Parrocchia Matrice “San Nicola”

VENERDI SANTO 2009 – PREGHIERA DI MEDITAZIONE AL CALVARIO

IL TUO DIGIUNO DIVENTI CARITA’



Dalle sue piaghe siamo stati guariti”



CANTO: NULLA TI TURBI

Nulla ti turbi, nulla ti spaventi,
chi ha Dio, nulla gli manca.
Nulla ti turbi, nulla ti spaventi,
solo Dio basta.

Io ti voglio lodare, mio Dio,
perché eterno è il tuo amore.
Rivestito di gloria e splendore,
come in un manto sei avvolto di luce.

Sono grandi su tutta la terra
le tue opere, o Signore.
Con sapienza hai creato l’universo:
tutto ci parla di Te, o Creatore.

Se tu apri la mano, Signore,
ogni bene tu doni ai viventi.
Manda il tuo Spirito e sono creati
e rinnovi tutta la terra.

A Te voglio cantare, Signore,
voglio lodarti finché esisto.
Ti sia gradito, Signore, il mio canto,
la mia gioia in te io pongo.

Accoglienza del celebrante

Cristo, Servo di Dio (Fil 2, 6-11)

«Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;

ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.

Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra;e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre».

Gloria al Padre…

Dagli scritti di San’Ambrogio Vescovo


Cristo ha preso la mia tristezza: non ho paura a parlare di tristezza,poiché predico la croce. Mia è la tristezza che egli ha provato:nessuno esulta nell’imminenza della morte. Per me patisce,per me è triste,per me soffre. Per me e in me ha sofferto,lui che per sé non aveva ragione di soffrire. Tu soffri, dunque, Signore Gesù, non per le tue, ma per le mie ferite; non per la tua morte, ma per la nostra infermità, secondo la voce del profeta:n« Soffre per noi ».

Tu soffri Signore, per le mie ferite. Il Salvatore per me si è rattristato e sperimenta il tedio della mia infermità. Egli ha preso su di sé la mia amarezza, per donarmi la sua gioia; è disceso sui nostri passi sino all’affanno della morte, per farci risalire sui suoi passi sino alla vita. Come ti potremmo imitare, Signore Gesù, se non ti seguissimo come uomo, se non ti sapessimo morto, se non avessimo veduto le tue piaghe? Egli « porta i nostri peccati e soffre per noi »: Tu, dunque, Signore, soffri, non per le tue, ma per le mie ferite, non per la tua morte, ma per la nostra debolezza. Tu soffrivi non per te, ma per me:sì, hai conosciuto la debolezza, ma fu a motivo delle nostre colpe.



Canto : IL TUO VOLTO NOI CERCHIAMO

Il tuo volto noi cerchiamo

camminando sulla terra,

ogni uomo che incontriamo

ti somiglia, o Signor.


Nel deserto camminava

il tuo popolo, Signor;

assetato d'acqua e ombra

tutto insieme a te gridò.


E un giorno sei apparso

con un volto come noi

e hai pianto, hai sorriso,

vero uomo sei, Signor.


Dal tuo volto a noi traspare

l'infinito che tu sei;

ogni volto di un fratello

è un frammento del tuo amor.


Ti vedremo a faccia a faccia

come sei tu, o Signor;

questo è il senso della vita,

il vederti come sei.


Siamo oggi la tua Chiesa,

la tua tenda è in mezzo a noi;

il tuo pane ti rivela,

la Parola parla te.


Dalla prima lettera di Pietro (2,19-25 )

E' una grazia per chi conosce Dio subire afflizioni, soffrendo ingiustamente; che gloria sarebbe infatti sopportare il castigo se avete mancato? Ma se facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, poiché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca, oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia;dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime.

riflessione personale…

Dagli Scritti del Card. Dionigi Tettamanzi

La lettera di Pietro è stata scritta a Roma, anche questo è un particolare significativo, perché questa città è il luogo dove l'apostolo ha subito il martirio, qui vi ha portato a compimento la sua imitazione di Cristo, condividendo in modo singolare la Sua passione e la Sua morte in Croce. Scopo ancora della lettera è di consolare e di incoraggiare i cristiani nelle loro sofferenze, non tanto quelle fisiche, quanto quelle morali, soprattutto quelle legate alla coraggiosa professione di fede dei cristiani in un mondo pagano, che non lo vuole ricordare. "Anche nella persecuzione Dio sa infondere gioia", anzi una vera e propria beatitudine per chi soffre a causa di Cristo e del Suo Vangelo. "Voi siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po' afflitti da varie cose", perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, torni a vostra lode, gloria e onore nel giorno della manifestazione di Gesù Cristo.

I cristiani sono coloro che chiamati da Dio devono vivere una vita-santità, non dunque una vita grigia e senza significato, ma una vita audace, che ha il coraggio e l'ambizione, la fierezza e la gioia di tendere alla perfezione dell'amore. Ad immagine del Santo di chi vi ha chiamati, diventate santi anche voi sulla base della vostra condotta. Ora il comportamento morale dei cristiani è presentato in maniera più dettagliata in rapporto cioè ai diversi ambiti della vita di ogni giorno. Il brano, che commentiamo, parla in particolare dei cristiani di fronte ai padroni e Pietro precisa non solo quelli buoni e miti, ma anche difficili, intrattabili, con un'aggiunta che ci sconcerta, ma proprio per questo ci introduce nell'offerta compiuta da Cristo per amor nostro. Scrive Pietro:  "È una grazia per chi conosce Dio subire afflizione soffrendo ingiustamente". Che noia sarebbe, infatti, sopportare il castigo se avete mancato, ma se facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza ciò sarà gradito davanti a Dio.

" Pietro nella Sua lettera ricorre in particolare alla guarigione:  sì siamo tutti malati, sì tutti abbiamo bisogno di guarire. Scrive ancora Pietro:  "Dalle Sue piaghe siamo stati guariti", questa è la chiave integrativa della salvezza. Ancor più interessante nella parola di Pietro l'antitesi irriducibile fra la piaga e la guarigione. È dalla piaga, dunque dalla sofferenza e dalla morte di Cristo, che scaturisce la guarigione, ossia la salvezza, il ripristino dell'autentica salute totale dell'uomo. Questa antitesi, piaga, guarigione, trova il suo vertice nel rapporto morte-vita, nel senso che la morte di Cristo è la sorgente della vita nuova ed eterna.

Se potessimo ascoltare l'invito così dolce e penetrante, così coinvolgente del Signore Gesù, come spesso ci rivolge nel Vangelo di Giovanni:  "Rimanete nel mio amore, come io rimango nell'amore del Padre mio". Siamo chiamati a coltivare non un qualsiasi rapporto con Dio e con Cristo, ma a rivivere la stessa intimità di vita, che il Figlio vive col Padre. Come non avvertire, allora, nella tristezza morale la nostra superficialità spirituale la nostra fragilità nel nostro rapporto con il Signore, dalle quali abbiamo bisogno di essere guariti, sì guariti dalle tue piaghe Signore, dalle piaghe del tuo amore, dalla tua intimità con il Padre. Infine la salvezza è tornare a Cristo, il pastore che raduna le pecore disperse formando un solo unico gregge. 

Il peccato è dispersione, come dice un grande teologo e santo, Tommaso D'Aquino. Il peccato è una divisione interna che si produce dentro il proprio io, ma che poi si esprime con tutta una serie di divisioni nei riguardi di Dio, nei riguardi degli altri, nel riguardo del mondo delle cose. La grazia, che ci salva, invece, è comunione, è ricostruzione dell'unità. Gesù muore sulla Croce, scrive Giovanni, per radunare i figli di Dio, che erano dispersi, e Paolo lo dirà continuamente. Gesù Redentore è solo Lui il principio della forza, della comunione, dell'unità, presenti nella storia. Sulla Croce Egli ricostruisce l'alleanza, dà origine alla nuova ed eterna alleanza, non solo nella comunione dell'uomo con Dio, ma anche nella comunione degli uomini fra loro.

La logica della salvezza e, dunque, la logica della comunione e dell'unità, è una logica, che è frutto dello Spirito Santo, Lui che è il vincolo dentro la comunità originaria, vincolo che si specchia e che si fa concreto nella storia, nella comunione e nell'unità della Chiesa. Questa logica è anche affidata a noi, alla nostra libertà, che viene sfidata dallo Spirito Santo, che ci stimola e che ci sostiene a vincere, nonostante le difficoltà, tutte le diverse forme di frantumazione, di divisione, di opposizione e di conflitto, come pure tutte le piccole forme di chiusura e di autosufficienza. 

Di nuovo, carissimi giovani, sentiamo tutti il bisogno di essere guariti per queste pesantezze di egoismo, di individualismo e di conflitto, che abitano nel nostro cuore, nelle nostre comunità. Sono sempre solo le tue piaghe, o Signore, che dicono il tuo amore e che tu hai donato sulla Croce per operare la riconciliazione, la comunione, l'unità e la pace. Queste piaghe, però, non appartengono solo al tuo corpo mistico, ma appartengono anche al tuo corpo fisico, alla tua Chiesa e, dunque, a noi come comunità cristiana. 

Meditazione del celebrante

Preghiera di affidamento.


Padre di bontà e di amore, ti benedico, ti lodo e ti ringrazio

perché per amore ci hai dato Gesù.

Grazie padre perché alla luce dello tuo Spirito

Comprendiamo che Lui è la luce la verità

Il buon Pastore, che è venuto per che abbiamo la vita in abbondanza.

Oggi Padre ti voglio presentare questi tuoi figli

Tu li conosci ciascuno per nome

hai scritto il loro nome sul palmo della Tua mano.

Sono qui dinanzi a te, poni i tuoi occhi di Padre amoroso sulla loro storia.

Tu conosci il loro cuore e le ferite della loro vita .

Signore Gesù, nostro Salvatore, accosta ciascuno di loro alle tue ferite,

dalla quale noi siamo stati guariti, dona la pace.

Tu conosci tutto quello che dovevano fare e non l’hanno fatto.

Di ciascuno tu conosci i limiti, gli errori, i peccati.

Conosci i complessi e i traumi delle loro vita, tu conosci il male che hanno subito

Ti preghiamo o Padre di effondere il tuo Spirito sopra ognuno di loro

Perché il calore del tuo amore salvifico penetri nel più intimo del loro cuore .

Tu che sani i cuori affranti e fasci le loro ferite

guarisci la tua Chiesa.


Cambia il cuore di questi tuoi figli e donagli un cuore generoso

Un cuore affabile pieno di bontà, un cuore nuovo.

Fa spuntare, Signore, in ciascuno di loro i frutti della tua presenza.

Donagli i frutti del tuo Spirito che sono amore, pace, gioia,

che scenda su ciascuno lo Spirito delle Beatitudini,

affinché possano gustare e cercare Dio ogni giorno,

vivendo senza complesso e traumi

insieme alla propria famiglia, ai fratelli, nella comunità dei credenti.


Grazie o Signore

per quanto stai compiendo nella vita di ciascuno

ti rendo grazie con tutto il cuore

perché spezzi le nostre catene e ci dai libertà.

Nel nome di Gesù

Ti ringraziamo Signore per la fede ,

per l’amore che hai messo nei nostri cuori

come sei grande, Signore!

Che tu sia benedetto e lodato, Signore.


Conclusione

Preghiera di S. Francesco davanti al Crocifisso

Alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre del cuore mio.
Dammi fede dritta, speranza certa,
carità perfetta, umiltà profonda,
senno e discernimento:
che io serva ai tuoi comandamenti. Amen.

Canto: NOSTRA GLORIA E’ LA CROCE

Nostra gloria è la Croce di Cristo,in lei la vittoria.

Il Signore è la nostra salvezza, la vita la Risurrezione.


Non c'è amore più grande

di chi dona la sua vita.

O Croce tu doni la vita

e splendi di gloria immortale.




O Albero della vita

che ti innalzi come vessillo,

tu guidaci verso la meta,

o segno potente di grazia.


Ti insegni ogni sapienza

e confondi ogni stoltezza;


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Ogni volta che avete fatto queste cose

a uno solo di questi miei fratelli più

piccoli, l’avete fatto a me”

(Mt 25,40)



IL TUO DIGIUNO DIVENTI CARITA’!

Le offerte raccolte in questa mattinata, saranno devolute per provvedere alle necessità sempre più urgenti dei tanti fratelli che vertono in difficili situazioni economiche, attraverso la Caritas della Parrocchia San Nicola, una parte sarà devoluta presso le missioni di don Vito Cicoria (missionario fidei donum in Etiopia) e Padre Mimmo Pietanza (missionario comboniano molese in Bangladesh).



GRAZIE PER IL TUO CONTRIBUTO!

Caritas Parrocchia “San Nicola”

Gruppo Missionario “don Franco Ricci”

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