15,5-12.17-18; Sal 26; Fil 3,17-4,1; Lc 9,28a-36 - Il Signore è la mia luce e la mia salvezza

Credo

Crediamo, Signore! Una volta per sempre hai fatto la scelta della nostra umanità! In essa ti sei gettato corpo e anima interamente offerti! Crediamo, Signore! Per culla hai scelto il suolo della nostra terra legandoti al nostro misero strame e alla polvere dei nostri cantieri per condividere il tutto della nostra esistenza! Crediamo, Signore! Hai preso carne nella tua passione per la nostra umanità, legandoti alla nostra sofferenza e alla nostra morte per rivestire con noi risurrezione e ascensione! Crediamo, Signore, e ci afferra la gioia perché ci benedici e perché, perfino se incombono cupe tempeste e sordide nebbie srotolano le loro matasse mortali attorno alla nostra vita impaurita, verso di noi per sempre ti impegni nel bene!

Crediamo, Signore, e la gioia della nostra fede ci sostiene, fiammeggiando come torcia contro le mura della notte!

28 Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. 29 E, mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. 30 Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, 31 apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. 32 Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 33 Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva. 34 Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all'entrare in quella nube, ebbero paura. 35 E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo». 36 Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Medita

Nella Trasfigurazione, Gesù è indicato come la vera speranza dell’uomo e come l’apogeo dell’Antico Testamento. Luca parla dell’“esodo” di Gesù, che contiene allo stesso tempo morte e risurrezione. I tre apostoli, vinti dal sonno, che rappresenta l’incapacità dell’uomo di penetrare nel Mistero, sono risvegliati da Gesù, cioè dalla grazia, e vedono la sua gloria. La nube, simbolo dell’immensità di Dio e della sua presenza, li copre tutti. I tre apostoli ascoltano le parole del Padre che definiscono il Figlio come l’eletto: “Questi è il Figlio mio, l’eletto, ascoltatelo”. Non c’è altro commento. Essi reagiscono con timore e stupore. Vorrebbero attaccarsi a questo momento, evitare l’attimo seguente della discesa dalla montagna e il suo fardello di abitudine, di oscurità, di passione. La Gloria, Mosè ed Elia, scompaiono. Non rimane “che Gesù solo”, sola verità, sola vita e sola via di salvezza nella trama quotidiana della storia umana. Questa visione non li solleverà dal peso della vita di tutti i giorni, spesso spogliata dello splendore del Tabor, e neanche li dispenserà dall’atto di fede al momento della prova, quando i vestiti bianchi e il viso trasfigurato di Gesù saranno strappati e umiliati. Ma il ricordo di questa visione li aiuterà a capire, come spiega il Prefazio della Messa di oggi, “che attraverso la passione possiamo giungere al trionfo della risurrezione”.

Prega

Padre di bontà, tu che ci hai indicato tuo Figlio Gesù Cristo come la sola speranza di salvezza, facci la grazia di guardarlo continuamente per essere confortati dalla sua luce, che attraversa con sicurezza l’oscurità delle prove e della passione di ogni giorno; concedici di vivere fuori dalle tenebre dell’errore, e di rimanere sempre nello splendore della verità, per raggiungere così con lui la gloria della sua risurrezione.

Per la lettura spirituale

Tutto nella vita di Gesù, Verbo incarnato, è pieno di significato. Cristo, se posso esprimermi così, è il grande sacramento della nuova legge. Che cos’è un sacramento? Nel senso ampio del termine, è il segno sensibile di una grazia interiore; si può dunque dire che Cristo è il grande sacramento di tutte le grazie che Dio ha dato all’umanità. Come ci dice l’apostolo san Giovanni, Cristo è venuto ad abitare in mezzo a noi come Figlio unigenito del Padre, “pieno di grazia e di verità”; ed aggiunge: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia” (Gv 1,14.16). Gesù Cristo ci concede tutte le grazie come Uomo-Dio, perché egli le ha meritate per noi, e il Padre eterno l’ha costituito unico pontefice e mediatore supremo. Egli ci concede queste grazie in tutti i suoi misteri. Ve l’ho detto: i misteri di Nostro Signore devono essere per noi oggetto di contemplazione, di ammirazione, di culto; essi devono anche essere come sacramenti che producono in noi, nella misura della nostra fede e del nostro amore, la grazia che è insita in loro. E ciò è vero per ognuno degli stati di Gesù, per ognuno dei suoi gesti. Poiché, se Cristo è sempre il Figlio di Dio, se in tutto ciò che egli dice e fa glorifica innanzi tutto suo Padre, egli non ci separa mai dal suo pensiero; a ciascuno dei suoi misteri egli abbina una grazia che deve aiutarci a riprodurre in noi i suoi tratti divini, per renderci simili a lui. Dom MARMION

Vivere la Parola

Le cene comuni sono il cuore della fratellanza, di quella fratellanza che supera la cerchia familiare o delle amicizie. Organizziamo una cena semplice in casa nostra invitando alcuni vicini che non abbiamo mai ospitato, oppure i familiari di qualche compagno di scuola o di lavoro che appartiene ad altri popoli e religioni.



Lunedì – 25 febbraio 2013 - Dn 9,4b-10; Sal 78; Lc 6,36-38 - Perdonaci, Signore, nella tua misericordia

Alleanza

Perché, genti del mio popolo, sarebbe diventato vostra carne e vostro spirito se non per essere unito a voi nella vostra condizione umana? Perché si sarebbe piegato sotto il fardello delle vostre miserie e gridato sotto i chiodi della vostra sofferenza se non per essere unito a voi nella vostra umana realtà?

Perché, genti del mio popolo, avrebbe posato la sua tenerezza sulla vostra lebbra e sparso il suo perdono sui vostri peccati, se non per consegnarvi la verità del suo amore?Perciò, genti del mio popolo, anche se vi capita di infrangere la parola data, di sviare la vostra fede e anche di smarrirvi nel tunnel del male, non abbiate paura! Per ritrovare la casa della sua alleanza mai revocata vi basta solamente avvicinare a lui il pentimento del vostro cuore!

36 Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. 37 Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; 38 date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Medita

Gesù ci chiama di nuovo ad imitare il Padre celeste con l’essere misericordiosi. Questa insistenza è dolcissima, poiché noi tutti abbiamo esperienza della nostra miseria e attraverso questa esperienza possiamo capire cosa sia la misericordia. Ma è anche rigorosissima, poiché Gesù ci avverte che vi è una esatta proporzione tra la misericordia che esercitiamo nei confronti dei nostri fratelli e quella che riceveremo dal Padre. Una frase sconvolgente, a pensarci bene! Dio ci ama al punto di mettere nelle nostre mani la “misura” stessa di cui egli si serve per elargire il suo amore. Ma egli vuole che noi ce ne serviamo come lui,

per dare senza misura. Gesù ci indica quattro modi assai pratici di esercitare la misericordia. Primo: non giudicare. Durante questa Quaresima prendiamo la decisione di non giudicare mai. Sforziamoci di fare un digiuno di quei giudizi spontanei che diamo così spesso, in parole o in pensieri. Anche se siamo responsabili di qualcuno, non dobbiamo mai giudicare le sue intenzioni; non sappiamo quali siano i suoi sentimenti profondi, e il segreto del suo cuore non appartiene che a Dio. Condannare è ancor peggio: è dare un giudizio definitivo. Evitiamo la più piccola condanna, nelle nostre parole e nei nostri gesti. Al contrario, sforziamoci

sempre di assolvere, di scusare, di rimettere a ciascuno il suo debito; cerchiamo di perdonare sempre e riceveremo anche il perdono del Padre. È così che verrà il regno di Dio “come in cielo così in terra”.

Prega

Sono sorpreso, Signore, della misericordia di Dio Padre che tu mi fai conoscere e sperimentare. Ti avvi­cini a me, cercandomi nella mia situazione di pecca­to, perché il Padre mi ama. Ti doni a me per liberarmi dalla mia condizione di peccato, perché il Padre mi ama. Mi fai dono del tuo Spirito, che mi guida nel mondo, perché il Padre mi ama. Ti sono grato, Si­gnore, per questo amore fedele e traboccante. Fa' che sperimenti ogni giorno questo amore misericordioso, fino a sentirmi un perdonato, un graziato. Poni nel mio cuore tanta misericordia da essere fraterno e ge­neroso con quanti incontro, affinché anch'io riveli la misericordia traboccante di Dio Padre. Amen.

Vivere la Parola

Nella preghiera esaminerò le mie relazioni con le persone con cui vivo, soprattutto quelle relazioni che mi risultano più faticose in quanto mi richiedono l’impegno di non giudicare e di non condannare.




Martedì – 26 febbraio 2013 - Is 1,10.16-20; Sal 49; Mt 23,1-12 - Mostraci, Signore, la via della salvezza

Differenza

In tutto, Signore, anche per dirti la nostra fede e il nostro amore, siamo esagerati! Talvolta preghiamo e lodiamo, insegniamo e scriviamo, discutiamo e catechizziamo, con eccesso, e dimentichiamo di passare ai fatti attraverso i quali il vangelo si fa carne nel mondo. Talvolta organizziamo e facciamo del bene, manifestiamo e diamo, serviamo e condividiamo con eccesso, e dimentichiamo di passare alla celebrazione del tuo amore realmente presente nel mondo! Permettici, Signore, di guardare con un po' di ironia la nostra oscillazione per eccessi, ma, soprattutto, aiutaci, Signore, a non giudicare nessuno per la sua mancanza di misura, perché, è proprio vero, in ciascuno di noi rimane la differenza, visibile e umana, fra ciò che predichiamo ardentemente e ciò che pratichiamo modestamente!

1 Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: 2 «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. 3 Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. 4 Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. 5 Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; 6 amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe 7 e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì'' dalla gente. 8 Ma voi non fatevi chiamare "rabbì'', perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. 9 E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. 10 E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. 11 Il più grande tra voi sia vostro servo; 12 chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.

Medita

Sin dall’inizio della Quaresima Gesù ci incita a fare l’elemosina, a pregare e a digiunare non “per essere ammirati dagli uomini”, ma solamente per il Padre. Il nostro io cerca sempre di essere approvato, ama tutto ciò che lo mette in mostra, si compiace delle lusinghe. Non abbiamo paura di chiedere la morte di questo io, perché il nostro cuore possa finalmente risuscitare con Gesù. Guardiamo Maria, umile “serva del Signore”, nella quale si è incarnata, in tutta la sua logica d’amore, questa regola misteriosa: “Chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato”. Maria era immacolata, eppure Dio poteva immediatamente “vedere la sua umiltà”. Noi, che siamo peccatori, abbiamo bisogno di essere “abbassati”, e per questo l’umiliazione è un’ottima scuola. Chiediamo allo Spirito Santo di farci amare le umiliazioni. Smettiamo di affliggerci per i nostri difetti, se essi possono contribuire ad umiliarci; rimpiangiamo solamente il peccato che è in noi. Si ama così poco di l’essere umiliati! È una delle pratiche più difficili! Non scegliamo le umiliazioni, non cerchiamole, ma chiediamo a Dio di darci quelle di cui abbiamo bisogno, e sforziamoci di vivere nella gioia! L’umiliazione è una grazia, essa ci “abbassa”, ma, se noi l’accettiamo, essa ci immerge nella misericordia del cuore di Gesù, che ci “innalza” con lui sino al Padre.

Prega

Non condannarmi, Signore, come hai fatto con il fariseo, se il mio cuore accecato mostra durezza e orgoglio. Concedimi l’umiltà del pubblicano e perdonami con la tua dolcezza benevola. Ho fatto di me un idolo, ho infangato e indurito il mio cuore, non ho ascoltato la tua voce e ho disubbidito alla tua parola. Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me, povero peccatore. Guidami sul tuo sentiero, affinché, al tuo seguito, io possa evitare una via fatta di superbia e di cose più grandi di me; fa’ che io possa diventare l’umile servo degli uomini, miei fratelli.

Vivere la Parola

Verificherò nella preghiera di fronte al Signore in quali situazioni cerco riconoscimenti, elogi per la mia persona; quali impegni, presi all’inizio della Quaresima, non sono ancora attuati. Non mi limiterò a una verifica ma prenderò decisioni concrete.



Mercoledì – 27 febbraio 2013 – Ger 18,18-20; Sal 30; Mt 20,17-28 - Sàlvami, Signore: in te confido

Signore servo

Il vostro Signore e il vostro maestro è nato sulla paglia e non ha mai conosciuto l'oro dei palazzi e i titoli gloriosi! Il vostro Signore e il vostro maestro passa in mezzo a voi servendo parole di tenerezza e aprendo le braccia allo sconforto. A piene mani serve il perdono e la guarigione ai peccatori e ai maledetti delle vostre società. Agli affamati di vita serve, a ceste piene, il pane quotidiano della dignità. Per servirvi la sua amicizia si inginocchia, simile ai domestici obbligati a sottomettersi! Il vostro Signore e il vostro maestro

passa in mezzo a voi vestito dell'abito di servizio, offerto unicamente per la vostra gioia. Per dare tutto non bisogna perdere tutto? Il vostro Signore diventa vostro servo, fino all'estrema lacerazione, perché la sua unica passione è di servirvi l'amore del Padre!

17 Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici e lungo la via disse loro: 18 «Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte 19 e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà». 20 Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. 21 Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Dì che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». 22 Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». 23 Ed egli soggiunse: «Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio». 24 Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli; 25 ma Gesù, chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. 26 Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, 27 e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; 28 appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».

Medita

La croce è sempre presente nel cuore di Gesù. È la meta della sua vita. Sarà un sacrificio liberamente offerto, e non solo un martirio: Gesù ben lo mostra annunciando con precisione ai suoi apostoli che cosa gli sarebbe accaduto. Certo, egli aggiunge che “il terzo giorno risusciterà”, ma si sente che ora è tutto rivolto alla passione che si avvicina. I sentimenti di Giacomo, di Giovanni e della loro madre appaiono molto umani. Questo bisogno di gloria, questo bisogno di apparire, esiste in ciascuno di noi. Il nostro io resta sempre più o meno occupato dal desiderio di dominare.

Ma Gesù ci avverte come avverte Giacomo e Giovanni: se vogliamo essere con lui nella sua gloria, dobbiamo bere per intero il suo calice, cioè dobbiamo anche noi morire, fare la volontà del Padre, portare la nostra croce seguendo Gesù, senza cercare di sapere prima quale sia il nostro posto nel suo regno. La reazione di sdegno degli altri dieci discepoli è anch’essa molto umana.

E Gesù, seriamente, li invita a un rovesciamento totale di valori. Nella nuova comunità per la quale egli sta per dare la vita, il primo sarà l’ultimo, “appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti”.

Chiediamo la grazia di divenire servi, e servi davvero umili, pronti a soffrire e a sacrificarsi.

Preghiamo Maria perché interceda per noi: ai piedi della croce, ciò che Maria chiede per i suoi figli è che abbiano parte, come lei e con lei, al sacrificio del suo Figlio.

Prega

Signore, vorrei seguirti proprio come la roccia che si spostava nel deserto, vorrei bere al tuo costato ferito, vorrei succhiare il sangue prezioso dell’amore. Come l’apostolo, vorrei essere sempre con te e solo con te, anche se dovessi versare il mio sangue nell’estrema testimonianza. Voglio seguirti sulla terra ed entrare con te nelle regioni celesti. Non ho rifiutato il calice che il Padre mi ha dato da bere, perciò ricordati di me, Signore, quando verrai nel tuo Regno.

Vivere la Parola

Sarò particolarmente attento alle richieste di servizio da parte delle persone che vivono accanto a me, impegnandomi ad accoglierle senza chiedere nulla in cambio e a esaudirle con grande generosità.



Giovedì – 28 febbraio 2013 – Ger 17,5-10; Sal 1; Lc 16,19-31 - Beato chi confida nel Signore

Groviglio

Tu guardi con benevolenza la matassa dentro la quale tessiamo la nostra esistenza. Partiamo per l'assoluto

del nostro amore e stagniamo nella tiepidezza delle nostre promesse frammentate. Gridiamo e camminiamo

per fare condivisione e cediamo alle futilità dell'egoismo. Cantiamo la benevolenza e fabbrichiamo veleno. Cerchiamo la pura verità e zoppichiamo nei compromessi. Veramente, Signore, siamo persone aggrovigliate! La nostra grandezza non consiste, Signore, nell'essere sempre sul punto di strapparci alle forze oscure, alle mezze tinte e alla mediocrità per tentare con ostinazione di plasmare il nostro essere a tua somiglianza? La nostra bellezza non consiste, Signore, nel modellare, ogni giorno, il nostro essere per imprimervi i lineamenti luminosi del tuo vangelo?

19 C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. 20 Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, 21 bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. 22 Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. 23 Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. 24 Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. 25 Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. 26 Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. 27 E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, 28 perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento. 29 Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. 30 E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. 31 Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi».

Medita

“Quant’è difficile, per coloro che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!” (Lc 18,24). Perciò è necessario, dice Gesù, un cambiamento radicale del nostro atteggiamento. È necessario liberarci di tutte le ricchezze che appesantiscono il nostro cuore, è necessario staccarsene, perché esse ci impediscono di vedere il povero che “giace alla nostra porta”. Chi tra noi oserebbe dire che non tiene a nessuna ricchezza? Siamo tutti assai preoccupati di noi stessi, del nostro agio, dei nostri interessi... La vera privazione, la più importante agli occhi di Dio, è quella che libera il nostro cuore dal suo egoismo e che lo apre agli altri. Il Vangelo ci dà modo di conquistare veri tesori che nulla può intaccare: mettendo al servizio dei poveri, con umiltà, tutto ciò che abbiamo in beni materiali, talento, potere, qualità. Allora, coloro che avremo soccorso verranno da questa terra in nostro aiuto: non solamente faranno scaturire ciò che vi è di migliore in noi, la gioia del dare, ma ci faranno ottenere per noi un posto nel regno di Dio, che non appartiene che ai poveri.

Prega

Salvami, Signore, come attraverso il fuoco del più esigente degli amori, da questo mondo presente, affinché io sfugga alle fiamme eterne. Non rinunciare a correggermi come un figlio prediletto; fa’ che impari a vivere secondo il tuo cuore. Concedi che la porta della mia anima si apra alla chiamata del povero e di colui che ha bisogno di tempo, di attenzione o di aiuto materiale. Fa’ che io mi serva di una misura eccessiva per servire i miei signori, i poveri, nei quali tu vieni a visitarmi.

Vivere la Parola

In questa parte della Quaresima mi verificherò sull’impegno per i poveri. Concluderò la verifica con qualche decisione concreta riguardo l’uso dei miei beni materiali, del mio tempo.



Venerdì - 1 marzo 2013 - Gen 37,3-4.12-13a.17b-28; Sal 104; Mt 21,33-43.45

Ricordiamo, Signore, le tue meraviglie

Memoria

Il tuo amore è il nostro inizio, la tua vita in noi come di un padre, come di una madre ai suoi figli. Ed eccoci, tutti, tuoi prediletti indissolubilmente uniti a te portando la tua immagine e la tua somiglianza e per sempre, tutti, segnati dalla tua divinità. E crei i mondi perché diventino culla delle nostre carezze, il giardino delle nostre creazioni, la terra della nostra uguaglianza, la casa della nostra identica origine, la tavola delle nostre fraterne condivisioni. E ci vedi, tutti, perderci in paesi tristi e vieni a cantare e a piangere sulle nostre strade a rivestire la nostra lebbra a spezzarti nelle nostre sofferenze ad annientarti sulle nostre croci e a innalzarci al di sopra della nostra morte verso la sfolgorante aurora della vita in perpetua risurrezione o Signore del nostro cuore!

33 Ascoltate un'altra parabola: C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli e se ne andò. 34 Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. 35 Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono. 36 Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. 37 Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! 38 Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità. 39 E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero. 40 Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?». 41 Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo». 42 E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata
è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri? 43 Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare. 45 Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro.

Medita

In questo venerdì la Chiesa ha scelto di farci leggere due testi che ci preparano al mistero del Venerdì Santo, nel quale Gesù viene ucciso per salvare noi. Abele, ucciso dal suo fratello geloso, è la prima immagine di Gesù nell’Antico Testamento. Viene poi la figura di Giuseppe, venduto dai suoi fratelli. Questi passi della Genesi mettono in piena luce la ferita che colpisce il cuore di tutti gli uomini dopo il peccato originale e che ostacola il sorgere dei sentimenti fraterni. La gelosia può assumere molte forme, vi sono modi più o meno eleganti di sbarazzarci di qualcuno che ci infastidisce e bisogna riconoscere che si tratta di una tentazione molto frequente, anche in una comunità cristiana. Abbiamo bisogno di chiedere continuamente a Dio una purificazione più profonda, per non accettare mai volontariamente nei nostri cuori il più piccolo sentimento di ostilità nei confronti di un fratello. L’ostilità diventa così facilmente odio... La parabola dei vignaioli assassini è indirizzata ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo. Ci fa comprendere una particolare sofferenza del cuore di Gesù, e al tempo stesso ci fa penetrare nel mistero della sua Chiesa. Gesù ha sofferto per tutti i nostri peccati, ma in particolar modo ha sofferto per essere stato ripudiato e infine ucciso dai pastori del popolo eletto. Quando consideriamo la storia della Chiesa e del mondo, vediamo che spesso gli uomini hanno veramente voglia di conservare l’eredità del cristianesimo: una nuova visione dell’uomo e della sua dignità personale, un senso della giustizia, della condivisione... Ma essi vogliono sopprimere l’Erede. Si accontentano di una spiritualità senza Dio! Durante questa Quaresima, chiediamo la grazia di attaccarci con fermezza non solo al messaggio, ma anche alla persona di Gesù, e che la nostra unione con lui sia il centro della nostra vita.

Prega

Fra tutti i popoli della terra scegliesti una vigna, Israele, alla quale donasti una terra in cui facesti scorrere latte e miele. La mia vigna non l’ho custodita, le volpi devastatrici l’hanno invasa. Ti ho già respinto abbastanza, Signore, vieni ora a prendere possesso del tuo bene. Nelle mie vene scorre il sangue del Figlio che i vignaiuoli assassini uccisero. Fa’ che la linfa del ceppo trasmetta la vita sino all’estremità dei tralci.

Voglio recare un frutto abbondante che persista, e accetto il torchio della croce affinché la mia vita serva a nutrire la tua gloria.

Vivere la Parola

E’ importante ritrovare momenti di silenzio non solo in occasioni speciali. Facciamo in modo che in ogni nostra giornata ci sia un breve e semplice momento di silenzio. Quale momento posso valorizzare? Al mattino non accendendo subito la televisione? Alla sera?



Sabato - 2 marzo 2013 - Mi 7,14-15.18-20; Sal 102; Lc 15,1-3.11-32

Il Signore è buono e grande nell'amore

Meraviglia!

Per amare, unicamente per amare, sei entrato nella paglia umana, ti sei scorticato nella polvere umana, hai mangiato alla tavola degli uomini! Tu hai poggiato la tua mano sulle carni putride, hai strappato i peccatori alle pietre della lapidazione, hai pianto di tristezza davanti alla tomba dell'amico e hai lavato gli spiriti e i cuori dai loro demoni incrostati. Per salvare, unicamente per salvare, hai spezzato la tua vita in pane per ogni giorno e l'hai versata in vino di giubilo per il futuro. Tu sei stato frantumato sotto i chiodi dell'odio, hai attraverso la tomba dove, per sparire per sempre, sono deposti gli spiriti e la carne. E, oggi, tu non perdonerai i nostri peccati? E tu non sarai, oggi, il nostro sole di speranza? E tu non ci porterai, oggi, attraverso la paura e la morte, fino alla tua dimora di gioia?

1 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2 I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». 3 Allora egli disse loro questa parabola:
11 «Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. 13 Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. 14 Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15 Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17 Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; 19 non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. 20 Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. 22 Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. 23 Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26 chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. 27 Il servo gli rispose: E' tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. 28 Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. 29 Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. 30 Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. 31 Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

Medita

Oggi Gesù dice questa parabola per ciascuno di noi: noi tutti siamo quel figlio che il peccato ha allontanato dal Padre, e che deve ritrovare, ogni giorno più direttamente, il cammino della sua casa, il cammino del suo cuore. La conversione è esattamente questo: questo viaggio, questo percorso che consiste nell’abbandonare il nostro peccato e la miseria nella quale esso ci ha gettati per andare verso il Padre. Ciò che ci sconvolge in questa parabola, e la realtà la sorpassa di molto, è il vedere che il nostro Padre ci attende da sempre. Siamo noi ad averlo lasciato, ma lui, lui non ci lascia mai. Egli è “commosso” non appena ci vede tornare a lui. Talvolta saremmo tentati di dubitare del suo perdono, pensando che la nostra colpa sia troppo grande. Ma il padre continua sempre ad amarci. Egli è infinitamente fedele. Non sono i nostri peccati ad impedirgli di darci il suo amore, ma il nostro orgoglio. Non appena ci riconosciamo peccatori, subito egli si dona di nuovo a noi, con un amore ancora più grande, un amore che può riparare a tutto, un amore in grado in ogni momento di trarre dal male un bene più grande. Il suo perdono non è una semplice amnistia, è un’effusione di misericordia, nella quale la tenerezza è più forte del peccato. Gesù vuole che noi abbiamo la stessa fiducia anche nei confronti degli altri. Nel cuore di ogni uomo vi è sempre una possibilità di ritorno al Padre, e noi dobbiamo sperarlo senza sosta. Quando vediamo fratelli e sorelle convertiti di recente che ricevono grazie di

intimità con Dio, spesso davvero straordinarie, esultiamo senza ripensamenti, e partecipiamo alla gioia del Padre.

Prega

Mi leverò e andrò da mio Padre”. Liberaci dall’orgoglio della vita che ci impedisce di rialzarci dal fango nel quale il peccato ci ha trascinati. Salvaci dall’accecamento suicida che non riconosce la misericordia nella ostinazione e nell’indurimento del cuore. O Cristo, tu hai aperto le porte del Paradiso; là non vi è più l’angelo che ne vietava l’ingresso e per mezzo della tua voce il Padre chiama di nuovo Adamo, che aveva cacciato. Ero piegato, abbattuto dalle mie turpi colpe, ero prostrato e rifiutavo la consolazione, ma ti ho sentito e mi alzerò e andrò da mio Padre.

Vivere la Parola

Facciamo una riflessione personale e anche comunitaria domandandoci: siamo le persone e le comunità del “perché” o siamo le comunità del “come”? Dedichiamo più tempo a discutere sul perché accadono certe cose o a come possiamo fare la nostra parte?



Quaresima 2013 - In cammino verso la Pasqua




III Settimana di Quaresima



Tempo di digiuno

Negli ultimi vent'anni non solamente la chiesa, ma anche la medicina ha riscoper­to il digiuno. Per decenni le prescrizioni di digiuno si sono sempre più ridotte. Non si comprendeva più quale fosse il senso del digiuno. Chi durante la quaresi­ma deciderà di digiunare una settimana, di non mangiare niente di solido, ma solamente di bere tanto - the, acqua o suc­chi - sperimenterà quanto sia benefico il digiuno. Dopo le difficoltà iniziali del pri­mo e secondo giorno non sentirà più il senso di fame. Si sentirà più libero. Le sue mani diverranno permeabili, sottili. Pas­seggiando nella natura si farà attento. Nei suoi movimenti si farà più lento. Eviterà del tutto spontaneamente la smania. Sen­tirà che la fretta non gli fa bene.

Può essere che nel digiuno ci incontria­mo per la prima volta con la nostra rabbia e la nostra insoddisfazione. Nella vita quo­tidiana conosciamo certamente il mecca­nismo per cui mangiamo molto quando siamo delusi o ci sentiamo soli. Allora tamponiamo la nostra rabbia o la nostra solitudine mangiando. Non vogliamo più sentire noi stessi, ma questa strada ci ren­de ancora più insoddisfatti. Nel digiuno interrompiamo questo meccanismo. Ci poniamo di fronte alla nostra verità. Insie­me a Gesù andiamo nel vuoto del deserto, per essere là messi a confronto con noi stessi. Solamente se reggiamo a questo confronto, potremo percorrere come Ge­sù la nostra strada verso Dio con chiarez­za e risolutezza.

Il digiuno purifica e disintossica il cor­po. Viene eliminata tutta la sporcizia inte­riore che si è accumulata. Si potrebbe in­dicare il digiuno come le pulizie di prima­vera per il corpo e l'anima. Si potrebbero però prendere queste pulizie di primavera anche alla lettera. Digiunare con il corpo potrebbe allargarsi alla purificazione e alla disintossicazione della mia vita quotidia­na. Si inizia con l'abitazione. Dove vorrei ripulire, gettar via il superfluo? Che cosa vorrei regalare via, da che cosa mi vorrei separare? Le pulizie di primavera possono riguardare anche le mie attività e abitudi­ni. Dove dovrei disintossicare il mio pro­gramma, calmare la mia fretta?

Digiunare con il corpo ci aiuterà a di­ventare più vigili e più liberi solamente in unione col digiuno spirituale. Digiuno e preghiera si appartengono. Il digiuno so­stiene la preghiera. Possiamo dedicarci meglio alla preghiera o alla meditazione, ma soprattutto il digiuno rende più inten­se le nostre preghiere per gli altri. Troppo spesso noi preghiamo solo con la testa per l’amico o l'amica che si trovano nel bisogno. Mentre, se io digiuno e prego consa­pevolmente un intero giorno per un'altra persona, allora percepirò tutto questo a li­vello del mio corpo. Porterò con me l'al­tra persona. Il mio corpo mi costringerà a pensare a lei. Nella preghiera e nel digiu­no diventerò una cosa sola con l'altro. Av­vertirò con lui una nuova vicinanza. E al­lora, per chi voglio digiunare e pregare consapevolmente? In quale situazione sento che con le parole non posso più cambiare niente, che con il mio aiuto sono comunque impotente?

E un paradosso che, proprio quando nel digiuno indebo­liamo la nostra vitalità, la nostra preghiera sale più intensamente verso Dio. Nel di­giuno noi riconosciamo la nostra impoten­za e la presentiamo a Dio. Sentiamo che dipendiamo dall'aiuto di Dio e dovremmo riporre fiducia in Dio che pensa alle per­sone per le quali digiuniamo. Da sempre il digiuno è stato collegato con l'illuminazione, con le veglie notturne e con la preghiera. Chi digiuna ottiene oc­chi illuminati. E come se un velo venisse tolto dai suoi occhi. Ha bisogno di poche ore di sonno e così può star sveglio a pre­gare. E sognerà in modo più chiaro. Da sempre i mistici hanno sperato di aprirsi col digiuno alla luce interiore di Dio, che brilla nelle loro anime. Il digiuno ci mette n contatto con lo spazio interiore del si­lenzio, nel quale Dio stesso abita in noi. Ci conduce alla patria interiore, nella qua­le possiamo sentirci bene con noi stessi, poiché Dio, il mistero, abita in noi.

Scegliere

Scegliete il vangelo. Scegliete di seguire Cristo. Decidetelo gioiosamente, liberamente e con amore. Ascoltate la parola di Gesù per illuminare la vostra esistenza a volta tortuosa e spesso turbolenta. Gesù è la vostra luce e la vostra salvezza e, malgrado le pesantezze e le inquietudini, siete colmi di fiducia nella sua presenza reale al vostro fianco. Attraverso le vostre strade anguste, scegliete di intraprendere l'esodo permanente lontano dagli spiriti cattivi che vi impediscono di respirare e fuori dalle tensioni inutili del denaro, del potere e dell'onore, per gustare vicino a Cristo gli unici cibi capaci di soddisfare la sete e la fame che vi attanagliano. Scegliete l'amore come unico segno di grandezza. Scegliete di abbandonare le zone luccicanti dove accumulate il vostro prestigio, la vostra invidia, il vostro lusso e la vostra menzogna.

Liberate e alleggerite, scegliete di superare la porta stretta che vi conduce al paese dove conta soltanto la tenerezza distribuita e le mani vuote per aver condiviso. Scegliete di portare il Nome del vostro battesimo: cristiani!



3 marzo 2013 - III Domenica di Quaresima

Es 3,1-8a.13-15; Sal 102; 1 Cor 10,1-6,10-12; Lc 13,1-9 - Il Signore ha pietà del suo popolo

In tempo

Non dite genti del mio popolo, che non siete responsabili né colpevoli! La vostra terra era bella quando l'avete ricevuta da lui ed ecco sta diventando una pattumiera! La vostra terra era preparata per l'equa spartizione e voi l'avete munita di punte seghettate e di frontiere. Quando lui ve l'ha affidata la vostra terra era destinata all'armonia e al dialogo e voi l'avete dilaniata con gli odi e con i cannoni. La vostra terra era distribuita per la solidarietà e la condivisione e voi l'avete divisa in pezzi di egoismo e di rifiuto. Che cosa avete fatto, genti del mio popolo? Ascolterete la Parola che cambia i cuori e converte le decisioni? Ascolterete in tempo la Parola che vi spinge a rinnovare la terra della vostra vita e del vostro amore?

1 In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. 2 Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? 3 No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. 4 O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 5 No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».6 Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. 7 Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? 8 Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime 9 e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai».

Medita

L’uomo non è stato creato per rovinarsi la vita. Non si può neanche immaginare che, fornito di ragione, egli lo desideri. E tuttavia tutto sembra svolgersi in modo che ciò avvenga, a tale punto che si arriva a dubitare dei propri desideri di pienezza e perfino a negare la loro possibilità. Un fatto nuovo è accaduto nella storia, che “molti profeti e re hanno voluto vedere e non hanno visto, e udire e non hanno udito”. Una Presenza inevitabile, provocatoria, di un’autorità fino ad allora sconosciuta, che ha il potere di risvegliare nel cuore dell’uomo i suoi desideri più veri; un Uomo che si riconosce facilmente come la Via, la Verità e la Vita per raggiungere la propria completezza. Il momento è quindi decisivo, grave. Quest’uomo chiama tutti quelli che sono con lui a definire la propria vita davanti a lui. Ma c’è un’ultima e misteriosa resistenza dell’uomo proprio davanti a colui di cui ha più bisogno.

Bisogna quindi ingaggiare una battaglia definitiva perché l’uomo ritrovi il gusto della libertà. E Cristo lotterà fino alla morte, per dare “una dolce speranza e per concedere dopo i peccati la possibilità di pentirsi” (cf. Sap 12,19). Ma non tentiamo di ingannarci. Ci troviamo nelle ultime ore decisive. Cristo può, in un ultimo momento di pazienza, prolungare il termine, come fa per il fico della parabola, ma non lo prolungherà in eterno!

Prega

Signore, sappiamo che tu sei poco incline alla collera, che sei ricco di clemenza e paziente con la nostra fragilità, che sai aspettare. Noi abbiamo bisogno di vivere, di approfittare di quel “cento per uno” che ci prometti già in questa vita. Non vogliamo più perdere tempo. Aiutaci dunque a vivere con attenzione, dissipa in noi le ombre del dubbio. Fa’ che la nostra libertà aderisca, senza calcoli e senza ritardi, a te che sei la vita.

Per la lettura spirituale

Quando si leggono con attenzione i Vangeli, viene alla luce una convinzione, che si afferma a poco a poco: Cristo è legato alla vita dell’uomo più di quanto non lo sia l’uomo stesso. Tutto quello che egli dice o fa è detto o fatto perché l’uomo dia i suoi frutti, perché conosca una gioia completa. È così che ci spieghiamo l’ammirazione che egli suscitava e i profondi cambiamenti che il suo incontro provocava. Era così duemila anni fa, ed è così ancora oggi. Chi non si è sentito più di una volta commosso da parole o da gesti semplici che lo hanno aiutato a contemplarsi in una luce nuova, che apriva l’orizzonte della sua stessa vita alla possibilità di un’umanità più giusta, più ricca di senso? In realtà, sono parole e gesti con i quali Cristo tocca ancora oggi il cuore dell’uomo. Quando l’uomo, indovinando il bene che gli viene proposto, si lega a lui, e segue la via che ha scoperto, facendo più attenzione - interrogando, chiedendo, fino a mettere in secondo piano ciò che allora gli interessava -, allora dà prova di una attitudine umana, morale. È possibile che fino a quel momento egli abbia vissuto trascurando e dimenticando i doveri che devono essere convenzionalmente rispettati. Ma quando egli incontra qualcosa di grande, non si lascia scappare l’occasione: ha riconosciuto la grande promessa che essa contiene e l’ha seguita. E anche se la fragilità lo accompagna sempre, l’orientamento della sua vita è nel senso giusto. La sua vita darà frutti. Al contrario, si può essere ben consolidati in uno stato dove tutto è talmente calcolato e previsto in anticipo che rimane poco spazio per la libera iniziativa di Dio. È ciò che è accaduto alla maggior parte del popolo di Israele. Ed è ciò che accade, molto spesso, all’uomo che compie i suoi doveri ma che è immorale nel momento decisivo, non riconoscendo o non volendo seguire il fatto nuovo che Dio pone nella sua vita. E si condanna da solo a non portare frutti. Ma Dio non rinuncia mai alla felicità dell’uomo. Non cesserà di dargli la sua occasione, fino a quando ce ne sarà il tempo. CALAVIA BALDUZ

Vivere la Parola

Rifletterò sulla situazione della mia fede in Gesù, per far emergere le difficoltà, le chiusure nei suoi confronti. Chiederò con insistenza al Signore il dono del suo Spirito, perché illumini la mia riflessione e guidi la mia libertà nelle decisioni.



Lunedì - 4 marzo 2013 – 2 Re 5,1-15; Sal 41 e 42; Lc 4,24-30

Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza

Inatteso

Tu sei il Dio inatteso e ti manifesti in tempi e luoghi imprevisti e non-conformi ai modi divini previsti dagli uomini! Tu ci sorprendi senza prevenire e senza annunciarti nella musica che sale fino al cielo, nel volto rugoso sul letto dell'abbandono, nella preghiera ripetuta, nel rotolare delle nubi, nel grido di rivolta, nelle cattedrali delle foreste, nella misericordia sorridente, nella tomba scavata, nelle parole d'amore, nel sole dell'alba, nella danza della festa, nell'assemblea dei fedeli, nel vento di primavera, nell'oro del grano da mietere sui volti quotidiani e nella rotondità dei frutti e ogni volta, o Signore, dal profondo del nostro cuore sale la nostra adorazione silenziosa: «Grazie, Dio nostro, per tutte le volte che ci visiti!».

24 Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria. 25 Vi dico anche: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26 ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. 27 C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro».28 All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; 29 si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. 30 Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.

Medita

Luca ci fa qui intravedere l’ostilità e l’odio che finiranno per far morire Gesù sulla croce. Gesù lo sa bene. Lo sa e dichiara che nessuno è profeta in patria. Eppure, Gesù va verso la passione con una suprema libertà: quando sarà giunta la sua ora, l’ora stabilita dal Padre, si consegnerà alle mani degli uomini, ma fino a quel momento tutta la sua preoccupazione sarà di salvare coloro che vorranno accoglierlo.

Questo episodio deve farci riflettere. Noi che abbiamo la grazia di essere battezzati, di appartenere forse ad una famiglia cristiana, ad una comunità cristiana, noi che viviamo in un paese ancora sensibile al Vangelo, abbiamo abbastanza umiltà e fede per accogliere Gesù? Non rischiamo di essere un po’ come i farisei, come quei giusti che ritengono di non avere bisogno di alcuna conversione? Molto spesso, è la nostra pretesa sufficienza che impedisce a Dio di concederci la sua grazia. Non ci rendiamo abbastanza conto che abbiamo bisogno di essere sempre purificati da Gesù. Non permettiamo abbastanza allo Spirito Santo di “convincerci quanto al peccato”, come spiega Giovanni Paolo II nella sua enciclica sullo Spirito Santo. Solo lo Spirito Santo, dandosi a noi, può darci una giusta coscienza del nostro peccato, non per opprimerci, ma, al contrario, per aiutarci a ricevere il perdono di Gesù, la guarigione e la salvezza!

Prega

Signore, fa’ che la mia carne ridiventi come quella di un bambino, purificami dalla lebbra del peccato che ha oscurato la bellezza originaria della tua creazione, riconciliami con te affinché io, forte della tua forza, interceda, per tutte le lebbre del mondo, perché siano liberati dalla contaminazione del corpo e dell’anima tanti uomini e donne che si sono perduti per aver ascoltato voci diverse dalla tua, per aver abitato ovili diversi da quelli per cui, tu, buon pastore, doni la vita. Pietà per noi, Re del mondo, sole dell’amore, che porti la guarigione nei tuoi raggi.

Vivere la Parola

Presterò molta attenzione questa settimana all'a­scolto della parola di Gesù, alle sue sollecitazioni, al­le sue critiche sui miei comportamenti, alle sue pro­poste, soprattutto quelle che mi invitano a spalancare il mio cuore, la mia vita sulla realtà (persone, fatti, si­tuazioni) che mi circonda.




Martedì - 5 marzo 2013 - Dn 3,25.34-43; Sal 24; Mt 18,21-35 - Sàlvaci, Signore, tu che sei fedele

La via

Siamo venuti, Signore, popolo del tuo vangelo, per partire con te sulla via della luce che tu hai tracciato, e lungo il cammino inviteremo i nostri compagni di umanità verso l'altra faccia della terra e dei cuori!

Forse saremo feriti, ma passeremo attraverso la compassione che, con muta e tenera presenza, asciuga le lacrime e la disperazione. Forse saremo crocifissi, ma passeremo attraverso il perdono e la pace che, malgrado il fanatismo e l'odio, costruiscono la riconciliazione su tutti i campi della violenza. Forse saremo trafitti, ma passeremo attraverso la condivisione che, in umana e calorosa fraternità, moltiplica la dignità e il pane, su tutte le tavole della fame! Eccoci, Signore, pronti per il cammino! Sulla lunga via concedici la perseveranza e la gioia!

21 Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». 22 E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.23 A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. 24 Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. 25 Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. 26 Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. 27 Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28 Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! 29 Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. 30 Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.31 Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. 32 Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. 33 Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? 34 E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. 35 Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».

Medita

Ancora una volta, Gesù insiste sulla pratica del perdono che deve caratterizzare i suoi discepoli. Il nostro perdono deve essere instancabile, ed è forse questo che ci costa di più. Molto spesso, riusciamo a mala pena a perdonare nostro fratello o nostra sorella, facendo peraltro capire che non deve però farlo un’altra volta. Ci risulta molto difficile perdonare sempre di nuovo, come se fosse la prima volta; ci risulta molto difficile avere abbastanza pazienza e abbastanza amore per guardare sempre con la stessa fiducia quella persona a cui bisogna perdonare due volte, dieci volte, mille volte una stessa cosa. Il nostro cuore è fatto così: noi poniamo sempre limiti al nostro amore! L’amore del Padre invece è infinito. Il Padre ci perdona sempre, e noi sappiamo che ha diecimila occasioni di farlo! Il suo desiderio ardente è che noi, dal momento che riceviamo continuamente la sua misericordia, possiamo diventare a nostra volta misericordiosi nei confronti dei nostri fratelli. Le offese che dobbiamo perdonare loro saranno sempre di poco conto di fronte a quelle che Dio ci perdona senza contarcele!

Prega

Signore, devo ammettere davanti a te che non mi è facile perdonare a chi mi fa del male, mi fa in qualche modo soffrire, perché il mio istinto mi porta a chiuder­mi in me stesso e a rispondere agli altri per quel che si meritano. La tentazione di rifiutare chi si comporta ma­le verso di me è continua. Eppure, se voglio essere tuo discepolo e figlio di un Dio che è Padre di tutti, devo imparare a perdonare come tu e il Padre perdonate a me; devo cercare i fratelli come tu e il Padre cercate me, stare con loro e donare a loro, come tu e il Padre state con me, donate a me. Aiutami, Signore, a vivere la comunione fraterna ogni giorno e a saper perdonare. Amen.

Vivere la Parola

Riallacciamo i rapporti con una persona con la quale non parliamo da tempo o che abbiamo cessato di fre­quentare perché ci è sembrato che ci abbia offeso o messo in disparte, oppure con qualcuno che da tempo non frequenta più la comunità parrocchiale, forse per qualche litigio o incomprensione.



Mercoledì - 6 marzo 2013 - Dt 4,1.5-9; Sal 147; Mt 5,17-19

Benedetto il Signore, gloria del suo popolo

Chiesa

È bella, la vostra Chiesa, gente del mio popolo, e voi ne siete fieri. Sono io che ve l'ho affidata! Come una vigna prediletta l'avete circondata di alte mura perché il rumore e le grida non la colpiscano con i loro furori di tempesta. Ma temete le frontiere di cui l'avete circondata per proteggerla! Esse potrebbero isolarvi e impedire a qualcuno di entrare. A cosa vi servirebbero il mio vino buono della festa e il mio pane di condivisione e la mia lieta notizia se li rinchiudete nelle vostre ridotte? Temete le frontiere! Esse sono delle ferite: induriscono i cuori,mettono catenacci alle entrate, barricate agli spiriti, schiacciano la fede! Esse erigono delle fortezze. E io non amo le fortezze, Parola mia! Nessuna fortezza, soprattutto se religiosa! Esse finiscono sempre in dominio e in condanne per accerchiare le coscienze. Il vangelo vola sulle ali dei grandi impertinenti venti dello Spirito!

17 Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento. 18 In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. 19 Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

Medita

Questa pagina del Vangelo ci invita a seguire con estrema fedeltà la legge di Dio, cioè la sua volontà manifestata nella sua parola. Gesù è venuto a compiere la legge antica: non solo riconosce ai precetti dell’Antico Testamento tutta la loro importanza, ma realizza nella sua persona ciò che i profeti avevano annunciato. È commovente leggere, dopo alcuni particolari del racconto della passione fatto da Giovanni, quali la tunica tirata a sorte, il colpo di lancia del centurione, queste parole: “Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura”. Che rispetto infinito, che amore dovremmo avere per questa santa Scrittura, che ci è stata trasmessa da uomini, ma che viene direttamente dal Padre!

Secondo l’Antica Alleanza, la legge data a Mosè è strettamente legata ai profeti che annunciano il Messia: non si tratta di un codice giuridico freddo e astratto, ma di comandamenti d’amore che Dio dà al suo popolo perché viva. Secondo la Nuova Alleanza, i comandamenti di Gesù nel Vangelo non possono essere separati dalla sua presenza nella Chiesa e dallo Spirito Santo, che, diffuso nei nostri cuori, ci rende partecipi della vita stessa della Santa Trinità. In questa Quaresima chiediamo una duplice conversione: che il nostro cuore sia sempre rivolto a Dio, in ascolto di quanto ci chiede; e che impariamo, grazie a ciò, a conformare il quotidiano delle nostre giornate a tutto quanto egli ci domanda con la sua parola.

Prega

Mio Dio, la tua legge è santa e i tuoi comandamenti sono santi, giusti e buoni. Tu non hai voluto posare sulle mie spalle un giogo che non potessi portare, tu hai voluto insegnarmi a camminare sulla tua strada, passo dopo passo come si fa con un bambino. Ma ad ogni passo, ad ogni tuo precetto ho incespicato. Tu non vuoi la morte del peccatore, ma che egli viva, così ti sei caricato tu stesso del giogo della legge, o amico degli uomini, e hai portato a compimento il disegno d’amore del Padre, che apre una sorgente inesauribile di perdono strappando il velo del tempio della tua carne.

Vivere la Parola

In questa Quaresima m'impegno a vedere ogni persona come una grande ricchezza, proprio perché in ogni per­sona è presente il Dio della vita. Prima di vedere se quella persona è giovane o anziana, dritta o curva, bella o brutta, vestita bene o meno, vedo in lei la pre­senza di Dio.



Giovedì - 7 marzo 2013 - Ger 7,23-28; Sal 94; Lc 11,14-23

Fa' che ascoltiamo, Signore, la tua voce

Esperti.

Siamo esperti in cecità, Signore! Da dove ci viene l'abitudine a chiudere gli occhi e, come se tutto procedesse per il meglio, a ignorare i segni di pericolo che lampeggiano nelle nostre Chiese timorose di fronte al futuro da inventare con audacia? Siamo ingegnosi nel mutismo, Signore! Da dove ci viene il talento di chiudere le labbra e tacere, come se nulla fosse, di fronte all'egoismo che srotola i suoi tappeti rossi nel comportamento delle nazioni fino all’ingresso nelle nostre case? Siamo accorti in sordità, Signore! Da dove ci viene l'arte di sbarrare le nostre orecchie e fuggire i richiami che ci strapperebbero allo svolgersi abituale della nostra esistenza metodicamente organizzata secondo i nostri valori e il nostro benessere?

Intervieni, Signore! Inserisci in noi la tua Parola che apra le nostre abili chiusure e risvegli, con potenza, la nostra vocazione!

14 Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate.15 Ma alcuni dissero: «E' in nome di Beelzebùl, capo dei demoni, che egli scaccia i demoni». 16 Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. 17 Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull'altra. 18 Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demoni in nome di Beelzebùl. 19 Ma se io scaccio i demoni in nome di Beelzebùl, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici. 20 Se invece io scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio.21 Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. 22 Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l'armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino.23 Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde.

Medita

La Quaresima è un tempo di conversione. È anche un tempo di lutto. La lotta che dobbiamo affrontare si pone su diversi piani: dobbiamo lottare contro noi stessi, contro il nostro io, il nostro orgoglio; dobbiamo lottare contro il demonio e le tentazioni che fa nascere; dobbiamo infine lottare contro ogni realtà che ci allontana da Gesù, da ogni ostacolo che ci impedisce di essere con lui. “Chi non è con me, è contro di me”: queste parole hanno un significato molto profondo e possono servirci di regola in ogni cosa. Essere con Gesù deve essere la nostra prima ed unica preoccupazione. Allora la mattina, non appena ci svegliamo, la nostra prima azione cosciente sia un atto di adorazione: mostreremo così a Gesù il nostro desiderio di essere con lui e questo sarà il modo migliore per uscire dal torpore, dal sonno dell’incoscienza in cui il demonio potrebbe farci cadere. Durante la nostra giornata, prima di ogni azione, ritorniamo così a Gesù, cerchiamo di restare sempre in sua compagnia. È così che noi “raccoglieremo con lui” mentre il demonio cercherà con ogni mezzo di “disperderci”, di farci perdere tempo, di farci allontanare dall’essenziale.

Prega

È con il dito di Dio che tu cacci i demoni, è con il suo dito di fuoco che vieni a scolpire nella dura pietra del mio cuore la legge del tuo amore, facendo del mio essere un tabernacolo inaccessibile alle forze del nemico. Tu sei santo, Dio, tu sei santo forte, santo immortale, abbi pietà di noi. O Dio forte, noi ti presentiamo il mondo e i suoi conflitti, la sua barbarie e le sue atrocità. Liberaci da tutti i demoni, quelli che parlano e quelli che restano muti, quelli che chiudono la bocca delle tacite complicità e delle vigliaccherie.

Vivere la Parola

Oggi esaminerò le principali tentazioni cui sono soggetto e come reagisco ad esse.

Chiederò al Signore di liberarmi dal male.



Venerdì - 8 marzo 2013 - Os 14,2-10; Sal 80; Mc 12,28b-34 - Signore, tu hai parole di vita eterna

Un solo movimento

Avete accettato che in voi Dio stabilisca la sua dimora e di legarvi a lui per amore. Tuttavia non vi agitate per provare ogni cosa perché, lo sapete, amare non dipende da nessuna crociata. Vivete, e conducete, naturalmente e umilmente, la vostra esistenza quotidiana fondata sulla tenerezza del Padre, su Cristo e il suo Vangelo e animata dal suo Spirito. Coscienti, talvolta chiaramente, talvolta in modo nebbioso, di questa stupefacente relazione d'amore! Il vostro amore di Dio si fa carne nel vostro amore per il prossimo. Le vostre parole dicono la Sua bontà. I vostri gesti lasciano intravedere la Sua compassione. La vostra fede rivela la Sua luce. Il vostro perdono manifesta la Sua misericordia. Il vostro agire in favore degli uomini rivela la Sua salvezza. La vostra solidarietà attesta la Sua giustizia. La vostra preghiera annuncia la Sua vicinanza. La vostra carità mostra il dono che Egli fa di Se stesso.

28 Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». 29 Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; 30 amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. 31 E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi». 32 Allora lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v'è altri all'infuori di lui; 33 amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici». 34 Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Medita

Marco ci fa ascoltare, per bocca di Gesù, il nuovo comandamento per eccellenza, che è il centro e la sintesi del Vangelo, ed insieme il programma della nostra vita. Dio ci ha creati per l’amore. Ha fatto in modo che tutto in noi, il nostro corpo come il nostro spirito, la nostra sensibilità come la nostra volontà, la nostra anima come il nostro cuore, tutto il nostro essere, insomma, potesse amare. Del resto, egli ha fatto in modo che veniamo al mondo come un esserino indifeso, che ha un b isogno vitale non solo di essere nutrito, ma anche di essere amato dalla madre, un esserino che non può crescere e raggiungere la propria maturità come persona se non in fondamentali relazioni d’amore e grazie ad esse. Ma, più noi procediamo nella vita, più facciamo prova di come sia difficile amare, amare veramente e disinteressatamente, amare profondamente e sinceramente Dio e il prossimo. Questo richiede ogni sorta di purificazione, e non lo si impara certo sui libri! Il solo modo di imparare ad amare è quello di lasciarci amare da Dio, poiché non si può amare se non essendo amati, e non c’è altri che Dio che possa amarci veramente, perché egli è l’unico Signore ed è Amore.

Prega

Signore, fa’ che, quando sono forte, io non conti sulla mia forza ma sulla tua debolezza che ti ha reso forte nella prova suprema. E quando sono duro nei confronti dei miei avversari, che io mi appelli alla tua tenerezza. Quando il mio pensiero brulica di piani di battaglia, il tuo Spirito soffi e li spazzi come castelli di carte. Non per forza ma per amore, non per conquista ma per abbandono. Insegnami che tutto è dono, offerta, oblazione per chi vive in te. Tutto il resto è dato in sovrappiù.

Vivere la Parola

Mi esaminerò davanti al Signore per individuare che cosa mi impedisce di fare un salto di qualità nel mio amore per Dio e per il prossimo.



Sabato - 9 marzo 2016 – Os 6,1-6; Sal 50; Lc 18, 9-14 - Tu gradisci, o Dio, gli umili di cuore

Fierezza

Da sempre il nostro peccato, Signore, ci è davanti! Siamo coscienti delle nostre ripetute indegnità e delle nostre tentazioni alle quali soccombiamo e delle offese quotidiane fatte al nostro prossimo! Ma che faremmo, Signore, se guardassimo solo il nostro peccato e le nostre colpe intrecciati nell'affresco dei nostri giorni?

Non siamo noi anche grandezza e bellezza generate da te? La cenere e la miseria non sono che bassezze passeggere da cui il tuo Spirito ci solleva! Per questo, Signore, ti preghiamo e lodiamo, con la coscienza del nostro peccato, ma gioiosamente e con fiducia, sicuri che riceverai a braccia aperte la nostra preghiera e la nostra adorazione!

9 Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: 10 «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. 11 Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. 12 Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. 13 Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. 14 Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».

Medita

Se siamo onesti, dobbiamo riconoscere che noi tutti abbiamo la tendenza a compiacerci di noi stessi. Forse perché pratichiamo molto fedelmente la nostra religione, come quel zelante fariseo, pensiamo di dover essere considerati “per bene”. Non abbiamo ancora capito queste parole di Dio in Osea: “Voglio l’amore e non il sacrificio” (Os 6,6). Invece di glorificare il Padre per quello che è, il nostro ringraziamento troppo spesso riguarda ciò che noi siamo o, peggio, consiste nel confrontarci, in modo a noi favorevole, con gli altri. È proprio questo giudizio sprezzante nei confronti dei fratelli che Gesù rimprovera al fariseo, così come gli rimprovera il suo atteggiamento nei confronti di Dio. Durante questa Quaresima, supplichiamo Gesù di cambiare radicalmente il nostro spirito e il nostro cuore, e di darci l’umiltà del pubblicano che invece ha scoperto l’atteggiamento e la preghiera “giusti” di fronte a Dio. Non comprenderemo mai abbastanza che il nostro amore è in stretta relazione con la nostra umiltà. La cosa migliore che possiamo fare di fronte a Dio, in qualsiasi misura ci pretendiamo santi, è di umiliarci di fronte a Dio. Ci sono dei momenti in cui non riusciamo a rendere grazie in modo sincero; allora possiamo fare la preghiera del pubblicano, possiamo cioè approfittare della nostra miseria per avvicinarci a Gesù: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Gesù esaudisce sempre questa preghiera. L’umiltà non ha niente a che vedere con un qualsiasi complesso di colpa o con un qualsiasi senso di inferiorità. È una disposizione d’amore; essa suppone che sappiamo già per esperienza che il nostro stato di peccatori attira l’amore misericordioso del Padre, poiché “chi si umilia sarà esaltato”. Essa suppone cioè che siamo entrati nello spirito del Magnificat.

Prega

Signore Gesù, il tuo comandamento di amarci come tu stesso ci hai amati ci ferisce il cuore e ci fa scoprire
con dolore quanto siamo lontani dall'essere rivestiti dei tuoi sentimenti di misericordia e di umiltà. Siamo così fatti che riusciamo a peccare anche quando ci rivolgiamo al Padre tuo, in preghiera. Abbi pietà di noi. Donaci il tuo Spirito buono. Insegnaci a porci in ascolto del suo grido inesprimibile che — solo - può chiamare il Padre e ottenere per noi salvezza e pace.

. Vivere la Parola

Nella preghiera loderò il Signore per il bene presente nella mia vita e gli esporrò ciò di cui devo

farmi perdonare da lui, dai fratelli, esprimendo la mia fiducia nella sua misericordia.




Quaresima 2013 - In cammino verso la Pasqua




IV Settimana di Quaresima



Tempo di allenamento

nella propria libertà interiore

Molti collegano con la quaresima delle sensazioni negative. Dovrebbero rinuncia­re ai dolci e lasciar perdere le belle feste. Non dovrebbero bere alcool. Qual è il senso della rinuncia? Si potrebbe com­prendere la rinuncia come esercizio della libertà interiore. Chi è sportivo, allenan­dosi per una gara rinuncia ad alcune co­modità, ma lo fa volentieri perché ha uno scopo. E’ orgoglioso se diminuisce il suo tempo o se salta un paio di centimetri più lontano o più in alto. Conosco persone che durante la quaresima scelgono di ri­nunciare all'alcool. Vogliono dimostrare a se stesse di non essere alcolizzate. Sono orgogliose di se stesse, se riescono a non bere per sette settimane alcuna goccia di alcool. Ciò dà loro la sensazione che si possono determinare da sole, che non so­no dipendenti dall'alcool. Vivono in pri­ma persona, invece di venir vissute dai lo­ro bisogni.

La rinuncia è una prova che io sono ve­ramente libero. Voglio dimostrare a me tesso che non sono dipendente né dall'al­cool, né dal caffè, che posso vivere anche senza questi mezzucci. Quando ho dimostrato questo a me stesso, posso pure nuo­vamente godere di essi con la coscienza pulita. Voglio dimostrarmi che posso di­sporre di me stesso. I greci chiamano au­tarchia questo tipo di libertà. L'autarchia consiste nel disporre di se stessi, nel pos­sedersi, nel determinare se stessi. Deci­dendo di noi stessi, scopriamo la nostra dignità umana. Difatti, se io sono dipen­dente dalle persone o dalle cose, ciò lede la mia dignità. Della dignità fa parte la li­bertà.

Durante la quaresima, però, noi non vo­gliamo solamente metterci alla prova, per vedere se siamo liberi. Noi piuttosto ci esercitiamo in questa libertà interiore. Co­nosciamo le nostre dipendenze e non su­pereremo mai queste dipendenze in modo assoluto, ma possiamo per un determinato tempo esercitarci, per esempio, a rinun­ciare a guidare la macchina, a spegnere la televisione, a fare a meno dell'alcool, a be­re meno caffè. Questo allenamento, però, non lo si può fare carichi di rabbia. Chi da sportivo, si allena rabbiosamente non riesce a migliorare. Ha bisogno di prende­re l'allenamento come un gioco, di prova­re piacere nell'esercitarsi. Ci vuole fanta­sia per predisporre un programma di allenamento che ci faccia divertire.

Chi si allena ha degli scopi precisi. Qual è lo scopo di questa quaresima? In che co­sa voglio esercitarmi? Dove voglio arriva­re? Se conosco lo scopo, troverò anche i modi per arrivare più vicino a questo sco­po. Posso pensare a che cosa, durante questa quaresima, voglio allenarmi e come posso strutturare l'esercizio in modo che mi dia gioia. Lo sportivo discute il suo programma di allenamento con il suo alle­natore. S. Benedetto consigliava ai suoi monaci di concordare il proprio program­ma di esercizi con l'abate, come allenatore spirituale. All'inizio della quaresima il mo­naco deve mettere per iscritto quali punti ha pensato per il suo allenamento, a che cosa intende rinunciare e che cosa vuole sperimentare, in che cosa vuole avvicinarsi agili altri e dove vuole rimettere ordine nella propria vita. Poi mostra il suo foglio all'abate e gli chiede la sua benedizione. In questo modo ha maggiore motivazione anche per condurre a termine il proprio programma di allenamento. Se lo stabili­sco solo con me stesso, posso trovare troppo facilmente delle scuse. Se parlo con un altro di quale forma voglio dare al­a quaresima, allora ho uno stimolo anche per viverla in pratica. Ciò mi farà bene e forse stimolerà anche l'altro, con il quale ho parlato del mio programma quaresima­le. Con chi vorrei parlare del mio pro­gramma di allenamento? Chi vorrei avere come compagno, per avvicinarmi di più al mio scopo?

Agire

Bisognerebbe impedire alle potenze del denaro di organizzare il saccheggio e la distruzione del nostro pianeta. Bisognerebbe condividere le ricchezze della nostra terra perché la fame e la miseria se ne vadano dai cuori e dai corpi. Bisognerebbe deporre le armi, smettere di dominare e opprimere e dedicare forze e immaginazione a riconciliare i popoli e a educarli nel rispetto reciproco. Bisognerebbe distogliere gli uomini dalla corsa sfrenata al consumo, svegliare in loro il desiderio dei beni che, soli, fanno scorrere la gioia sincera nella normale quotidianità. Bisognerebbe piantare nella Chiesa il coraggio dell'audacia creativa perché, senza reticenze e senza riserve, possa presentare al mondo disorientato le braccia aperte della tenerezza di Dio. Bisognerebbe appropriarsi del vangelo, sottrarsi al peccato diventato quotidiano, praticare la benevolenza e il dono, rivolgersi verso Dio, pregare e celebrare e diventare infine cristiani. O Signore, debbo passare all'azione!



10 marzo 2013 - IV Domenica di Quaresima

Gs 5,9a.10-12; Sal 33; 2 Cor 5,17-21; Lc 15,1-3.11-32 - Il Signore è vicino a chi lo cerca
Ritorno

Verso di te, Signore, ritorno da lontano! Da paesi di speranze spezzate e di ferite profonde nei cuori! Sono partito dopo tanto male! Dopo tanto oblio. Dopo tante fedeltà sbriciolate. Dopo tante gioie perdute. Dopo tante ricerche disperse. Dopo tante verità deviate. Dopo tante tristezze accumulate nel dedalo dei miei desideri erranti! Eccomi, Signore, ho attraversato il peccato e tutto il mio essere è straziato. Vengo, Signore!Sono le tue braccia aperte a farmi tornare da lontano con i miei sogni infranti e la mia purezza in cocci. Unicamente le tue braccia aperte, senza giustificazione alcuna, mi attirano e mi immergono nella tua infinita tenerezza!

1 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2 I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». 3 Allora egli disse loro questa parabola: 11 «Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. 13 Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. 14 Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15 Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17 Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; 19 non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. 20 Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. 22 Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. 23 Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. 25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26 chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. 27 Il servo gli rispose: E' tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. 28 Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. 29 Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. 30 Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. 31 Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

Medita

“O Padre, che per mezzo del tuo Figlio operi mirabilmente la nostra redenzione”: è con questa preghiera che apriamo la liturgia di questa domenica. Il Vangelo ci annuncia una misericordia che è già avvenuta e ci invita a riceverla in fretta: “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”, dice san Paolo (2Cor 5,20). Il padre non impedisce al suo secondogenito di allontanarsi da lui. Egli rispetta la sua libertà, che il figlio impiegherà per vivere una vita grigia e degradata. Ma mai si stanca di aspettare, fino al momento in cui potrà riabbracciarlo di nuovo, a casa. Di fronte all’amore del padre, il peccato del figlio risalta maggiormente. La sofferenza e le privazioni sopportate dal figlio minore sono la conseguenza del suo desiderio di indipendenza e di autonomia, e di abbandono del padre. La nostalgia di una comunione perduta risveglia in lui un altro desiderio: riprendere il cammino del focolare familiare. Questo desiderio del cuore, suscitato dalla grazia, è l’inizio della conversione che noi chiediamo di continuo a Dio. Siamo sempre sicuri dell’accoglienza del padre. La figura del fratello maggiore ci ricorda che non ci comportiamo veramente da figli e figlie se non proviamo gli stessi sentimenti del padre. Il perdono passa per il riconoscimento del bisogno di essere costantemente accolti dal Padre. Solo così la Pasqua diventa per il cristiano una festa del perdono ricevuto e di vera fratellanza.

Prega

Signore, forza di coloro che credono in te, e perdono di coloro che te lo chiedono, l’uomo è fragile e non può nulla senza di te; risveglia in noi il santo desiderio di tornare continuamente a te, sorgente piena di gioia. Concedici di vivere sempre con un cuore misericordioso nell’amore e nel rispetto del tuo santo nome, perché tu non deludi mai coloro che sperano con fiducia in te.

Per la lettura spirituale

O Signore, tu non mi hai lasciato allontanare da te. Se mi è capitato talvolta di dimenticarti, tu, mio Dio, mi hai sempre soccorso e sopportato. Quando il mio corpo e la mia anima non potevano più essere saldi, ho gridato verso di te dal fondo del mio abisso. Subito, tu sei accorso e mi hai teso la mano, strappandomi dalla palude della mia miseria, e restituendomi la gioia della tua salvezza. Ecco, Signore, ecco ciò che sono stato, ecco ciò che sono. Ebbene, io oggi ritorno a te! Le mie miserie in bella mostra, tu le vedi come le vedo io; e vi è ancora molto che mi sfugge, a causa della cecità o della dimenticanza, ma sono cose che tu vedi. Quanto ai miei beni, ne ho conservato qualcuno, ma nessuno è integro. Il nemico me ne ha sottratto la maggior parte, ed ha insudiciato ciò di cui non è riuscito a derubarmi; e mi ha avvilito ancora di più! Guarda che figura faccio davanti a te, Signore! Di fronte al tuo volto, essa è misera, o misericordia sovrana! Non ti nascondo nulla degli angoli e dei recessi più segreti della mia vita, tu lo sai, o divina verità. E ti prego, che tutto in me sia luce davanti a te! Poiché io non temo nessuno come me stesso. Ho tanta paura, a mia insaputa, ed anche consapevolmente, di ingannarmi! Ma è a te che io credo, Signore, è in te che io spero! Concediti a me, poiché non cerco nient’altro. Abbi pietà di me, Signore, alzati, vieni davanti a me e guarda!

Voglio restare saldo nella tua fede, voglio crescere nella speranza. E per ciò che riguarda il tuo amore, mi tengo qui, come un povero e un mendicante di fronte al tuo volto. GUGLIELMO DI SAINT THIERRY

Vivere la Parola

Oggi non cerco d’incontrare per aiutare ma per essere aiutato, e pertanto faccio visita a una persona che possa favorire e/o rafforzare le mie motivazioni di vita e d’impegno.



Lunedì - 11 marzo 2013 - Is 65,17-21; Sal 29; Gv 4,43-54

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato

Compimento

Dove trovare il nutrimento per soddisfare la fame che occupa il nostro spirito e il nostro cuore? Dove raggiungere la sorgente che riversa il suo perpetuo sgorgare di verità e di bellezza? Come toccare l'amore fedele alle sue promesse e bruciante dell'ardore dell'inizio? Come offrire il meglio di sé senza indurirsi sotto la siccità dell'egoismo? Come mantenersi nella luce senza permettere che l'oscurità cattiva introduca le sue cupe fascinazioni nelle nostre segrete dimore? Siamo essere limitati, sempre incompleti, mai finiti, mosaici di bene e di male, mai sazi e sempre alla ricerca di pienezza! Così, ogni mattina, ogni pomeriggio, ogni sera, vicino a te, Signore Gesù, veniamo, perché la tua Parola stimola le nostre attese. Vicino a te gioisce il nostro desiderio, perché tu solo, pastore della nostra vita, ci conduci alla pienezza!

43 Trascorsi due giorni, partì di là per andare in Galilea. 44 Ma Gesù stesso aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella sua patria. 45 Quando però giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero con gioia, poiché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa. 46 Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafarnao. 47 Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e lo pregò di scendere a guarire suo figlio poiché stava per morire. 48 Gesù gli disse: "Se non vedete segni e prodigi, voi non credete". 49 Ma il funzionario del re insistette: "Signore, scendi prima che il mio bambino muoia". 50 Gesù gli risponde: "Va’, tuo figlio vive". Quell'uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino. 51 Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i servi a dirgli: "Tuo figlio vive!". 52 S'informò poi a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: "Ieri, un'ora dopo mezzogiorno la febbre lo ha lasciato". 53 Il padre riconobbe che proprio in quell'ora Gesù gli aveva detto: "Tuo figlio vive" e credette lui con tutta la sua famiglia. 54 Questo fu il secondo miracolo che Gesù fece tornando dalla Giudea in Galilea.

 Medita

La bellissima pagina di Vangelo ci aiuta a capire in quale rapporto Gesù si metta con il credente per aiutarlo a compiere il suo cammino di fede.

Si tratta dell'episodio che Giovanni descrive co­me il secondo miracolo fatto da Gesù, tornando dal­la Giudea in Galilea. Vi era un funzionario del re che aveva un figlio malato a Cafarnao. Udito che Gesù era venuto dal­la Giudea in Galilea, si recò da lui e lo pregò di scendere a guarire suo figlio ché stava per morire. Gesù gli disse: « Se non vedete segni e prodigi, voi non credete! ». Ecco la prima fase di questo incon­tro: a una richiesta di miracolo, Gesù risponde con una osservazione critica; non accetta di fare mira­coli per soddisfare l'attesa curiosa della gente.

Egli sa infatti che un miracolo soltanto ammirato non suscita la fede, e una curiosità soddisfatta può permettere al cuore dell'uomo di ritornare alla sua indifferenza. Ma il funzionario regale, padre del fi­glio malato, non è soltanto un uomo curioso, come probabilmente erano molti di coloro che assiste­vano a quel dialogo; è un padre che ha un figlio malato, e pone di fronte a Gesù un problema molto più profondo, un problema esistenziale, una soffe­renza genuina, sincera, senza condizioni. Il funzio­nario del re - dice Giovanni - insistette: « Si­gnore. scendi prima che il mio bambino muoia ». Ed ecco che l'atteggiamento di Gesù cambia: come era pronto a resistere alla vana curiosità, subito apre il cuore dinanzi alla schiettezza di un vero sentimento umano. Non c'è ancora fede in questo uomo, c'è soltanto l'immensa ansia per il suo bam­bino che muore. Ma questa ansia è un sentimento così grande nel cuore di un padre, che Dio si muove, agisce, fa tutto ciò che gli è chiesto di fare.

Gesù dunque accetta di guarire. Tuttavia, ecco la delicatezza del Dio che vuole completamente sal­varci e non si accontenta di soddisfare il desiderio di questo padre, di placare la sua ansia e di met­tere la gioia al posto del dolore: egli vuole mettere fede in questo cuore, e perciò, nell'atto stesso di concedere il beneficio, chiede fede. Gesù gli rispose: « Va', tuo figlio vive ». Dob­biamo ammettere che ci voleva fede per credere che, sulla parola di questo profeta, il figlio fosse guarito

Quell'uomo credette - nota Giovanni - e si mi­se in cammino. Mentre scendeva, gli vennero incontro i servi a dirgli: « Tuo figlio vive! ». Allora credette lui con tutta la sua famiglia. L'itinerario è finito. L'incontro dell'uomo con Dio si è conclu­so proprio nel modo in cui Dio voleva che si con­cludesse: con la salvezza dell'uomo mediante la fede. Ci troviamo dunque, come accade molto spesso nell'impostazione dell'evangelista Giovanni, dinanzi a un episodio che in realtà diventa un modello di comportamento per tutti noi. Avvicinarsi a Dio spinti da vani sentimenti, non è un avvicinarsi. Iddio non si accosta a chi non va a lui con il cuore aperto.

Avvicinarsi a Dio con la ricchezza del nostro dramma umano, sotto lo stimolo del nostro dolore, della nostra ansia, della nostra miseria, della no­stra fragilità: questo conquista Dio. Egli, che è ve­nuto per i poveri, tuttavia non si accontenta di sol­levarci dalle nostre sofferenze, ma ci arricchisce del­la sua luce e della sua vita. Nella vita di ciascuno di noi, si ripete spesso l'in­vito a questo tragitto. Noi non crediamo ancora ab­bastanza. Di fronte a cose sempre nuove, possiamo dire al Signore Gesù: « Io credo, Signore; e, sulla tua Parola, farò come tu dici ». Si tratta in realtà non soltanto della fede dei mi­racoli, ma della fede concreta che è capace di tra­sformare, gesto per gesto, scelta per scelta, la no­stra vita quotidiana. Lì sì che siamo sempre chia­mati a dire al Signore: « Io credo; e, sulla tua pa­rola, farò come tu dici ». Lì siamo sempre chiamati a superarci, a vincerci, a diventare diversi. Può essere molto utile rimisurarci nella storia di questo funzionario del re. Cominciare, come lui, dai nostri problemi e vedere se, come lui, accostan­do Cristo, ancora una volta riusciamo a giungere a soluzioni più evangeliche, a gesti più buoni, a scelte più illuminate, a comportamenti più ricchi di amore di Dio e di coerenza d'amore fraterno. Possa il Signore trovarci sempre in movimento su questo cammino, animati da un desiderio che non si spenga mai. Vegliamo su questo desiderio, rav­viviamolo nella contemplazione di fede e nella pre­ghiera; chiediamo che cresca senza misura.

Prega

Signore Gesù, ti rivolgo anch'io la preghiera evangelica:«Di' una sola parola e l'anima mia sarà salva!». Con la tua Parola hai restituito e continui a restituire la gioia e la vita a tante persone. La tua esi­stenza è una parola d'amore per chi l'ascolta e l'ac­coglie. Fa' che ogni giorno io sappia dedicare a essa un tempo adeguato di ascolto attento, per trasformar­la in preghiera, per sperimentare la tua promessa: Chi ascolta la mia parola, passa dalla morte alla vi­ta». Suscita in me ogni giorno il desiderio di ascolta­re la tua parola di amico, perché viva come tuo disce­polo. Amen.

Vivere la Parola

Nella preghiera oggi esaminerò con il Signore il mio atteggiamento di fronte alla sua Parola, per verificare quanto tempo le dedico, come la ascolto, con quale impegno la metto in pratica.



Martedì - 12 marzo 2013 - Ez 47,1-9.12; Sal 45; Gv 5,1-16 - Con la tua presenza salvaci, Signore

Processione

Verso di te, Signore, si stende la nostra interminabile processione. Da qualsiasi parte veniamo e innumerevoli siano i nostri paesi di origine. Veniamo da paesi desolati dall'odio e dal fanatismo e anche da paesi di pace sorridente. Veniamo da paesi di disperazione dove la malattia devasta il futuro e anche da paesi calmi dove i frutti della gioia si raccolgono a piene mani. Veniamo da paesi di repressione e anche da paesi di fraternità. Veniamo da tutti i paesi di disumanità e anche di umanità calorose. Verso di te, veniamo, Signore.

Non sei tu il Signore dell'universo e non siamo noi il tuo popolo unico e prediletto sparso in tutti i luoghi della terra? Veniamo per pregarti, con umiltà, con ardore e anche con insistenza: rimani con noi, stai al nostro fianco perché siamo i tuoi prediletti figli della terra!

1 Vi fu poi una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 2 V'è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, 3 sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. 4 Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l'acqua; il primo ad entrarvi dopo l'agitazione dell'acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto . 5 Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. 6 Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?». 7 Gli rispose il malato: «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me». 8 Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». 9 E sull'istante quell'uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. 10 Dissero dunque i Giudei all'uomo guarito: «E' sabato e non ti è lecito prendere su il tuo lettuccio». 11 Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina». 12 Gli chiesero allora: «Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?». 13 Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo. 14 Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio». 15 Quell'uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. 16 Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

Medita

Nella visione di Ezechiele, l’acqua che dà la salute e la vita simboleggia la grazia che Dio dispensa in abbondanza nel tempo messianico. Questo tempo è giunto con la venuta di Gesù Cristo. È il motivo per cui Gesù non conduce il malato alla piscina di Siloe, la sorgente della grazia dell’Antico Testamento, ma lo guarisce per mezzo della propria potenza. Egli lo fa di sabato, ed ordina al miracolato di portare il suo giaciglio nel giorno di sabato, poiché è giunto il tempo in cui è arrivata una grazia più grande della legge, e Gesù è il padrone del sabato. Nel sacramento del battesimo, tutti siamo stati integrati nel tempo messianico e, guariti dalla paralisi, abbiamo ricevuto l’ordine di partire e di portare i frutti della vita nello Spirito. Oggi Gesù ci dà un monito come ha fatto con il paralitico: dobbiamo avere paura di ricadere ancora nella schiavitù del peccato, affinché la nostra paralisi spirituale di cristiani non sia più grave della paralisi del paganesimo di cui Cristo ci ha liberati. Il tempo di Quaresima è il tempo dell’esame di coscienza. I nostri paesi, il mondo cristiano e post-cristiano non sono forse caduti di nuovo nel paganesimo, nell’idolatria del denaro, del successo e del potere? Non siamo forse di nuovo paralizzati tanto da non saper più vincere il male sociale, politico, familiare e personale? Le strutture del male sociale non costituiscono forse il letto della nostra malattia? O lo costituiscono le opinioni e i costumi del nostro ambiente? Gesù chiama ognuno di noi a convertirsi. Ci offre la riconciliazione con il Padre e la guarigione. Ci dice oggi: alzati, porta con te il tuo giaciglio di malato, va’, vivi e fa’ il bene. Ognuno di noi, all’ascolto del Vangelo di oggi, deve trovare il suo compito nell’ordine di Gesù: “Alzati, cammina e non peccare più”.

Prega

Resta con me, Signore Gesù, e perdona le mie colpe. Guarisci tutti i malati nello spirito e aiuta i malati nel corpo. Salva coloro che soffrono e sono isolati, abbandonati a se stessi come era l’uomo della piscina di Siloe. Resta con loro, Signore, in questa notte; io ripongo in te la mia fiducia. Proteggi tutti coloro che amo e che ti affido.

Vivere la Parola

Oggi, ma non soltanto, farò molta attenzione alla mia preghiera, alla qualità del mio ascolto della paro­la di Gesù, per evitare l'abitudine che mi fa ripetere le parole distrattamente, che mi fa ascoltare la parola di Gesù come se fosse una parola qualsiasi. Per questo preparerò bene la mia preghiera, creerò attorno a me e dentro di me il silenzio, pregherò senza fretta e con grande attenzione.



Mercoledì - 13 marzo 2013 - Is 49,8-15; Sal 144; Gv 5,17-30 - Ricordati, Signore, del tuo amore

Ordinario

Non bisogna ingannarsi: dietro l'apparente banalità si prepara l'abbondanza! Non temere, gente del mio popolo, l’ordinario tempo di maturazione quando tutto pare svilupparsi al rallentatore e tutto sembra sospeso e fisso, come se nulla più progredisse. Il vostro Padre celeste compie in voi un invisibile e infinitesimale lavoro che, al momento giusto, sfocerà in mille fioriture! Il Padre coltiva le vostre terre! Abbiate fiducia nel Padre vostro! Egli sa che ciò che è destinato a durare si realizza lentamente nell'ordinario delle vostre giornate. Egli sa che i vostri raccolti finali saranno sovrabbondanti, i vostri granai colmi e le vostre feste piene di gioia a condizione che, serenamente e umilmente, lasciate che il suo Spirito vi converta e vi lavori nell'intimo!

17 Ma Gesù rispose loro: «Il Padre mio opera sempre e anch'io opero». 18 Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.19 Gesù riprese a parlare e disse: «In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa. 20 Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati. 21 Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole; 22 il Padre infatti non giudica nessuno ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, 23 perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. 24 In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. 25 In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno. 26 Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso; 27 e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo. 28 Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: 29 quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. 30 Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

Medita

Le letture di oggi ci dicono chi è Gesù di Nazaret. Gesù sa e vede come agisce Dio, e per questo agisce come Dio, e lo fa sempre bene, anche il giorno di sabato. Gesù ha in sé la forza della vita e della risurrezione. Egli è il figlio prediletto di Dio, e Dio chiede che gli siano resi gli onori dovuti a Dio. Gesù è allo stesso tempo pienamente uomo, e proprio perché è un uomo Dio ha fatto di lui il giudice di tutti gli uomini. L’ora del giudizio di Dio su di noi, del giudizio attraverso Gesù Cristo, non è solo annunciata per la fine del mondo. È oggi, adesso, che noi siamo sottomessi al tribunale di Gesù Cristo, poiché il tempo messianico è incominciato a partire dalla sua morte e dalla sua risurrezione. Oggi noi ci troviamo contemporaneamente davanti al giudizio e alla misericordia di Dio, che ci sono dati in Gesù Cristo. Il giudizio concerne il male che abbiamo fatto e lo scopre ai nostri occhi. Ma Gesù Cristo ci porta la remissione dei peccati, la guarigione del male e il ritorno alla vita, alla vita che abbiamo ucciso o affievolito in noi. Per questo è sufficiente accogliere il dono divino del perdono. Se crediamo che Gesù Cristo è veramente entrato nella storia dell’umanità quando il suo Verbo si è fatto uomo e ci ha mostrato il suo amore dandoci suo Figlio, se ci rimettiamo nelle mani di Gesù Cristo, usciremo allora dalla morte ed entreremo nella vita, ed invece di essere giudicati, troveremo la misericordia e diverremo figli di Dio.

D’altra parte, noi possiamo rifiutare questo dono, possiamo preferire il male che è in noi e non volere la guarigione. In questo caso ci sottomettiamo volontariamente al giudizio di Gesù Cristo. Bisogna pregare con fervore perché nessun uomo faccia mai questa scelta. Noi apparteniamo a Gesù per salvare con lui il mondo intero. Credendo alla vittoria finale di Gesù, in tutte le sue creature, siamo felici oggi della nuova vita che ci viene data nello Spirito Santo.

Prega

Signore Gesù Cristo, tu sei il Verbo di Dio Padre in tutta la tua umanità. Insegnaci come vedere le tue azioni e vivere in conformità ad esse, come nel corso della tua vita terrena tu hai contemplato l’azione del Padre che è nei cieli, e hai agito parlando umanamente, in conformità con essa. Insegnami a compiere la volontà di Dio, facendo il bene intorno a me e servendo il mio prossimo secondo il tuo esempio.

Vivere la Parola

Il mondo dimentica troppo facilmente il più debole, la Chiesa dimentica troppo facilmente chi ancora non ha ricevuto l'annuncio del Vangelo. A livello personale e familiare voglio scoprire un modo concreto per poter dire anch'io: "Non mi dimenticherò di te".



Giovedì - 14 marzo 2013 - Es 32,7-14; Sal 105; Gv 5,31-47 - Perdona, Signore, le colpe del tuo popolo

Conversione

Il tuo popolo, la tua Chiesa, Signore, si riunisce, nel suo insieme, senza distinzione di età, di funzioni e di responsabilità, e si presenta davanti a te con il cuore che non batte di paura ma tremante per il suo pesante bagaglio di infedeltà e di lacerazioni. Il tuo popolo, la tua Chiesa, Signore, ha piena coscienza di aver rifiutato la veste di luce e dimenticato il tuo Nome invocato su di lui nella festa del battesimo: ha abbandonato l'amore del prossimo, ha voltato Le spalle all'umiltà, è scivolato nella tiepidezza, si è stimato migliore degli altri, ha celebrato con noia la memoria delle tue meraviglie, si è smarrito nella gelosia, ha cercato la grandezza, ha imposto con rigidità consigli e comandamenti, ha giudicato senza benevolenza, e ha omesso la pratica gioiosa del tuo vangelo! Il tuo popolo, la tua Chiesa, Signore, davanti a te inizia al sua conversione!

31 Se fossi io a rendere testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera; 32 ma c'è un altro che mi rende testimonianza, e so che la testimonianza che egli mi rende è verace. 33 Voi avete inviato messaggeri da Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità. 34 Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché possiate salvarvi. 35 Egli era una lampada che arde e risplende, e voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce. 36 Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. 37 E anche il Padre, che mi ha mandato, ha reso testimonianza di me. Ma voi non avete mai udito la sua voce, né avete visto il suo volto, 38 e non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete a colui che egli ha mandato. 39 Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza. 40 Ma voi non volete venire a me per avere la vita. 41 Io non ricevo gloria dagli uomini. 42 Ma io vi conosco e so che non avete in voi l'amore di Dio. 43 Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome, lo ricevereste. 44 E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo? 45 Non crediate che sia io ad accusarvi davanti al Padre; c'è già chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza. 46 Se credeste infatti a Mosè, credereste anche a me; perché di me egli ha scritto. 47 Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

Medita

La lettura dell’Antico Testamento ci mette in guardia dalla tentazione di cercare il vitello d’oro, la divinità visibile e palpabile fatta su misura per noi. La lettura del Vangelo secondo Giovanni esige che noi crediamo in Gesù Cristo. Il fondamento della nostra fede è la testimonianza dell’Antico e del Nuovo Testamento. Testimonianza della verità che non si può apprendere né provare scientificamente, e neppure codificare in una legge. Gli Ebrei del tempo di Gesù avevano l’Antico Testamento, ma non capivano le parole di Mosè su Gesù. Avevano davanti ai loro occhi i miracoli compiuti dal profeta di Nazaret, ma i miracoli possono essere interpretati in molti modi. Bisogna credere per capire il loro contenuto. Gesù desiderava convincerli per dar loro la vita. Molti credettero in lui, ma gli eruditi e gli anziani lo rifiutarono. E noi, come interpretiamo il Vangelo? Crediamo veramente alla testimonianza di Dio Padre in Gesù di Nazaret? Crediamo che egli è il Verbo di Dio, il Messia atteso? Non abbiamo mai visto Dio, ma abbiamo le parole di Gesù Cristo. Esiste il Verbo di Dio in noi? E noi, esistiamo in Gesù Cristo? Forse ci si può rimproverare di non aver ricevuto Gesù e i suoi messaggeri, mentre riceviamo qualunque passante che arriva con la sua teoria (teoria a volte strana) perché è interessante, alla moda, esotica, o perché lo scetticismo che essa comporta si presta all’edificazione della nostra gloria...? A volte semplicemente ci vergogniamo di credere e di cercare di incontrare Dio nell’antico cristianesimo. Preghiamo per il dono della fede, della speranza e della carità, per vedere in Gesù il Figlio di Dio e per essere a nostra volta trasformati in figli di Dio, divinizzati nell’unione con il Figlio Unigenito.

Prega

Padre nostro che sei nei cieli, ti ringrazio di averci dato tuo figlio, Gesù Cristo. Ti ringrazio di aver mandato i profeti che l’hanno annunciato, e gli apostoli che hanno testimoniato di lui. Ti prego, Signore, rendi salda la mia fede e concedimi occhi capaci di vedere la tua verità. Aiutami a cercare la tua volontà e non la gloria umana. Non permettere che io mi allontani da te.

Vivere la Parola

Forse mi sono creato delle esigenze o delle abitudini che nuocciono ai membri della mia famiglia, della mia comunità. Rinunciare a una di queste abitudini può essere un regalo che facciamo agli altri e a noi stessi.



Venerdì - 15 marzo 2013 - Sap 2,1a.12-22; Sal 33; Gv 7,1-2.10.25-30

Ascolta, Signore, il grido del tuo povero

Inno

Con te, Cristo Gesù, La luce è entrata nella nostra vita! Anche se talvolta la notte impone su di noi il suo coperchio di opacità, Crediamo che, davanti a noi, cammini tu, ferendoti, per liberarci un passaggio verso il sole. Con te, Cristo Gesù, La gioia, come una primavera, sveglia in noi la sua esplosione! Anche se talvolta ci perdiamo nella tristezza e se i fardelli ci inaridiscono, crediamo che tu rianimi la sorgente in ognuno dei nostri rami morti! Con te, Cristo Gesù, la speranza in noi si è aggrappata! Anche se talvolta ci trasciniamo nella polvere e anche se sostiamo, crediamo che tu susciti in noi la parola creatrice capace di rinnovarci. In noi, Cristo Gesù, con abbondanza Tu dispieghi la tenerezza del Padre e il soffio dello Spirito degli inizi! Come non cantare?

In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più andare per la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, detta delle Capanne. Andati i suoi fratelli alla festa, vi andò anche lui; non apertamente però, di nascosto. Alcuni di Gerusalemme dicevano: “Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, e non gli dicono niente. Che forse i capi abbiano riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia”. Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: “Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure io non sono venuto da me e chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io però lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato”. Allora cercarono di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettergli le mani addosso, perché non era ancora giunta la sua ora.

Medita

Il Vangelo di oggi ci presenta il dramma di Gesù abbandonato dai capi della sua nazione. Gesù deve nascondersi, e il popolo non sa cosa pensare di lui, perché i capi religiosi della nazione non credono nella sua dignità di Messia. I farisei non credono in Gesù, perché lo giudicano secondo i principi formali del sabato e delle abluzioni rituali, e non penetrano in profondità nel suo insegnamento. I sacerdoti rifiutano Gesù per motivi politici. Che cosa ne è di lui oggi, fra di noi? Le parole di Gesù che attestano la sua identità ed invitano a credere, non si scontrano oggi nel nostro mondo con simili difficoltà di credibilità?

Quali sono le cause della debolezza della nostra fede? Sicuramente le forme attuali di pensiero sembrano diverse da quelle del tempo di Gesù, e non si tratta sempre di formalismo religioso. È a volte scientifico, a volte legato ai costumi. Anche le considerazioni politiche si formano in modo diverso pur essendo comunque essenziali. I marxisti non sono i soli ad aver rifiutato la fede nel nome di una teoria politica. Le società del consumo, nella corsa al benessere materiale, fanno in pratica la stessa cosa, anche se non la teorizzano. E noi, siamo capaci di credere in modo da assumere la responsabilità del dramma di Gesù e, con lui, di esporci al rifiuto, al giudizio degli altri, o ancora di lasciarci implicare in qualche conflitto con chi ci sta intorno? Si può trattare semplicemente di un conflitto all’interno della Chiesa a motivo del formalismo morale, o un conflitto all’interno di una società laica nella difesa del bene, del prossimo e dei suoi diritti alla vita e a una giustizia equa. Che cosa abbiamo fatto per introdurre nella vita sociale e politica dei nostri paesi, che conoscono il Vangelo da secoli, i principi dell’amore del prossimo? Non meritiamo forse il rimprovero di Gesù, perché non osserviamo la legge divina, perché uccidiamo e nuociamo agli altri?

Prega

Signore, fa’ che oggi io sappia giudicare tutte le cose con un giudizio equo, secondo il tuo pensiero, che io sappia riconoscere tutti quelli che mi mandi, e non limitare la mia fede al conformismo e ai segni esteriori. Concedimi il coraggio di essere tuo testimone per mezzo della parola e del compimento del bene. Resta con me, e non permettere che io mi allontani da te.

Vivere la Parola

In questo, come in tutti i venerdì di Quaresima, la co­munità cristiana di cui siamo membri s'impegna nel­l'astinenza dalla carne. Facciamo nostro quest'impe­gno e colleghiamolo a un gesto di autentica solidarietà con i poveri.



Sabato – 16 marzo 2013 - Ger 11,18-20; Sal 7; Gv 7,40-53 - Signore, mio Dio, in te mi rifugio

Origine

Da Lima e da New York da Seoul e da Reykiavik, dal deserto e dall'Amazzonia da Luanda e da Rangoon, tu vieni da qualsiasi parte, Cristo, Messia, nostro Signore e nostro fratello, salvatore del mondo!

Tu sei di nazionalità umana! Ogni paese è la culla della tua nascita e ogni paese ti annovera tra i suoi residenti. Il tuo passaporto è universale! Sei ovunque e sei a casa tua ovunque dove l'umanità passa e si stabilisce per impiantare una terra da vivere e fecondare. Sei ovunque, Cristo, salvatore, perché sei l'uomo! Nessuna origine, nessun popolo, nessun ambiente, nessuna casa, nessuna stamberga sono indegni di te perché sei dell'umanità. Fin dalla tua incarnazione e dalla tua risurrezione, ogni luogo, ogni umano diventa lo spazio e il paese dove brilla la salvezza di Dio!

40 All'udire queste parole, alcuni fra la gente dicevano: «Questi è davvero il profeta!». 41 Altri dicevano: «Questi è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? 42 Non dice forse la Scrittura che il Cristo verrà dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide?». 43 E nacque dissenso tra la gente riguardo a lui. 44 Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno gli mise le mani addosso. 45 Le guardie tornarono quindi dai sommi sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto?». 46 Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato come parla quest'uomo!». 47 Ma i farisei replicarono loro: «Forse vi siete lasciati ingannare anche voi? 48 Forse gli ha creduto qualcuno fra i capi, o fra i farisei? 49 Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». 50 Disse allora Nicodèmo, uno di loro, che era venuto precedentemente da Gesù: 51 «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». 52 Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia e vedrai che non sorge profeta dalla Galilea».

Medita

Gesù prese su di sé le sorti del profeta rifiutato e quelle di tutti gli esclusi e gli abbandonati. Egli ha preso su di sé le sorti delle nazioni perseguitate per aver combattuto per la libertà, le sorti dei militanti condannati per la loro fede, sia che essi siano perseguitati da un potere laico ateo, sia dai seguaci di un’altra confessione. Il Vangelo di oggi ci mostra le poche persone che hanno tentato di difendere Gesù. Le guardie del tempio non hanno voluto arrestarlo, e Nicodemo l’ha timidamente sostenuto, argomentando che non si può condannare qualcuno senza aver prima ascoltato il suo difensore. Nel mondo di oggi, anche noi cerchiamo timidamente di prendere le difese di quelli che sono ingiustamente perseguitati. A volte è l’esercito che rifiuta di sparare sui civili, come è successo di recente nei paesi baltici. A volte è nell’arena internazionale che viene negato - assai timidamente - ad una grande potenza il diritto di opprimere un popolo. Il dramma del giudizio subito da Cristo, seguito dal suo arresto e dalla sua crocifissione, come riporta il Vangelo di oggi, perdura ancora nella storia umana. Ogni uomo ha, in questo dramma, un certo ruolo, analogo ai ruoli evocati nel Vangelo. Gesù è venuto da Dio per vincere il male per mezzo dell’amore. La sua vittoria si è compiuta sulla croce.

La sua vittoria non cessa di compiersi in noi, passando per la croce. Dobbiamo osservare la scena del mondo attuale alla luce del processo a Gesù e del dibattito suscitato dalla sua persona, quando viveva e compiva la sua missione in Palestina. Siamo capaci di percepire Gesù e il suo insegnamento nella Chiesa? Non rifiutiamo davvero nessuno, e non giudichiamo nessuno ingiustamente? Siamo capaci di vedere Gesù nei poveri e nelle vittime della terra? Chi è ognuno di noi oggi nel dramma dei profeti contemporanei rifiutati, e nel dramma odierno di Gesù Cristo e del suo Vangelo? Gesù? Nicodemo? Le guardie del tempio?

Prega

Signore, tu mi mandi oggi per fare il bene e difendere coloro che in un modo o nell’altro sono stati lesi. Insegnami ad oppormi ad ogni giudizio di cui sarò testimone, sia che abbia come vittime singoli individui oppure gruppi o nazioni. Aiutami ad essere solidale con tutti gli uomini, poveri e feriti, e a fare del bene a tutti.

Vivere la Parola

Voglio verificare la mia conoscenza di Gesù, per fare emergere eventuali dubbi, confusioni, informazioni parziali o inesatte.



Quaresima 2013 - In cammino verso la Pasqua




V Settimana di Quaresima



Tempo di passione: incontro con il dolore

Con la quinta domenica di quaresima ini­zia il tempo di passione. In questo tempo i cristiani meditano in particolar modo il cammino di sofferenza di Gesù. Una forma popolare di meditazione è la via crucis. Si percorrono le 14 stazioni della via crucis e ci si immerge in ognuna di queste situazioni di sofferenza di Gesù. Altri leggono in questo tempo i racconti della passione di Gesù, co­sì come ce li hanno lasciati i quattro vangeli. Oppure ascoltano la Passione secondo Mat­teo o la Passione secondo Giovanni di J.S. Bach. I testi della liturgia ci invitano a rivol­gerci a Gesù sofferente. Ma perché dobbia­mo occuparci della passione di Gesù? Gesù ha bisogno della nostra compassione?

Mentre noi ci immergiamo nel dolore di Gesù, ci poniamo davanti al nostro dolo­re. Che lo vogliamo o no, prima o poi in­contriamo il dolore. Una persona amata muore. Il figlio o la figlia prendono altre strade da come speravamo. Un conflitto irrisolvibile nella famiglia oppure sul po­sto di lavoro ci tormenta. Ci ammaliamo e ci lamentiamo della nostra sorte. Soffria­mo per via di noi stessi, perché non corri­spondiamo alle nostre aspettative e i sogni della nostra vita sono distrutti. Chi per­corre onestamente la sua strada non sfug­girà al dolore. Prima o poi soffriremo per la nostra finitezza, per la nostra caducità e per la nostra imperfezione.

Guardiamo al dolore di Gesù per ricon­ciliarci con il nostro dolore. Il dolore ha diritto di esistenza. Mi appartiene. Io non lo cerco, ma mi viene incontro e mi sfida a volgere gli occhi ad una nuova immagine di Dio, come Gesù. Chi è questo Dio che mi chiede questo dolore? E che cosa è la vita, visto che non si può fare a meno del dolore? Che cosa è l'essere umano, visto che soffre così in se stesso? Meditiamo la passione di Gesù per ri­cordare a noi stessi che non siamo lasciati da soli nel nostro dolore. Gesù ha percor­so tutte le stazioni del nostro dolore. Così non dobbiamo percorrere da soli il nostro cammino. Egli cammina con noi. Guar­dando a Gesù non ci sentiamo soli nel no­stro cammino di dolore e riconosciamo che il nostro dolore non è senza senso. Co­me la passione di Gesù, anch'esso ha uno scopo: attraverso le angustie di questo tempo giungere alla risurrezione, pervenire alla pienezza attraverso il vuoto; attraverso la lontananza da Dio trovarsi alla sua pre­senza senza fine. Chi scopre un senso nel proprio dolore può reggerlo in modo di­verso. Può andare a testa alta attraverso il dolore. Chi crede che il dolore lo purifica, su questa strada si apre sempre più a Dio. Farà l'esperienza che la vita lo porta a Dio. La vita, così come Dio ce la offre, con la sua gioia ma anche con il suo dolore, con i suoi lati di luce ma anche con i suoi lati d'ombra, con i suoi punti forti ma anche con le sue debolezze, ci conduce verso Dio. Dobbiamo solo ricon­ciliarci con la nostra vita e immergerci, meditando, nelle situazioni della nostra vi­ta. Allora la vita ci toglie tutte le illusioni di poter determinare da soli il nostro cam­mino verso Dio, di poter acquistare la be­nevolenza di Dio con le nostre prestazio­ni. Proprio il dolore distrugge il nostro ego, che vorrebbe tutto per sé, che vor­rebbe usare per se stesso anche Dio. Se, come Gesù, ci lasciamo crocifiggere dal dolore, potremo anche sperimentare che la croce ci apre a Dio e alla vera vita.

Allargare

Il Dio degli albori degli universi vi ha creati per i valichi rischiosi e per le grandi messi e per i percorsi di infinito! Perché, genti del mio popolo, vi siete stabiliti nelle ristrettezze? Perché costruite le vostre esistenze tra le mediocri mura del «quanto basta»? Perché siete diventati sedentari, senza avanzare sulle strade luminose del vangelo? Allargate la vostra fede per distinguere, sulle vostre strade errabonde, la presenza affettuosa del Padre che prende la mano dei suoi figli impauriti. Allargate la vostra speranza per scoprire le terra che rinnova e rimodella il suo bel volto attraverso gli avvenimenti del mondo. Allargate il vostro amore per aprirlo all'incontro delle differenze e alla benevola accoglienza delle attese che bussano alle vostre porte. Allargate la vostra parola per indirizzarla anche a coloro che si sono separati da voi. Allargaste i vostri cuori e i vostri spiriti per ascoltare Cristo che vi spinge a trovare i bagliori di verità disseminati nelle umane ricerche. È tempo, genti del mio popolo: vivete a più vasta dimensione!



17 marzo 2013 - V Domenica di Quaresima

Is 43,16-21; Sal 125; Fil 3,8-14; Gv 8,1-11 - Grandi cose ha fatto il Signore per noi

Cassetto segreto

Da dove viene, Signore, nel profondo delle nostre pieghe attorcigliate delle nostre coscienze il perverso godimento di fronte alla colpa del prossimo? Da dove ci viene, Signore, questo astioso piacere di condannare e di lapidare chi cade e chi finisce nella polvere? È per evitare di sentire il nostro peccato giocare in noi il suo agitato carnevale? E’ per distogliere da noi stessi gli occhi e le parole di giudizio? In noi, Signore, spargi la misericordia come il seminatore sparge il grano nella terra! Allora, con te, Signore, saremo umili, guarderemo prima di tutto i cassetti segreti del nostro cuore. Allora, con te, cancelleremo, invece di puntare il dito, e invece di schiacciare, ci rialzeremo per nuove possibilità!

1 Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. 2 Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. 3 Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, 4 gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5 Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6 Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. 7 E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». 8 E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9 Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.
Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. 10 Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11 Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; va’ e d'ora in poi non peccare più».

Medita

È vicino il momento in cui Cristo farà la rivelazione più radicale - e la più incomprensibile per l’uomo - della sua potenza: morire sulla croce. È uno “scandalo per gli Ebrei, follia per i popoli pagani” (1Cor 1,23).

Già prima Gesù aveva parlato ai suoi discepoli della croce, che li stupì e confuse. Quello che osservavano, nel comportamento sociale, è che l’uomo utilizza la debolezza degli altri per affermare il proprio potere. Ma Gesù diceva loro: “I re delle nazioni... e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così” (Lc 22,25). E i farisei che pretendono di usare una povera donna, colta in flagrante delitto di adulterio, per compromettere Gesù, gli danno in effetti l’occasione di insegnare con un esempio i suoi nuovi metodi. In primo luogo Gesù mette in evidenza l’ipocrisia dei farisei: “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra. Dopo, toglie loro qualsiasi argomentazione. Mette in evidenza la loro ignoranza colpevole della legge che insegna che Dio, essendo potente sovrano, giudica con moderazione e governa con indulgenza, perché egli opera tutto ciò che vuole (Sal 115,3). Infine - e questo è il punto più importante del Vangelo -, Gesù insegna alle folle che non esiste più grande manifestazione di potere che il perdono. La morte stessa non ha un così grande potere. In effetti, solo il potere di Cristo, che muore crocifisso per amore, è capace di dare la vita. E soltanto il potere che serve a dare la vita è vero potere.

Prega

Fa’, o Signore, che proviamo in questo giorno la gioia della tua misericordia. Ristabilisci in noi la nostra vera natura: che nessun peccato, nostro o di un altro, ci scandalizzi tanto da impedirci di vivere nella tua vicinanza o nella vicinanza dei nostri fratelli. Concedi che tra le meschinità che soffocano la vita quotidiana possiamo vivere il perdono, in modo che coloro che non ti conoscono si sentano attirati da questa novità, così umana, così generatrice di vita, che non può avere origine che da te solo, che sei così grande.

Per la lettura spirituale

La legge aveva comandato di lapidare le adultere. Ora, la legge non poteva prescrivere un’ingiustizia; e se qualcuno parlava contro ciò che la legge comandava era colpevole di iniquità. Così si dissero fra di loro i farisei a proposito di Gesù: “Egli ha fama di essere vero, emana dolcezza; è sulla giustizia che dobbiamo attaccarlo. Portiamogli una donna colta in flagrante delitto di adulterio, e diciamogli ciò che comanda la legge a questo proposito”... Che cosa risponde il Signore Gesù? Cosa risponde colui che è la Verità? Cosa

risponde colui che è la Saggezza? Cosa risponde colui che è la Giustizia stessa così chiamata in causa? Gesù non dice: “Ella non sia lapidata”, poiché non vuole dare l’impressione di parlare contro la legge. Eppure si guarda bene dal dire: “Sia lapidata”, poiché egli non è venuto per perdere ciò che è stato ritrovato, ma per cercare ciò che è perduto. Allora che cosa risponde? Guardate come egli sia pieno di giustizia, di saggezza, e di verità! “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. Risposta luminosa! Come li fa tornare in se stessi! Le loro azioni erano esterne, ma essi non guardavano a fondo nel proprio cuore. Essi vedevano l’adulterio, ma non osservavano se stessi... Ora, chiunque, si osservi attentamente si scopre peccatore. È inevitabile. Dunque, o rendete la libertà a questa donna, o subite con lei il castigo della legge. Se Gesù avesse detto: “Non si lapidi l’adultera”, sarebbe stato colpevole d’ingiustizia. Se avesse detto: “Sia lapidata”, sarebbe sembrato privo di dolcezza. Egli dirà dunque ciò che deve dire il dolce e il giusto: “Chi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei”. È la voce della giustizia. Che la colpevole sia punita, ma non dai colpevoli; che la legge sia fatta osservare, ma non da coloro che violano la legge. È esattamente la voce della giustizia. Colpiti da questa giustizia come dal ferro di una lancia, essi tornarono in se stessi e,

scoprendosi peccatori, “se ne andarono uno per uno”. SANT’AGOSTINO

Vivere la Parola

Forse ho bisogno di riavvicinarmi a quella persona che avevo escluso a causa dei suoi limiti. Voglio ridargli la mia fiducia e farle sentire che ha dei doni per far cresce­re la comunità e il Regno di Dio nel mondo.



Lunedì - 18 marzo 2013 - Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62; Sal 22; Gv 8,1-11

Con te, Signore, non temo alcun male

1 Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. 2 Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. 3 Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, 4 gli dicono: "Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5 Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?". 6 Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. 7 E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei". 8 E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9 Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. 10 Alzatosi allora Gesù le disse: "Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?". 11 Ed essa rispose: "Nessuno, Signore". E Gesù le disse: "Neanch'io ti condanno; va’ e d'ora in poi non peccare più".

 Medita

La lettura di questa pagina di Vangelo ci indu­ce a una seria riflessione. Si tratta dell'episodio così noto, di Gesù che perdonò alla donna adultera, quando i farisei la portarono dinanzi a lui e gli dissero: « Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulte­rio; ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di la­pidare donne come questa. Tu che ne dici? ». Sappiamo dallo stesso evangelista che il proble­ma dei farisei non era la risoluzione di una que­stione legale, né l'eventuale salvezza della donna, ma piuttosto il desiderio di mettere in imbarazzo Gesù, con una questione difficile. La risposta di Gesù, così illuminante, in realtà, fornì un'indicazione che è quella su cui oggi ci fermiamo, che serve per tutti i tempi e tutti i tipi di rapporto umano. Si tratta della celebre risposta:

Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei ». Dice allora il Vangelo che tutti presero ad andarsene, a cominciare dai più an­ziani, e la vita della donna fu salva.

Che cosa volle insegnare Gesù con questa frase? Sostanzialmente, che la vita degli altri non si cor­regge, e tanto meno si salva con la condanna, l'in­transigenza, o la violenza. Egli, infatti, perdonò a questa donna; ma non perdonò per pura e semplice indulgenza. Tanto è vero che le disse: « Io non ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più ».La perdonò, convinto che, dinanzi al peccato de­ gli uomini, in primo luogo conviene usare miseri­cordia, incoraggiare, promuovere la loro rinascita morale, fin dove sia possibile. Questo è un costume veramente divino. L'abitudine di scagliare la pietra contro chi pec­ca, è inveterata tra noi. Al giorno d'oggi sembra che non abbiamo altro da fare che accusarci a vi­cenda e scagliarci a vicenda addosso la pietra della critica, della denuncia, della condanna. Eppure, nonostante questa abbondanza di giudi­ci, è evidente che la vita non migliora. Condannare, mostrarsi intolleranti, severi, pronti a reprimere il male con la forza e la violenza, non corregge nessuno. Nella vita sociale, come nella vita familiare, la esperienza ci insegna che questo sistema non fa che allargare progressivamente il campo dell'ostilità, del­l'insofferenza e dei risentimenti. È giusto invece il sistema di Gesù, il quale, ve­nuto per renderci giusti e puri, non rinuncia a que­sto ideale, non si adatta affatto al costume corrotto del mondo, e tuttavia non lo schiaccia sotto la sua condanna, ma, offrendo la misericordia, offre con­temporaneamente ai colpevoli uno spazio di ripen­samento e un'occasione di conversione della vita. Dobbiamo continuamente scegliere tra questi due metodi di rapporto umano: scagliare la pietra con­tro i difetti altrui, oppure decidere per la compren­sione e la misericordia. È una scelta non di carattere politico, ma di ca­rattere morale. È infatti nel cuore che noi decidia­mo di essere intransigenti o misericordiosi; è nel cuore che decidiamo l'umiltà del comprendere la fragilità e la debolezza degli altri, o l'orgoglio di non voler ammettere questa debolezza e questa fra­gilità, o comunque il piacere di condannare, ergen­doci a giudici dei nostri fratelli. È una scelta importante, che può costruire o di­sfare, perché non c'è dubbio che il sistema dello scagliare la pietra distrugge i rapporti umani. Si fa molto in fretta a scagliare una pietra; è un gesto che dura poco, ma sappiamo bene com'è dif­ficile poi far rifare a quella pietra il tragitto con­trario, cioè ottenere che si dimentichino l'offesa, l'ac­cusa, l'intolleranza. Ebbene, mettiamoci nella scena del Signore. La­sciamo che anche a noi venga la sua frase: « Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra ». Al­meno noi credenti ammettiamo il peccato, in una epoca in cui tutti si sentono così giusti, così nati per giudicare gli altri; ammettiamo di avere il pec­cato, e scegliamo l'umile via della misericordia; a cominciare dai rapporti quotidiani più familiari, tra coniugi, tra genitori e figli, tra parenti, tra amici, tra colleghi di lavoro e via via, in tutto l'allargarsi dei rapporti umani e sociali, proponiamoci, da umi­li, di non voler scagliare la pietra contro nessuno, di non voler accusare nessuno, ma di usare, imi­tando Dio che è nostro Padre, il sistema della mi­sericordia.

Prega

Signore Gesù, tu sai come i passi degli uomini so­no spesso incerti e il loro cuore smarrito. Tu conosci la nostra fatica a comprendere e a scegliere il bene, a individuare e ad « acquistare» il tesoro prezioso che rende bella e vivibile la nostra vita e che «nessun la­dro ci può sottrarre » né « la ruggine consumare ». Tu vedi quanta oscurità invade il nostro cuore e nascon­de il tuo volto ai nostri occhi. Resta con noi con la tua Parola che illumina e consola; che corregge le nostre letture sbagliate di te, di Dio, della vita, delle persone che ci sono vicine; che è più forte delle nostre fragi­lità; che sa parlare al nostro cuore e farsi strada nella nostra vita. Resta con noi, Signore, perché sulla no­stra vita non scenda una notte senza luce, senza spe­ranza e senza amore. Amen.

Vivere la Parola

Presterò molta attenzione questa settimana alla Parola di Dio, ascoltata nella celebrazione Eucaristica e meditata personalmente, facendo in modo che illumini la mia vita, mi suggerisca le scelte da compiere, gli atteggiamenti da assumere.


Martedì – 19 marzo 2013 S. Giuseppe, sposo B. V. Maria (s)

2Sam 7,4-5.12-14.16; Sal88; Rm 4,13.16-18.22; Lc 2,41-52 - Tu sei fedele, Signore, alle tue promesse

Misura

Eccoci, Signore, pronti per il rinnovamento! Eccoci, noi umani tratti dalla polvere! Eccoci, con tante debolezze, con tante cadute, con tanti tentavi per rialzarci: i nostri, Signore! Vieni con noi, Signore, senza di te ci manca il respiro. Vieni con noi a eliminare le scorie e i peccati che, con il loro sudicio strato, ricoprono la bellezza che tu hai impresso nel nostro essere e nella nostra terra. Vieni con il tuo Spirito e sia egli a plasmarci a misura del tuo vangelo! Allora, sollevati dalla tua grazia, arriveremo, con tutti i fratelli, a modellare il nostro essere e la nostra terra secondo le misure divine che hai inscritto in noi fin dall'inizio!

41 I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. 42 Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l'usanza; 43 ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. 44 Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45 non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. 46 Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. 47 E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 48 Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». 49 Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». 50 Ma essi non compresero le sue parole.51 Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. 52 E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Medita

Sposo di colei che sarebbe stata Madre del Verbo fatto carne, Giuseppe è stato prescelto come “guardiano della parola”. Eppure non ci è giunta nessuna sua parola: ha servito in silenzio, obbedendo al Verbo, a lui rivelato dagli angeli in sogno, e, in seguito, nella realtà, dalle parole e dalla vita stessa di Gesù. Anche il suo consenso, come quello di Maria, esigeva una totale sottomissione dello spirito e della volontà. Giuseppe ha creduto a quello che Dio ha detto; ha fatto quello che Dio ha detto. La sua vocazione è stata di dare a Gesù tutto ciò che può dare un padre umano: l’amore, la protezione, il nome, una casa.

La sua obbedienza a Dio comprendeva l’obbedienza all’autorità legale. E fu proprio essa a far sì che andasse con la giovane sposa a Betlemme e a determinare, quindi, il luogo dell’Incarnazione. Dio fatto uomo fu iscritto sul registro del censimento, voluto da Cesare Augusto, come figlio di Giuseppe. Più tardi, la gioia di ritrovare Gesù nel Tempio in Giuseppe fu diminuita dal suo rendersi conto che il Bambino doveva compiere una missione per il suo vero Padre: egli era soltanto il padre adottivo. Ma, accettando la volontà del Padre, Giuseppe diventò più simile al Padre, e Dio, il Figlio, gli fu sottomesso. Il Verbo, con lui al momento della sua morte, donò la vita per Giuseppe e per tutta l’umanità. La vita di Giuseppe fu offerta al Verbo, mentre la sola parola che egli affida a noi è la sua vita.

Prega

Caro san Giuseppe, sii per noi un padre. Proteggi la nostra santa madre Chiesa, il corpo di Cristo, come un tempo hai protetto la santa Madre di Dio e il suo Figlio divino. Sostienici in tutte le prove con le tue preghiere. Per i meriti che ti sei guadagnato prendendoti cura, in Egitto, di Maria e di suo Figlio, intercedi per tutti i rifugiati di oggi, che sono stati banditi dalla loro terra natale. Durante il nostro esilio spirituale, mantieni il nostro cuore nella gioia; aiutaci a fare la volontà di Dio e ad accettare il suo insegnamento, facendo tacere, con spirito sottomesso, la nostra volontà, fino alla nostra ultima ora. Caro padre, rimani al nostro fianco fino alla fine (che è una rinascita); implora per noi il dono della perseveranza finale, perché, una volta pagato il debito dei nostri peccati, possiamo (in compagnia della Madonna e di te stesso, con gli angeli e con i santi) condividere eternamente la gloria del tuo figlio adottivo che, dopo la sua morte sulla croce e la sua discesa agli inferi, ha voluto farti uscire dal limbo e dalla dimora di schiavitù.

Vivere la Parola

Nella preghiera oggi esaminerò con il Signore il mio atteggiamento di fronte alla sua Parola, per verificare quanto tempo le dedico, come la ascolto, con quale impegno la metto in pratica.



Mercoledì – 20 marzo 2013 - Dn 3,14-20.46-50.91-92.95; Cant. Dn 3; Gv 8,31-42

A te la lode e la gloria nei secoli

Liberazione

Il tuo vangelo ci libera dalla dipendenza del denaro che ci soggioga dal momento che gli apriamo la porta del nostro interesse! Il tuo vangelo libera in noi il desiderio di vivere alleggeriti e distaccati, colmandoci della felicità che viene dalla presenza di Dio e dalla presenza del prossimo. Il tuo vangelo ci libera dalla prigionia dell'egoismo che ci stringe e ci imprigiona nella pastoia dolciastra dei nostri piaceri e del nostro benessere. Il tuo vangelo libera in noi la potenza di allargare, gratuitamente e generosamente, i nostri cuori e le nostre mani per la condivisione. Che il tuo vangelo, Signore, sia la nostra libertà e liberi in noi la piena misura della nostra umanità!

31 Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; 32 conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». 33 Gli risposero: «Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?». 34 Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35 Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; 36 se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. 37 So che siete discendenza di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova posto in voi. 38 Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro!». 39 Gli risposero: «Il nostro padre è Abramo». Rispose Gesù: «Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo! 40 Ora invece cercate di uccidere me, che vi ho detto la verità udita da Dio; questo, Abramo non l'ha fatto. 41 Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero: «Noi non siamo nati da prostituzione, noi abbiamo un solo Padre, Dio!». 42 Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato.

Medita

Essere libero o essere schiavo del peccato, ecco il dilemma che ogni uomo deve affrontare. Essere libero significa appartenere completamente a Dio, fare la sua volontà, poiché egli desidera la nostra salvezza. Essere libero compiendo il bene è fare piacere a Dio. Al contrario, essere schiavo significa andare per la propria strada, essere signori di se stessi. Impariamo a perseverare nell’insegnamento di Cristo. Perseverare significa perdurare sempre, costantemente. Perseverare significa credere anche a scapito della logica umana e delle convinzioni universali. Ciò significa avere il coraggio di dare fiducia a Gesù, rimanere sempre nella casa del Padre. Abramo ha mostrato di avere del tutto fiducia in Dio. La patria, verso la quale per tutta la vita non ha smesso di incamminarsi, è Dio. Se fossimo davvero figli di Abramo, le nostre vite prenderebbero un’altra piega. Il Figlio di Dio è venuto sulla terra per cercare e per salvare ciò che era perduto. Se il Figlio vi libera, sarete davvero liberi. Il tempo di Quaresima ha questo senso: con l’ascolto della parola divina e con le azioni dettate da una fede profonda noi vogliamo ottenere la liberazione operata per noi da Gesù Cristo. Essere un discendente di Abramo non ha un significato carnale, ma spirituale: continuare lo spirito del patriarca, cioè avere una fede sempre più forte. Nella fede Abramo ha obbedito all’appello di Dio e si è recato nella terra di cui doveva entrare in possesso. Prima di arrivare alla terra promessa ha peregrinato molto, aspettando la costruzione, su solide fondamenta, della città il cui architetto e costruttore sarebbe stato Dio stesso. E noi siamo capaci di camminare fino alla città costruita da Dio?

Prega

Dio onnipotente, concedici una fede salda come quella di Abramo. Oggi, vogliamo perseverare nel tuo insegnamento per diventare tuoi veri discepoli. Non vogliamo essere schiavi del peccato. Guidaci, o Signore, alla casa del Padre, dove nella libertà ti ameremo per sempre.

Vivere la Parola

Gesù ha saputo crearsi spazi di preghiera e di meditazione personale. Se questi spazi nella mia vita mancano, è giunto il momento di crearli.



Giovedì – 21 marzo 2013 - Gen 17,3-9; Sal 104; Gv 8,51-59 - Il Signore è fedele per sempre

Popolo unico

Disseminati sulla superficie della terra, siamo, tutti, Signore, figli prediletti della tua eterna tenerezza. Dalle steppe e dalle città, dalla tundra e dalle montagne, dalle pianure e dalle vaste solitudini, dal gelo e dal sole di ieri, di oggi e dei secoli futuri, siamo, tutti, l'unico popolo della tua benevolenza, del tuo favore, della tua scelta, della tua tenerezza, il popolo che tu ami! Poco importa, Signore, se il tuo popolo disperso sulla superficie della terra, ti cerca e ti prega e dice il suo attaccamento con parole e canti e gesti diversi e comportamenti inconsueti! Poco importa se le religioni lo separano e lo frammentano: esso rimane il tuo popolo unico da te radunato nel tuo unico amore e a cui tu metti al dito l'anello della tua alleanza!

51 In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte». 52 Gli dissero i Giudei: «Ora sappiamo che hai un demonio. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: "Chi osserva la mia parola non conoscerà mai la morte". 53 Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?». 54 Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: "E' nostro Dio!", 55 e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola. 56 Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò». 57 Gli dissero allora i Giudei: «Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?». 58 Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». 59 Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Medita

Per non morire, basta osservare l’insegnamento di Gesù, osservarlo per intero. Eppure quante volte per far bella figura ci scusiamo, davanti all’opinione pubblica e davanti a noi stessi, dicendo che rispettiamo quest’insegnamento, ma in parte! Facendo ciò, non conosciamo Dio, perché non consideriamo le sue esigenze. Il Nuovo Testamento è il complemento e, insieme, il compimento dell’insegnamento dell’Antica Alleanza. Non possiamo capire del tutto l’Antico Testamento se non lo leggiamo con il Nuovo Testamento come un tutto. Ma il Nuovo Testamento non sarà comprensibile in tutte le sue implicazioni se lo leggiamo separatamente. Gesù ricorda oggi l’unità dei due Testamenti. Gli interlocutori di Gesù non vogliono prendere atto di ciò. Ne hanno semplificato la prospettiva, e si sono trovati in errore. Abramo ne possedeva invece la prospettiva globale, perché, grazie alla sua fede, guardava verso l’avvenire, verso il Messia. Gesù è il Messia promesso, atteso, colui che salverà Israele, ma gli Ebrei non ci credono. Si ostinano a guardare soltanto alla vita terrena, nel suo circolo chiuso che va dalla nascita alla morte, mentre la vita eterna, di cui parla Gesù, comincia con la nascita nell’acqua e nello spirito ed è infinita. Per giungere a questa vita eterna, bisogna osservare per intero l’insegnamento di Gesù.

Prega

Infondi in noi, Signore, lo Spirito Santo perché sappiamo scoprire le Sacre Scritture e vivere ogni giorno secondo questo spirito. Permettici, Signore, di vedere tutta la prospettiva di salvezza che tu ci mostri dai tempi della creazione dell’uomo, perché possiamo giungere alla tua dimora senza l’ombra di un dubbio.

Vivere la Parola

Per rilanciare la mia fede oggi rifletterò sugli ostacoli che incontro; farò soprattutto emergere le situazioni in cui cerco la mia gloria, il mio interesse e non la gloria, l’interesse del Signore. Presenterò poi il risultato della mia “indagine” al Signore.



Venerdì – 22 marzo 2013 - Ger 20,10-13; Sal 17; Gv 10,31-42 - Nell'angoscia t'invoco: sàlvami, Signore

Irriducibilmente

Ascolterai, Signore, il grido che sale dalla nostra angoscia? Siamo sottoposti alle convulsioni della guerra e delle abominazioni. Siamo induriti sotto i colpi della fame e dell'abbandono. Siamo ingabbiati nella colpevolezza del male che abbiamo compiuto. Siamo considerati meno di niente dietro le sbarre delle nostre prigioni. Siamo crocifissi nel letto delle nostre sofferenze! Piangiamo notte e giorno perché siamo soli, perché non c'è più amore, perché la morte ha esteso il suo deserto. Siamo caduti nel fallimento, una volta, due volte, senza fermarci, e siamo stanchi di sfiorare, sempre, il risultato! Gridiamo, preghiamo, Signore, non dimenticarci! Irriducibilmente ti restiamo aggrappati perché, ci crediamo con tutto il nostro essere, siamo nati dal tuo amore, la tua tenerezza irriga la nostra vita e scorre nel nostro sangue!

31 I Giudei portarono di nuovo delle pietre per lapidarlo. 32 Gesù rispose loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?». 33 Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». 34 Rispose loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? 35 Ora, se essa ha chiamato dei coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata), 36 a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? 37 Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; 38 ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre». 39 Cercavano allora di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani. 40 Ritornò quindi al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui si fermò. 41 Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha fatto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». 42 E in quel luogo molti credettero in lui.

Medita

Una volta ancora Gesù sta per essere lapidato, e le parole che scambia con i suoi persecutori mettono in rilievo il vero motivo del suo martirio ormai prossimo. Gesù non è stato condannato a morte, come Giovanni Battista, perché predicava la giustizia e nemmeno perché i suoi miracoli preoccupavano i potenti, ma piuttosto perché si dichiarava Figlio di Dio e, per la legge di Mosè, una simile affermazione meritava la morte. Durante tutta la vita, egli ha voluto conoscere nella sua sensibilità ardente questa sofferenza di essere rifiutato perché era Figlio del Padre, mentre il suo solo desiderio era di donarci suo Padre.

Alcuni l’hanno riconosciuto e sono venuti a lui. Sono quelli che, attraverso la sua parola dolce e pacata, ma affilata come una spada, attraverso le sue opere di misericordia, i miracoli, le risurrezioni che manifestavano la gloria di Dio, oppure attraverso la testimonianza del suo precursore, hanno percepito lo Spirito del Padre che li toccava nel più profondo del loro cuore e sono stati abbastanza umili, abbastanza poveri per aprirsi all’adorazione.

Allora costoro sono stati rinsaldati nella fede e hanno riconosciuto che Gesù è nel Padre e che il Padre è in lui. In questi ultimi giorni prima della Passione, la Chiesa ci spinge ad attaccarci, con una fede amorosa e piena, a “colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo”.

Prega

Noi crediamo in te, Signore Gesù, che sei venuto dal Padre per mostrarci il suo amore. Dio ha tanto amato il mondo che ha mandato il suo unico Figlio a salvarlo. Gesù, noi crediamo che tutto quello che tu hai fatto e detto aveva per scopo la nostra salvezza. Padre, sii onorato per l’opera di tuo Figlio che ci fai conoscere per mezzo dello Spirito Santo.

Vivere la Parola

Entro in una chiesa e mi siedo davanti al crocifisso. Lo contemplo in silenzio. Se posso condivido poi questa esperienza con la famiglia o con altre persone.



Sabato – 23 marzo 2013 - Ez 37,21-28; Cant. Ger 31; Gv 11,45-56 - Il Signore raduna il suo popolo

Gesù

Gesù è il nostro pane che nutre il desiderio della terra. Gesù è la nostra sorgente che soddisfa le nostre fami e le nostre seti. Gesù è la nostra luce che avanza fin nel profondo dei nostri vicoli ciechi. Gesù è la nostra porta aperta sulle braccia spalancate del Padre che è nei cieli. Gesù è il nostro pastore che ci raduna dal nostro peregrinare. Gesù è la nostra strada tracciata fino alla pienezza dell'amore. Gesù è nostro fratello che rimane con noi attraverso i nostri tramonti fino al sole del mattino. Gesù è nostro Dio e noi crediamo in Lui!

45 Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui. 46 Ma alcuni andarono dai farisei e riferirono loro quel che Gesù aveva fatto. 47 Allora i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dicevano: «Che facciamo? Quest'uomo compie molti segni. 48 Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione». 49 Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno, disse loro: «Voi non capite nulla 50 e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera». 51 Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione 52 e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. 53 Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo. 54 Gesù pertanto non si faceva più vedere in pubblico tra i Giudei; egli si ritirò di là nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim, dove si trattenne con i suoi discepoli. 55 Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione andarono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. 56 Essi cercavano Gesù e stando nel tempio dicevano tra di loro: «Che ve ne pare? Non verrà egli alla festa?».

Medita

I sommi sacerdoti e i farisei diedero l’ordine di arrestare Gesù. Erano molto invidiosi, in seguito a tutto quello che era successo a partire dalla risurrezione di Lazzaro. Troppe persone avevano creduto e avevano seguito Gesù. Il sommo sacerdote “profetizzò” che la morte di un solo uomo era preferibile alla schiavitù dell’intero popolo, deportato a Roma. In realtà non era ancora giunto il tempo in cui i Romani avrebbero temuto qualcosa da parte degli Ebrei, come testimonia il processo di Gesù: il procuratore della Giudea diede poca importanza al fatto che Gesù si proclamasse re dei Giudei. Ordinò anche di preparare un cartello con questa iscrizione: “Re dei Giudei”. Ma, trent’anni dopo, la “profezia” di Caifa avrebbe avuto un senso molto reale, quando i Romani sarebbero giunti a disperdere l’intero popolo e a distruggere il tempio.

Ma Gesù non era un pericolo! Egli muore per il suo popolo, per riunire in un solo corpo i figli di Dio che erano dispersi. Prima della morte, Gesù prega il Padre suo, perché tutti possano essere “uno” come lui con il Padre. Molte persone cercarono Gesù nel momento dei preparativi della Pasqua. Molti chiesero: “Non verrà egli alla festa?”. Certamente Gesù verrà per la festa pasquale, perché, senza di lui, essa non avrebbe un senso molto profondo. Allo stesso modo, nella nostra vita, una Pasqua senza Cristo non ha senso. Oggi dobbiamo porci la stessa domanda dei sommi sacerdoti e dei farisei: “Che facciamo? Quest’uomo compie molti segni”. E noi che cosa vogliamo fare di Cristo nella nostra vita?

Prega

Signore Gesù, rafforza la nostra fede, nel momento in cui entriamo con te nel mistero pasquale. Fa’ che non ci scandalizziamo della croce. Tutti i nostri sforzi mirino alla stessa direzione, perché i figli di Dio siano riuniti. Signore, concedici questa grazia, affinché possiamo invitarti, con cuore accogliente, a vivere con noi la festa della risurrezione.

Vivere la Parola

Domani, Domenica delle palme, Gesù entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione. Inizia la Settimana santa che ci condurrà alla Pasqua del Signore, alla quale ci stiamo preparando con la preghiera, con la penitenza e con le opere di carità fin dall’inizio della Quaresima. Chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce, per essere partecipi della sua risurrezione. Mi impegno a vivere la Settimana santa nell'at­teggiamento del servizio e della disponibilità gratuita, sull'esempio di Gesù crocifisso. Per essere in grado di mantenere questo impegno,

parteciperò con grande raccoglimento e fede alla liturgia della Domenica del­le palme e del Triduo sacro.









Buona Settimana Santa

La contemplazione dell’amore di Dio

faccia “nuova” la nostra vita.

Cammino di preghiera

Dacci oggi il nostro pane quotidiano”



Proponi ai tuoi conoscenti questa iniziativa.

Partecipiamo tutti a diffondere la Parola di Dio.


Gesù disse loro:

Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura

(Mc 16,15)



E’ possibile scaricare “cammino di preghiera” da INTERNET, al seguente indirizzo:

http://www.qumran2.net/indice.pax?id=113&area=preghiera&sottoarea=cammino